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Bancomat e prestiti bancari, le famiglie italiane rischiano di essere penalizzate

Un vero e proprio sistema “a jackpot” che permette di trasformare dei bancomat in slot machine, ordinando alle macchine di sputare fuori soldi in contanti, ha preso di mira anche gli Stati Uniti. E’ stato messo a punto da un gruppo di hacker a danno di due dei più grandi produttori di sportelli ATM del mondo, NCR e Diebold Nixdorf, e negli Usa è allarme. Migliaia di persone potrebbero essere coinvolte secondo le prime stime e le due società produttrici avverto che i bancomat  vengono manomessi con un sistema di hackeraggio conosciuto come “jackpotting” e con un malware noto come Ploutus. I tipi di sportelli colpiti sono di solito quelli presenti in farmacie, in grandi magazzini e banconi del take away.  Secondo quanto riferito da Diebold Nixdorf, i pirati informatici accedono fisicamente al bancomat, poi sostituiscono il disco rigido e con l’uso di un endoscopio industriale sono in grado di schiacciare il pulsante necessario per resettare il dispositivo. A quel punto il bancomat “sputa” letteralmente il denaro, a volte anche al tasso di 40 banconote ogni 23 secondi.

Attacchi simili sono stati segnalati, già da anni, anche in Thailandia e Taiwan e la società di sicurezza informatica russa Group IB calcola che criminali informatici hanno attaccato sportelli del bancomat in più di una decina di paesi europei nel 2016. Anche i modelli di dispositivi ATM italiani potrebbero essere a rischio, meglio quindi accertarsi di non aver ricevuto avvisi di allerta da parte delle società che fabbricano gli sportelli o da parte delle autorità di sicurezza.

E le cattive notizie per i correntisti non finiscono qui. Secondo l’ultima indagine realizzata dall’ufficio studi della Cgia di Mestre il sistema creditizio italiano continua a finanziare grandi famiglie industriali, gruppi societari e grandi aziende, anche ove si siano dimostrati poco affidabili, ben più che le famiglie. In base agli ultimi dati disponibili della Banca d’Italia (riferiti al 30 settembre 2017), la quota di prestiti ottenuta dal primo 10% degli affidati (vale a dire la migliore clientela che certamente non è costituita da artigiani, piccoli negozianti, partite Iva o piccoli imprenditori) è pari al 79,8% del totale. Per contro, il restante 90% dei clienti ottiene poco più del 20% degli impieghi. Dei 1.500 miliardi che alla fine dello scorso settembre gli istituti credito italiani avevano erogato a famiglie, imprese e società non finanziarie, 1.200 sono stati prestati a un ristretto numero di soggetti.

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