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Quel silenzio che ha causato tanto male…

Finché possiamo dire quest’è il peggio,
vuol dir che il peggio ancora può venire

W. Shakespeare (da “Re Lear”)

Il 6 febbraio scorso, il Parlamento europeo a Strasburgo ha discusso, in Sessione plenaria, la Strategia dell’Unione europea per l’allargamento con i Paesi dei Balcani occidentali. Nella Strategia si evidenziavano, tra l’altro, anche “…chiari elementi della cattura dello Stato, compresi anche i legami con la criminalità organizzata e la corruzione a tutti i livelli del governo e dell’amministrazione, nonché un forte intreccio degli interessi pubblici con quelli privati”. Tutto questo, secondo il documento “suscita una sensazione di impunibilità e di ineguaglianza”.

Come al solito le reazioni dei rappresentanti politici in Albania sono state tante e diverse. L’opposizione e la maggior parte degli analisti politici, considerando l’adesione nell’Unione europea un bene per il Paese, mettono in evidenza però, che la realtà albanese è allarmante e non potrebbe permettere, per il momento, un simile passo positivo. Mentre il primo ministro e altri rappresentanti della maggioranza, trovandosi in grosse difficoltà dai continui scandali in corso, stanno cercando di far credere che presto la Commissione europea chiederà l’apertura dei negoziati con l’Albania, come paese candidato all’adesione. Lo ha fatto anche in precedenza in questi ultimi anni, rimanendo sempre smentito dai fatti. Così come, qualche volta, hanno oltrepassato i loro diritti istituzionali anche alcuni alti rappresentanti dell’Unione europea (Patto Sociale n.284; 290; 292; 293 ecc.)! Il primo ministro e la propaganda governativa, in questi giorni sta cercando di convincere che ha fatto tutto il necessario per il progresso del processo europeo dell’Albania e che se questo non avviene ancora, per l’ennesima volta, la colpa è e sarà soltanto dell’opposizione, dei giornalisti e dei media del “cassonetto delle immondizie” (Sic!), come chiama lui ormai tutti i suoi oppositori.

Il primo ministro sta cercando di convincere che l’adesione dell’Albania nell’Unione europea è una priorità sua e del suo governo. Ma nel frattempo bisogna mettere bene in evidenza un fatto ormai noto pubblicamente. Nel nuovo governo albanese, costituito lo scorso settembre, non c’è più il ministero dell’Integrazione europea. Ministero che è stato costituito una ventina di anni fa, quando cominciò il processo dell’adesione dell’Albania nell’Unione europea. Per essere sempre stato, in seguito, parte attiva di tutti i governi. Tranne questo attuale. Bella priorità, quella dell’adesione, per il primo ministro! Che nel frattempo sta strizzando l’occhio ad altri “alleati”, quelli dell’Est. Erdogan compreso, e seguendo il suo esempio.

La settimana scorsa, subito dopo la presentazione della Strategia dell’Unione europea per l’allargamento con i Paesi dei Balcani occidentali, tra le tante reazioni, c’è stata anche quella di una nota giornalista albanese, inviata da anni di una televisione nazionale presso le istituzioni dell’Unione europea a Bruxelles. Le sue dichiarazioni, rese pubbliche da alcuni media in rete, erano veramente forti e accusatorie. Ragion per cui, sono state “censurate” dai media controllate dal primo ministro albanese. Tra l’altro, la giornalista accusava pubblicamente la Delegazione dell’Unione europea in Albania di non aver informato le istituzioni a Bruxelles e/o a Strasburgo di quanto sta succedendo in Albania in questi ultimi anni. Secondo la giornalista “…l’Albania è diventata il principale produttore e fornitore della cannabis in Europa e gli ufficiali dell’Unione europea non sapevano niente! Com’è possibile che non ci sono state informazioni per la situazione della droga in Albania uno o due anni prima? È mancata l’informazione, non è stata trattata adeguatamente, oppure non è stata trasmessa con [la dovuta] serietà? Questo non lo so. Ma questa è la verità e questa è stata dichiarata dall’Unione europea (riferendosi alla sopracitata Strategia; n.d.a.)…”. Commentando la situazione attuale in Albania e i rapporti con le istituzioni dell’Unione europea, la giornalista ha, altresì, dichiarato che “… è stata preannunciata la costituzione di commissioni comuni, [con rappresentanti] da tutte le istituzioni europee, a livello di esperti, per vedere cosa sta succedendo e com’è la situazione sul territorio [in Albania]… Questa [cosa] accade per la prima volta e sembra aver a che fare con il fatto che non si ha [più] fiducia in quello che si rapporta; addirittura non c’è [più] fiducia neanche nella Delegazione dell’Unione europea [in Albania]”.

Sono molto pesanti queste accuse nei confronti della Delegazione e della sua titolare. Nonostante sia passata circa una settimana, non c’è stata nessuna reazione e smentita da parte della diretta interessata o di chi per lei! Le accuse della giornalista sono pubbliche e altrettanto pubblica e immediata doveva essere stata anche la smentita da parte della diretta interessata, nel caso fossero false. Ad oggi nessuna smentita è stata ancora fatta. Ragion per cui, fino a prova contraria, bisogna credere a quanto dichiarava la giornalista. Non si sa, però, che non informare correttamente le istituzioni dell’Unione europea sulla vissuta realtà albanese è stata una scelta personale della rappresentante dell’Unione in Albania, oppure è stato chiesto a lei un simile atteggiamento. Comunque sia, adesso non può essere più una sua scelta personale, bensì un obbligo istituzionale chiarire fino in fondo e definitivamente queste accuse. Perché tacere su queste cose e, soprattutto, non informare con responsabilità istituzionale su quello che accade in Albania comporta anche un grave danno per il Paese e i suoi cittadini.

E se veramente la Delegazione dell’Unione europea in Albania non ha correttamente informato le apposite strutture a Bruxelles e/o a Strasburgo, allora due sono le ragioni. O la Delegazione, compresa anche chi la rappresenta, non è in grado, per vari motivi, di fare il proprio lavoro. Oppure, perché chi firma tutte le informazioni ufficiali con il logo della Delegazione dell’Unione europea in Albania potrebbe avere determinate ragioni (forse occulte) di nasconde le vere verità e di deformare pesantemente la realtà, ribadendo soltanto “successi immaginari” in Albania. Il che, però, farebbe molto piacere al primo ministro.

Chi scrive queste righe sostiene fermamente l’idea dell’Europa concepita ed attuata dai Padri Fondatori (Patto Sociale n.260 ecc.). Egli ritiene che se, auguratamente, verrà un giorno in cui l’Albania sarà parte integrante dell’Unione a pieno titolo, senz’altro questo accadrà soltanto se la realtà e la situazione in Albania sarà sana e prospera, senza corruzione e cannabis, senza criminalità organizzata che condiziona e/o è parte attiva della politica. Per il momento, sfortunatamente, gli albanesi stanno soltanto fuggendo sempre più numerosi a cercare asilo in diversi Paesi europei, essendo anche prima, come numero, dei siriani e degli afgani, che scappano da dove si combatte e si muore. Non è questo il modo di andare in Europa! Chi scrive queste righe è convinto che anche il silenzio della rappresentante dell’Unione europea in Albania ha contribuito a causare tanto male.

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