In attesa di Giustizia

In attesa di Giustizia: venenum in cauda

Lo scioglimento delle Camere non ha messo fine ad una legislazione volta a ridurre sistematicamente le garanzie processuali, sbilanciando il sistema sempre più a favore della parte inquirente. Infatti, trattandosi di decreto legislativo e – dunque – attività normativa attribuita al Governo, che permane in carica, è stata pubblicata in Gazzetta la nuova disciplina sulle intercettazioni telefoniche che mostra alcuni aspetti preoccupanti.

Vi è, innanzitutto, l’estensione di fatto a tutte le indagini e non solo a quelle sulla criminalità organizzata e terrorismo dell’impiego del c.d. captatore informatico, un virus inoculabile oltre che nei computer in qualsiasi telefono di ultima generazione che renderà ascoltabili persino le conversazioni tra indagato e difensore e poco importa che siano considerate inutilizzabili processualmente: è come chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati…
E’, poi, prevista espressamente la possibilità per i giornalisti di accedere al materiale investigativo, cioè a dire quello che non si è ancora sottoposto ad un confronto dialettico con le ragioni della difesa e che si presta – per la necessitata parzialità della pubblicazione – ad una lettura che, fuori contesto, può essere significativamente equivoca e distorta.
Ma non basta.  Sebbene recenti fatti di cronaca abbiano segnalato il rischio che il contenuto degli ascolti sia strumentalmente alterato dal personale addetto, la recente disciplina sottrae al P.M la facoltà di selezionare le intercettazioni ritenute utili alle indagini attribuendola alla Polizia Giudiziaria.
Quest’ultimo profilo, tra l’altro, comporta di fatto il vulnus di un principio fondamentale: la Costituzione, invero, dopo aver previsto che i giudici (deve intendersi giudici e pubblici ministeri) sono soggetti soltanto alla legge (art. 101) e che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere (art. 104) hanno anche declinato la regola per cui l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria (art. 109). Questo complesso comparto di garanzie è volto a scongiurare il rischio che la Magistratura risulti in qualsiasi modo subordinata al potere politico e, a tal fine, lo stesso braccio operativo del Pubblico Ministero viene posto in una condizione che impedisca il potenziale condizionamento da parte dell’Esecutivo.
Ora, questa relazione di dipendenza funzionale viene sostanzialmente ribaltata proprio in un ambito sensibile come quello della limitazione della libertà delle comunicazioni: ciò sebbene proprio il codice del processo penale del 1989 (che disciplina anche le intercettazioni e “subisce” la recente modifica) abbia più che rafforzato il principio in parola creando un embrione di rapporto organico tra Procure della Repubblica e Sezioni di Polizia Giudiziaria.
Vero è che bisogna coltivare fiducia nelle Istituzioni e – tra queste – verso le Forze dell’Ordine: tuttavia, l’espressione “Stato di Polizia” ha un significato tutt’altro che rassicurante ed proprio in questa direzione che conducono riforme come quella di cui abbiamo trattato e che con la Giustizia hanno una parentela fin troppo vaga.

Buon anno…speriamo, tanto peggio di così sarà difficile.

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