Europa

Nuovo codice di condotta per la Commissione europea, inimmaginabile in Italia

La Commissione europea ha formalmente adottato il nuovo codice di condotta per i suoi membri, che entra in vigore da subito. Il nuovo codice di condotta estende il periodo di incompatibilità dagli attuali 18 mesi a due anni per gli ex-commissari e a tre anni per il presidente della Commissione. Durante questo periodo gli ex membri della Commissione hanno l’obbligo di informarla prima di assumere un nuovo incarico e sono inoltre soggetti a restrizioni per talune attività, come quella di lobby nei confronti dei membri o del personale della Commissione. Il nuovo codice di condotta definisce poi, per la prima volta, il concetto di “conflitto di interessi” e stabilisce il principio per cui i commissari sono tenuti ad evitare non solo le situazioni di conflitto di interessi, ma anche quelle che potrebbero essere percepite come tali. Gli ex-commissari che intendano lavorare in settori connessi al portafoglio che era stato loro assegnato sono tenuti a consultare prima il comitato etico indipendente. A partire da questo momento saranno rese pubbliche sia le decisioni della Commissione che i pareri del comitato in merito a tali decisioni. Norme più rigorose si applicheranno anche agli interessi finanziari dei commissari che dovranno dichiarare gli investimenti superiori ai 10 000 euro, che sussista o meno conflitto di interessi. Nel caso di un conflitto di interessi dovuto a un determinato attivo di un commissario, il presidente potrà chiederne la cessione o la collocazione in un “blind trust”. I commissari dovranno aggiornare le loro dichiarazioni all’inizio di ogni anno, come già avviene oggi. Ancora, a partire dalla fine del febbraio 2018, ogni due mesi saranno pubblicate informazioni sulle spese di viaggio di ciascun commissario.

Nell’applicazione del codice il collegio sarà assistito da un nuovo comitato etico indipendente rafforzato, che potrà offrire consulenza su tutte le questioni etiche e formulare raccomandazioni in relazione al codice. Qualora si verifichi una violazione del codice di condotta ma non si giustifichi il deferimento alla Corte di giustizia, la Commissione può esprimere il suo biasimo e renderlo pubblico.

A fronte di questa disciplina, l’onorevole Cristiana Muscardini dichiara: «Sarebbe semplice introdurre anche in Italia regole per la trasparenza degli amministratori pubblici nelle grandi città, nelle Regioni e a livello nazionale, ma evidentemente la stessa chiamiamola logica che impedisce al cittadino di scegliere i suoi rappresentanti, che non consente l’applicazione della Costituzione che vorrebbe partiti politici e sindacati con personalità giuridica e perciò con bilanci pubblici e trasparenti, impedisce che le forze politiche italiane propongano tegole come quelle che la Commissione europea si è data».

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