Europa

La Merkel strappa un accordo ai socialisti

Per governare con una "grande coalizione"

Dopo le elezioni del settembre scorso sembrava che fosse impossibile risuscitare una grande coalizione per formare il nuovo governo. I socialisti, dopo la batosta elettorale (sono scesi al 20%) hanno dichiarato, per bocca di Schulz, che mai avrebbero accettato di rifare un governo con la Merkel, considerata da larga parte del partito come la causa prima della loro disfatta. Anche la CDU della Merkel, che ha perso nove punti alle elezioni, non era entusiasta della prospettiva di ricondurre al governo la stessa formula. Anche per questo, oltre che per i numeri percentuali dei risultati elettorali, la Merkel ha tentato di formare la cosiddetta maggioranza Giamaica (così chiamata per i colori della bandiera: nero, giallo, verde) con i liberali e i Verdi. Ma dopo alcuni negoziati agitati e tormentati i liberali hanno rinunciato all’accordo. Lo scacco di queste prime discussioni offriva in alternativa un governo di minoranza o il ritorno alle urne. Entrambe le prospettive furono scartate dalla Merkel, che trovò un buon alleato nel presidente della repubblica Frank-Walter Steinmeier, il quale ebbe un lungo colloquio con Schulz sulla negatività di un ritorno alle urne (i dati dei sondaggi non modificavano la negatività di una maggioranza certa) e sull’opportunità che i socialisti riflettessero seriamente sull’ipotesi di un ritorno ad una maggioranza con la CDU/CSU, soprattutto per approfittare delle proposte lanciate dal presidente francese Macron relative al rilancio indispensabile dell’Europa. Fu l’Europa la molla del ripensamento dei socialisti e la conferma della disponibilità della Merkel ai nuovi negoziati. Negoziati della Merkel con l’SPD che – a detta di Le Figaro – sono durati di più, rispetto a quelli avuti dalla Merkel stessa con Vladimir Putin, per strappare l’accordo di Minsk durante la crisi ucraina. Allora la cancelliera, accompagnata dal presidente francese François Hollande, aveva battagliato diciassette ore di fila nel 2015. Per ottenere invece dai social-democratici l’assenso per concorrere alla formazione di una nuova “grosse coalition” con lei le sono occorse ventiquattro ore. Venerdì mattina, 12 gennaio, verso le 8,30, i negoziatori dei due campi hanno raggiunto un’intesa per la redazione di un accordo di coalizione. Alla vigilia si erano ritrovati nella sede dell’SPD per eliminare gli ultimi ostacoli di principio. Nel pomeriggio la direzione dell’SPD ha approvato la formazione del governo con Angela Merkel. E’ indubbio che per la cancelliera questo risultato sia stato accolto con grande sollievo, se si pensa che i socialisti avevano accettato con una certa reticenza l’inizio dei negoziati, in mancanza, tra l’altro, di altre prospettive. I delegati socialdemocratici si sono tuttavia riservati il diritto di rifiutare l’accordo negoziato dal loro presidente Schulz; un congresso straordinario convocato per il 21 gennaio dovrà convalidare il principio della coalizione e gli iscritti saranno consultati per referendum sul contratto finale che sarà stato elaborato. Angela Merkel non può dunque essere ancora certa d’essere uscita dalla crisi.

Le discussioni avute finora hanno toccato i punti maggiormente sensibili: la questione dei migranti ha avuto i bavaresi della CSU come protagonisti (il loro numero non dovrà eccedere 220.000 all’anno e i ricongiungimenti familiari saranno limitati a 1.000 persone al mese). I socialisti hanno presentato una riforma dell’assicurazione malattia, rifiutata a priori dai democratici cristiani. C’è stato un accordo su una riforma del finanziamento. Da ultimo si è anche discusso delle eccedenze di bilancio e dei margini di manovra corrispondenti a 40 miliardi di euro, che sembravano non essere sufficienti per soddisfare le esigenze di entrambe le parti. Ma in realtà la questione Europa è stata al centro del dibattito. Entrambe le parti intendono riformare e rafforzare la zona euro insieme alla Francia, per renderla più resistente alle crisi. “Noi accettiamo di entrare al governo – ha dichiarato Schulz all’inizio delle discussioni – a condizione di poter rafforzare l’Europa”.  “Auspichiamo mezzi di bilancio specifici per la stabilità economica e la convergenza sociale e per sostenere riforme strutturali nella zona euro”, si legge nel testo dell’accordo formato da 28 pagine.
Macron non si è fatto attendere per dire la sua: “Sono lieto e soddisfatto che la Signora Merkel possa avanzare verso un governo di coalizione che sarà utile e che è atteso dall’Europa e dalla Francia…I termini di quest’accordo sono più favorevoli al progetto europeo” rispetto agli accordi precedenti.

Tutto è nella buona e giusta direzione, tanto in Germania che in Europa. Nutriamo la speranza che il 21 gennaio i delegati socialdemocratici tedeschi non ci riservino sorprese e che il referendum degli iscritti approvi le conclusioni raggiunte. Il governo della Germania non è solo un problema tedesco – come abbiamo affermato in altre occasioni -, è una questione che riguarda tutta l’Unione europea e che avrà un peso anche sulle elezioni italiane del 4 marzo prossimo.

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