Lettere

Giustizia a due velocità

Lettera aperta di Marinella Colombo al Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e ai Ministri della Giustizia e dell'Interno, Andrea Orlando e Marco Minniti

Milano, 31 marzo 2017

Egr. Ministri,
Mi rivolgo a voi con una lettera aperta perché ciò che mi tocca personalmente riguarda ormai migliaia e migliaia di miei connazionali che, per i motivi più diversi, hanno sperimentato cosa significa doversi confrontare con le istituzioni europee e più precisamente con quelle italiane sottomesse e conniventi con quelle tedesche.
Le amministrazioni tedesche emettono decreti provatamente discriminatori nei confronti dei cittadini italiani, poi li inviano in Italia chiedendone l’esecuzione che, in forza dei regolamenti europei, l’Italia esegue senza più alcuna possibilità di verifica. Ma per quelle persone che come me si battono da anni e riescono con successo (agendo veramente in rete con i nostri servizi locali e consolari) a tutelare i propri concittadini, soprattutto minori, l’Italia riserva un trattamento particolare: inasprisce le discriminazioni iniziate in Germania, facendole proprie ed ampliandole. Utilizzando in pratica, nei confronti dei suoi concittadini, una giustizia a due velocità, rapidissima nell’attaccare, lentissima nel tutelare.
Cercherò di riassumere il più possibile i fatti: nel 2008 sono tornata in Italia dalla Germania con i miei figli in tutta legalità, ma sulla scorta di una traduzione falsificata (falsificazione accertata dalla Procura della Repubblica) i miei figli sono stati immediatamente prelevati a scuola e rimpatriati (tra l’altro infrangendo anche un accordo firmato davanti l’allora vice questore di Milano). La Suprema Corte di Cassazione ha cassato il decreto con rinvio. Sono andata in Germania e da lì sono ripartita con i miei figli. Come ben saprete la decisione della Cassazione cassa il decreto ma non l’ordine di rimpatrio pertanto, in attesa della riapertura del procedimento di primo grado, non ho potuto rientrare a Milano. Sono stata ritenuta responsabile di questo vuoto legislativo e condannata a risarcire 50.000 €. Nel tempo necessario ad ottenere la decisione della Cassazione (più di un anno), in Germania mi avevano tolto ogni diritto, forti del fatto che proprio il mio paese aveva rimandato in Germania due suoi cittadini minorenni, i miei figli. In Germania hanno utilizzato questo lasso di tempo per pronunciare il divorzio e assegnare al mio ex-marito anche la mia pensione, se mai ne avrò una. Hanno anche deciso che, pur avendo perso il mio impiego a causa di questa vicenda, io debba pagare quasi 1.000 € al mese di mantenimento. Hanno già fatto pignorare l’appartamento in cui abito, acquistato 12 anni prima di sposarmi, unico bene che mi è rimasto. I miei risparmi, pur non essendo provento di reato, ma appunto risparmi, sono stati confiscati dal tribunale di Milano. Caso mai tutto questo non fosse bastato, la Corte d’Appello di Milano mi ha anche condannato per maltrattamenti: era pacifico che io non abbia mai maltratto i miei figli né li abbia spinti a fare ciò che non volevano, quindi hanno risolto in questo modo: la parte tedesca ha presentato nel 2011 una dichiarazione di uno psicologo tedesco dello Jugendamt (Amministrazione per la gioventù tedesca, per la quale lavora il mio ex-cognato) che affermava che tra me ed i mie figli ci fosse una relazione simbiotica e che quindi il loro assenso dovesse essere considerato un dissenso. Ad una lettura delle date sarebbe stato facile capire che questo psicologo, che scrive nel 2011, non mi ha mai visto con i miei figli, poiché dal 2008 io non posso tornare in Germania. Non serve essere uno psicologo per confrontare le date…non solo questo non è stato considerato, ma una delle giudici che ha sentenziato la condanna, seduta in aula di fronte a me, dormiva durante l’arringa del mio avvocato. Questo non rafforza la fiducia nelle istituzioni.
Ho scontato la mia pena in carcere e ai domiciliari, ma per questi 6 mesi aggiuntivi per maltrattamenti aspetto da oltre due anni che mi venga assegnata una misura alternativa. In attesa, mi è stato imposto il divieto di espatrio, sulla base di una legge emanata prima dell’istituzione dello spazio Schengen che non differenzia l’uso del passaporto da quello della carta d’identità. Mi risulta che io debba attendere questa decisone per almeno altri due anni, trovandomi dunque a scontare una pena aggiuntiva di almeno 4 anni, “autoprodottasi” e che inoltre mi impedisce di lavorare, essendo il mio ambito quello dell’import/export e del commercio estero.
Si potrebbe essere tentati dall’affermare che i tempi della giustizia sono lunghi, ma vi assicuro che non è così: ogni mia richiesta è stata prontamente rigettata, con un’efficienza invidiabile. Citerò solo l’ultimo esempio in ordine di tempo: se non voglio diventare una senzatetto per via della vendita del mio appartamento pignorato, devo pagare ogni mese al mio ex-marito 2.060 € (il fatto che io sia disoccupata pare non avere alcun peso); ho chiesto la sospensione di questo provvedimento in attesa che si pronunci il tribunale del riesame da me adito, ma è bastato un solo ed unico giorno per rigettare la mia istanza, motivata dal fatto che il tribunale del riesame non si è ancora pronunciato, quest’ultimo ovviamente ha ben altri tempi tecnici e so che dovrò aspettare ancora molti mesi. Nel frattempo non so come pagare i 2.060 € mensili e, una volta venduto il mio appartamento, in aggiunta alla deportazione che hanno subìto i miei figli, non ci sarà più nessuna possibilità di rimediare a tutto questo male, esattamente così come la sentenza positiva di Cassazione non ha rimediato al male fatto dal Tribunale per i minorenni.
Sorvolo sul fatto che, in completo dispregio di altisonanti dichiarazioni a favore dell’interesse del minore, non ho visto i miei figli per sei anni, neppure un solo giorno e che per vederli, appunto un giorno, l’anno scorso il mio ex-marito mi ha chiesto 2.000 €. E’ stato aperto un fascicolo per estorsione, ma non meravigliatevi se vi confesso che le mie aspettative di giustizia sono estremamente ridotte.
In sintesi: i bambini vengono mandati in Germania con esecuzione immediata, mentre l’accertamento della Procura circa la falsificazione e il ricorso in cassazione con l’annullamento del decreto di rimpatrio (evidentemente sbagliato perché appunto cassato) durano anni. La Germania approfitta di questi anni per emettere in mia assenza ogni genere di decreto a mio sfavore, poi li manda in Italia per esecuzione e l’Italia, di nuovo rapidissima, esegue e mi condanna. Ogni mia lecita richiesta di giustizia, a rettifica dei danni causati da questa lentezza, deve attendere anni, mentre i tentativi di rendere lente anche le esecuzioni di ciò a cui non ci sarà poi più nessun rimedio sono rigettate nel lasso di tempo di un solo giorno.
E’ difficile spiegarsi perché l’Italia, così indulgente verso ogni genitore straniero (ogni straniero che porta i figli all’estero resta sempre impunito e i bambini non rientrano), si accanisca contro i propri concittadini, impedendo loro, non solo di crescere i propri figli, ma anche di lavorare e di avere un alloggio. 
La conseguenza è che i cittadini si sentano sempre più distanti dalle istituzioni che dovrebbero rappresentarli e rappresentare i loro interessi e non quelli di paesi stranieri.
E’ per abbattere queste distanze che vi chiedo di intervenire prontamente, affinché questi soprusi legalizzati abbiano fine. Non è ammissibile che essere cittadini italiani significhi essere privati dei propri figli, del proprio lavoro e del proprio tetto.
In attesa di urgente riscontro, resto a disposizione e porgo
Distinti saluti,

Marinella Colombo

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