Attualità

Il vero obiettivo della “guerra” al contante

Ormai sono evidenti gli schieramenti in campo assolutamente interclassisti con obiettivi e motivazioni diverse che tendono a trovare nella lotta al contante la soluzione ad ogni male rappresentato dall’evasione fiscale, dalla corruzione e magari anche dall’aumento delle temperature. Tali prese di posizione di questi soggetti con estrazioni e formazioni diverse partono essenzialmente dalla mancanza di conoscenza dell’economia reale e da una posizione “moralista” e pseudo futurista che vede nella moneta elettronica cioè nelle carte di credito come nelle carte di debito il modo migliore per aumentare la qualità della vita la quale viene espressamente indicata dal fattore della “facilita di pagamento”.

In questo senso risulta offensivo oltreché distorsivo della realtà esprimersi in favore di un fattore così banale come la facilità di pagamento e considerarlo determinante nel miglioramento della qualità di vita. Partendo invece da una posizione di salvaguardia di interessi economici è evidente che il sistema bancario internazionale, unito a tutte le aziende telefoniche che  beneficiano delle proprie reti per ogni pagamento online, premono per l’eliminazione del contante e l’utilizzo della moneta elettronica. In questo senso incassano il sostegno reale di una parte della politica “illuminata” come dei media i quali, con cognizione di causa o inconsciamente (che sarebbe anche peggio), sono convinti che il contante possa venire definito sostanzialmente come una forma di pagamento e di distribuzione della ricchezza decisamente “Old”. In altre parole una vecchia forma di pagamento da contrapporsi alla nuova visione che rende centrale per lo sviluppo l’utilizzo della moneta elettronica. Questa contrapposizione ricorda esattamente la vecchia diarchia che vedeva contrapposti i sostenitori del settore industriale manifatturiero ai moderni e futuristi sostenitori della società di servizi e  definita “New Economy” in antitesi all’economia manifatturiera, la “Old Economy”, appunto. Quest’ultima infatti risultava ovviamente contrapposta alla New Economy mentre nell’odierno contrasto si fronteggiano le due diverse forme di pagamento. Esattamente come chi in passato aveva appoggiato la new economy, ora si trova a sostenere la sharing Economy e la app o la Gig Economy confermando la propria predilezione futurista e “digitalizzata” per la moneta elettronica.

Siamo davanti perciò al terribile intreccio di interessi economici delle grosse aziende telefoniche, unito a quello degli  istituti bancari, entrambi sostenuti da una classe politica che si dimostra in questo modo ancora una volta sostanzialmente irresponsabile ed espressione di ignoranza e presunzione. Una classe politica sempre disposta a sposare qualsiasi novità vada contro un sistema economico che veda come centrale la figura delle PMI le quali, per la loro moltitudine, risultano difficilmente gestibili dalla stessa classe politica rispetto alle grandi aziende con le quali è molto più facile intrattenere rapporti e soprattutto creare una commistione di interessi.

Questo comportamento risulta essere espressione di un atteggiamento assolutamente superbo e culturalmente non supportato in ambito economico da alcuna conoscenza. In altre parole, in un momento di forte crisi economica che continua a persistere (come l’odierno dato relativo al calo dei consumi europei dimostra), legato soprattutto alla precaria situazione delle finanze pubbliche e quindi del debito sovrano porre delle limitazioni alla circolazione della ricchezza come al commercio, qualsiasi sia la forma di pagamento, rappresenta un errore strategico importante.

Paradossale poi se considera che l’Unione Europea invece abbia imposto nel calcolo del PIL anche il conteggio delle attività criminali le quali ovviamente non usano le carte di credito e tantomeno il bancomat. In questo contesto poi il sistema bancario risulta ormai stremato dalla situazione finanziaria e quindi  sostanzialmente ancora basato su un castello di carta le cui fondamenta rimangono gli Npl ma soprattutto nei derivati dei quali la BCE ha evitato di tenerne conto nella valutazione sostanziale dello stato di salute economica e patrimoniale del sistema bancario nel suo complesso. Considerata quindi la criticità dell’intero sistema economico è evidente come questa lotta senza confini ai contanti abbia come reale obiettivo le riserve familiari e i depositi per cercare di trovare nuove risorse da utilizzare e soprattutto con l’obiettivo di ordinare in questo modo le notevoli  commissioni. In questa nuova visione d’insieme economico la figura operativa del sistema bancario dovrebbe quindi evolvere da una figura “Old” di operatività imperniata nella cassa depositaria della  ricchezza e quindi finanziatrice del mondo imprenditoriale verso un ruolo “New”, operativo di gestione di queste nuove risorse e quindi  in grado di trovare una ulteriore ed importante forma di margine contributivo. Un tale cambiamento di ruolo nell’economia nazionale e globale per gli istituti di credito che  ricorda molto la decisione dell’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton di togliere la separazione tra banche commerciali e banche d’investimento che portò in soli dieci  anni alla più disastrosa crisi economica e finanziaria del dopoguerra. In più in un contesto internazionale e nazionale che vede il venir meno del rapporto fiduciario tra cliente e sistema bancario a causa della crisi ma soprattutto degli scandali delle banche italiane. Un rapporto fiduciario che scadrebbe ulteriormente nel caso qualcuno avesse letto la nota della Banca d’Italia della primavera del 2017 nella quale si affermava come buona parte dei risparmi italiani oltre il 55% sia investito in prodotti ad alto rischio e difficilmente solvibili nell’immediato. Una scelta che evidentemente è frutto della pressione da parte dei venditori di prodotti finanziari e non certamente di scelte ponderate e responsabili da parte dei risparmiatori.

Tornando quindi al problema e soprattutto alla lotta che da più parti vede come nemico principale il contante, la ragione di questa battaglia che unisce sistema bancario, mondo politico ed accademico nasce dalla volontà di impossessarsi ex lege di quella ricchezza rappresentata dai contanti, anche attraverso una tassa sui depositi, e che rappresenta da sempre un fattore di sicurezza per le famiglie. La questione del contante, che in un sistema economico come quello olandese non pone  limiti alla sua circolazione, unito ad aliquote fiscali molto concorrenziali e che presenta paradossalmente la minore evasione fiscale rappresenta un ulteriore attacco alla ricchezza privata che nei sogni dei sistemi bancari dovrebbe diventare una ricchezza gestita e perciò fonte di ulteriore reddito e margini di contribuzione per il sistema bancario. Il tentativo di eliminare il contante diventa il cavallo di Troia attraverso il quale il sistema bancario e le aziende di reti telefoniche cercano di impadronirsi attraverso la loro  gestione delle risorse private. In un sistema economico avanzato tutte le diverse forme di pagamento dovrebbero ottenere la medesima tutela, mentre una simile attenzione così puntuale potrebbe essere indirizzata verso le forme di creazione della ricchezza più che verso le modalità di  distribuzione.

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