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Un secolo tra caos, delusioni e aspettative

Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita,
incontrerai tante maschere e pochi volti.

Luigi Pirandello

I Balcani, trovandosi posizionati dove si incrociano l’Occidente e l’Oriente, dall’antichità ad oggi rappresentano un territorio dove si intrecciano e si scontrano interessi economici, perciò anche geostrategici.

Dopo la caduta dell’impero bizantino, nel 1453, in seguito all’invasione ottomana, una nuova pagina si aprì nella storia dei Balcani. Un nuovo impero, quello ottomano, si impossessò della penisola, invadendo tutto il territorio. Un impero militare, tra i più vasti come superficie e che durò più a lungo, ebbe il suo massimo splendore nel 17o secolo, per poi cominciare il suo declino. Non bastarono neanche tante riforme (1839 – 1876), note come Tanzimat, per salvarlo. Un duro colpo per l’impero fu la sconfitta inferta dalla Russia conclusa con la pace di Santo Stefano, sancita finalmente dal Trattato di Berlino (1878). Il Trattato prevedeva, tra l’altro, l’indipendenza dall’impero ottomano dei principati della Serbia, del Montenegro e della Romania. Mentre l’Albania rimaneva di nuovo sotto l’impero. All’occasione sembra che il cancelliere Bismarck abbia detto in quel periodo che “…l’Albania è semplicemente un’espressione geografica”.

Cominciarono allora a organizzarsi e intensificarsi anche in Albania vari movimenti che avevano come obiettivo la costituzione di uno Stato albanese. A onor del vero, i movimenti e le organizzazioni create e attive in quel periodo e per quello scopo, avevano diversi approci ad un simile obiettivo. In base a noti documenti storici, relativi a quel periodo, risulterebbe che c’era una confusione e diversità nella formulazione delle richieste (indipendenza, autonomia o altro).  Lo stesso anche per le alleanze da fare per raggiungere tale obiettivo.

L’inizio del 20o secolo trovò l’Albania sempre sotto l’impero ottomano che, da parte sua, stava vivendo un periodo difficile. La rivoluzione dei “Giovani turchi” del 1908 ne era un esempio eloquente. Quel movimento ebbe ripercussioni anche in Albania, allora ed in seguito. Anche perché alcuni dei dirigenti del movimento erano molto attivi nei Balcani e in Albania. Quattro anni dopo cominciarono le due guerre balcaniche (1912 – 1913). Guerre che iniziarono come scontri belici tra l’impero ottomano e la Lega balcanica per poi trasformarsi come scontri tra i membri della Lega per la spartizione dei territori.

Preoccupati seriamente della situazione, soprattutto dopo l’inizio della prima guerra balcanica (8 agosto 1912), alcuni rappresentanti politici albanesi riuscirono finalmente, con l’appoggio soprattutto dell’Austria e dell’Italia, a proclamare, il 28 novembre 1912, l’indipendenza dell’Albania. Dopo di che, il 4 dicembre 1912 si costituì anche un governo albanese provvisorio. Governo che non ebbe per niente vita facile e lunga. Soprattutto perché i disaccordi, i contrasti e le inimicizie tra le diverse fazioni locali erano reali e forti. L’Albania era, in quel periodo, divisa e controllata da vari clan. E i capi clan erano legati e appoggiati da singoli e/o più governi dei paesi confinanti e non. Da sottolineare che molti tra i politici albanesi attivi in quel periodo erano anche parenti, spesso stretti, e/o legati da matrimoni. Nonostante ciò, spesso erano avversari.

Un vero caos regnava in quel periodo in Albania. Un paese molto povero, dove la popolazione era divisa tra musulmani (la maggiorparte sunniti e il resto una derivante sciita), che costituivano la maggioranza, e cristiani (ortodossi e cattolici). In più la popolazione veniva spesso divisa e classificata come turchi (cioè musulmani) e greci (cioè cristiani ortodossi). Il che era chiaramente a scapito della loro vera nazionalità: essere albanesi. Tutto concepito ed attuato, per tanti decenni, da politiche maligne di dominanza etnica.

Le tensioni interne in Albania, nonché le pressioni e le varie influenze straniere, appesantivano la situazione e aumentavano il caos nel Paese. La perdita di alcuni territori, in seguito al Trattato di Londra (1913) gettò benzina sul fuoco. Le Grandi Potenze, tramite la Conferenza degli Ambasciatori a Londra, cercando di minimizzare quel crescente caos, proclamarono l’Albania uno Stato indipendente, organizzato sotto forma di un Principato ereditario neutrale. La Conferenza scelse anche il sovrano. Era un principe prussiano, nonostante le altre preferenze, di altrettanto altri fattori e attori politici, locali e stranieri, attivi in quel periodo. Purtroppo risultò una scelta non appropriata. Il nuovo sovrano arrivò in Albania il 7 marzo 2014 e fu costretto a lasciare il Paese il 3 settembre 1914. Il “Principato”, ideato e costituito con tanta pompa dalle potenze europee, fallì quasi subito e non poteva essere altrimenti. Perché non avevano scelto bene la persona giusta e perché non avevano capito e gestito bene gli interessi e le ambizioni delle varie fazioni in lotta in Albania. Il caos e le delusioni continuarono in Albania, mentre le aspettative svanirono.

L’allora console italiano a Durazzo (1914), buon conoscitore della realtà albanese di quel periodo, scriveva che “….l’Albania è un paese dove la storia non si creava intorno agli ideali o ai grandi interessi, bensì intorno ad una infinita serie di intrighi, scontri e passioni improvise tra i clan albanesi del nord, del centro e del sud [del Paese], i quali si accordavano pochissimo tra di loro per qualsiasi cosa…”. Mentre la popolazione, nella maggior parte contadina e povera, si lasciava condizionare dai proprietari terrieri e/o dalle propagande religiose. Un giornalista francese scriveva nel 1915 che “…in Albania l’unica preoccupazione dei contadini è quella di rimanere liberi da [gli obblighi ad] ogni governo. Ma, sfortunatamente, in quell’odio contro il potere essi inserivano anche l’odio degli uni contro gli altri. È proprio questo che crea la “Questione Albania”.

Quel caos continuò, seppure diversamente, anche nel periodo tra le due guerre mondiali. In seguito alle decisioni della Conferenza di pace di Parigi, sancite dal Trattato di Versailles (28 giugno 1919), vasti territori albanesi sono stati dati ai Paesi confinanti. Ragion per cui diventò priorità la difesa dell’integrità nazionale. Compito dei diversi governi dello Stato albanese, spesso di vita molto breve, dal 1920 in poi. Stato che fino al 1928 era una Repubblica parlamentare e che diventò un Regno parlamentare fino all’invasione italiana, il 7 aprile 1939. Per poi, proseguire, dal 1945 fino al 1991, con una delle più feroci dittature.

Purtroppo, anche un secolo dopo, la situazione in Albania non è tra le migliori. Anzi! Sono tante le similitudini, in sostanza, con il passato. Cambiano soltanto i tempi e le persone. L’autore di queste righe poteva e voleva elencare non poche di esse ma lo spazio a disposizione non glielo permette. Comunque egli è convinto che adesso, come allora, i politici, mentono senza pudore e rimorsi, e sempre nel nome del popolo e dell’Albania. Continuando a fare, però, soltanto i loro giochi d’interesse, compresi degli affari sporchi e occulti, accordandosi dietro le quinte, spesso anche con “appoggi internazionali”. Come un secolo fa. Tante maschere e pochi volti. Chi subisce è sempre, e purtroppo, l’Albania e gli albanesi.

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