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Riflessioni mentre si scambiano gli auguri per il nuovo anno

Hanno pianto poco, poi si sono abituati.
A tutto si abitua quel vigliacco che è l’uomo!

Fjodor M. Dostojevski
Di solito, per pura consuetudine, oppure perché si crede, alla vigilia e/o all’inizio del Nuovo Anno, si fanno degli auguri. La maggior parte delle persone augura agli altri, ma anche a se stessi, esprimendo desideri e propositi che portano al bene e al positivo.
Lo hanno fatto, senz’altro, anche gli albanesi. Chi scrive queste righe avrebbe vivamente voluto che finalmente gli albanesi avessero doverosamente e seriamente riflettuto prima di esprimere auguri e desideri. Anzi, egli avrebbe auspicato che essi avessero ricordato quanto fosse successo durante l’anno appena passato. Comprese anche le inevitabili e non gradite conseguenze di tutto ciò, che non sono state poche. Egli avrebbe auspicato, altresì, che gli albanesi avessero responsabilmente e con dovere civico pensato che cosa essi dovrebbero e devono fare, perché tutto ciò non accada più. Avrebbe auspicato, ma non è tanto convinto che lo abbiano fatto tutti. Egli si domanda cosa auspicano e chiedono veramente e sentitamente gli albanesi. Cosa possono, devono e cosa realmente faranno quest’anno gli albanesi?
Hanno augurato gli albanesi a se stessi e/o agli altri un Nuovo Anno ancora pieno di cannabis, coltivata dappertutto? Oppure hanno finalmente capito che quel male bisogna sradicarlo prima possibile e definitivamente? A scapito di coloro, altolocati politicamente, che lo hanno scelto come strategia vincente.
Hanno augurato gli albanesi a se stessi e/o agli altri, che durante il Nuovo Anno continui e, peggio ancora, aumenti la corruzione? Oppure hanno finalmente capito che quella è una piaga che sta divorando sempre di più quel sano tessuto della società e come tale bisogna combatterla con determinazione e senza indugi?
Hanno augurato gli albanesi a se stessi e/o agli altri, che durante il Nuovo Anno continui e aumenti la criminalizzazione della politica e dell’amministrazione pubblica? Oppure si sono resi conto finalmente che da quella realtà si passa successivamente ad una peggiore? A quella di un regime, nel quale non si capisce bene chi governa veramente.
Hanno augurato gli albanesi a se stessi e/o agli altri, che durante il Nuovo Anno continuino o, peggio ancora, aumentino gli scandali governativi, più di quanto sia accaduto nell’anno appena passato? Oppure sono diventati finalmente consapevoli che coloro che dovrebbero gestire la cosa pubblica hanno consapevolmente abusato di essa? Hanno capito che questa è la ragione per la quale, essi sono diventati sempre più poveri e la povertà è più diffusa di un anno prima?
Hanno augurato gli albanesi a se stessi e/o agli altri, che durante il Nuovo Anno continuino a mentire loro e a deriderli con delle promesse mai mantenute, fatte da coloro che governano, primo ministro in testa? Oppure hanno finalmente tratto lezione dalla secolare saggezza popolare? Saggezza secondo quale se uno ti mente una volta è colpa sua, ma se ti mente per la seconda volta, allora diventa colpa tua.
Hanno augurato gli albanesi a se stessi e/o agli altri, che durante il Nuovo Anno continuino a sopportare il loro primo ministro, il quale l’unica cosa che sa fare bene è quella di truffare, raggirare e imbrogliare l’opinione pubblica e di offendere l’intelligenza dei cittadini? Oppure hanno finalmente capito che lo devono mettere con le spalle al muro e bandirlo definitivamente? Hanno finalmente capito gli albanesi la doppia personalità del loro primo ministro? Di colui che è arrogante e offensivo nei confronti dei deboli e di chi gli sta sotto, cioè essi stessi, ma che diventa docile e sottomesso davanti ai “grandi” e “potenti”, criminalità organizzata compresa!
Hanno augurato gli albanesi a se stessi e/o agli altri un Nuovo Anno durante il quale continui il sarcasmo ed il cinismo di coloro che governano, tramite la ben pensata e attuata strategia di “Panem et Circenses”? Ovviamente con sempre meno pane e sempre più false e illusorie immagini. Oppure si stanno rendendo consapevolmente conto che il loro benessere e la loro dignità deriva soltanto dal  lavoro onesto e non dalle messinscene luccicanti?
Hanno augurato gli albanesi a se stessi e/o agli altri un Nuovo Anno, durante il quale continui il preoccupante flusso migratorio dei loro parenti e/o connazionali verso altri paesi europei, spinti dalla povertà e dalla mancanza di speranza e prospettiva nel loro paese? Oppure hanno finalmente capito che bisogna far cambiare radicalmente, definitivamente e a loro favore la situazione a casa propria?
Hanno augurato gli albanesi a se stessi e/o agli altri un Nuovo Anno durante il quale l’opposizione politica continui a sembrare una “costola” del governo, condizionata da accordi occulti con il primo ministro? Oppure hanno capito che la grave realtà politica e sociale si affronta e si vince con responsabilità e devozione politica e civile, da una vera e convincente opposizione? Un’opposizione che fa quello che promette e che promette soltanto quello che può e che deve fare.
Hanno augurato gli albanesi a se stessi e/o agli altri un Nuovo Anno, durante il quale alcuni ambasciatori e/o alti rappresentanti delle istituzioni internazionali, soprattutto quelle dell’Unione europea, continuino a comportarsi come dei “governatori” e a “dettare irresponsabilmente legge”  in Albania? Oppure si sono resi conto finalmente che non dovranno permettere mai più che cose del genere accadano? Da chicchessia!

Cosa hanno pensato, riflettuto e augurato veramente gli albanesi, mentre si scambiavano gli auguri per il nuovo anno, lo sanno soltanto loro. Il tempo, come un vero gentiluomo, lo dimostrerà prima o poi. In attesa si possono fare soltanto degli auspici. Come l’auspicio che gli albanesi saranno capaci di prendere seriamente in mano la loro sorte e agire di conseguenza. Oppure l’auspicio di essere così maturi e responsabili da pretendere e ottenere quanto spetta loro. La vera libertà e la dignità umana per prime. E poi, perché no, l’auspicio che alcuni albanesi, certo non tutti, non siano affetti dalla sindrome di Stoccolma, fino ad arrivare ad una specie di intesa e solidarietà tra la vittima e l’oppressore. Per non confermare, perciò, quanto scriveva Dostojevski “Hanno pianto poco, poi si sono abituati. A tutto si abitua quel vigliacco che è l’uomo!”.

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