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Il Comune di Milano regola la Tari per il 2018, ma non decide sui rimborsi Tari per il 2017

Con 26 voti a favore e 6 contrari, il Consiglio comunale di Milano ha approvato il piano tariffario per il 2018 della tassa sui rifiuti (Tari) e ha anche approvato il nuovo regolamento Tari, modificato dopo la circolare del Ministero delle Finanze sull’applicazione della quota variabile della Tari per le utenze domestiche e le loro pertinenze. Sulla base delle nuove indicazioni del Mef sono cambiate le tariffe perché aumenta la quota variabile per le utenze domestiche: sono previsti sconti fino al 50% della parte variabile della tariffa per le attività commerciali e industriali che producono e distribuiscono generi alimentari e che cedono gratuitamente parte dei beni eccedenti agli indigenti e alle persone in condizioni di bisogno attraverso una rete di onlus certificate; ci sarà una riduzione del 25% della tariffa per le attività commerciali e artigianali nelle aree chiuse al traffico a causa dello svolgimento di cantieri di opere pubbliche e verranno esclusi dal conteggio 145.348 tra box e autorimesse sui quali prima veniva applicata la quota variabile.

Resta però aperta la grana per la Tari pagata nel 2017, anno in cui una circolare del Ministero delle Finanze ha cambiato i criteri di calcolo e quindi di pagamento. In attesa che sulla questione si pronunci la Corte dei Conti, il Comune non intende restituire nulla di quanto ha percepito, anche se i calcoli di quanto dovuto sono mutati, in alcuni casi riducendo l’importo dovuto da chi pure aveva già pagato. Una situazione da far west così sintetizzata da Maurizio Giannattasio sul Corriere della Sera: «Prendiamo un’abitazione di cento metri quadri. Con il regolamento ante-Mef un nucleo famigliare con un’abitazione di cento metri quadrati senza box avrebbe pagato un totale di 298,67 euro, 187,79 euro per la parte fissa e 111,08 per la quota variabile. Con la nuova disciplina il totale aumenta e arriva a 316,39 euro: 187,8 per la parte fissa e 128,58 per la parte variabile. Al contrario un nucleo composto da tre persone con un appartamento di 80 metri quadri a cui si aggiunge un box pertinenziale di 20 vedrà diminuire la sua spesa. Prima pagava in tutto 390,14 euro di cui 261,31 per l’abitazione (150,2 per la parte fissa e 111 per la variabile), e 128,83 per il box (33,62 per la fissa e 95,21 per la variabile. Adesso il suo contributo per la Tari scende a 316,39 euro (187 per la parte fissa, 128,59 per la variabile). Altro esempio che sembra andare nella direzione opposta, ma che serve meglio a chiarire le ‘limitazioni’ delle pertinenze. Se si prende un nucleo famigliare di 4 persone che vivono in una casa di 140 metri quadrati e sono proprietari di 8 garage pertinenziali la cifra che andranno a spendere nel 2018 per la tari sarà di 1.492,35 euro contro i 1.453,63 del 2017. Perché? Perché viene ritenuto pertinenziale uno solo degli otto box, il più grande, mentre gli altri sette sono sottoposti alla quota variabile. Manca l’esempio più «doloroso». Un single che vive in un appartamento senza box. Per lui o lei, l’aumento dovrebbe arrivare fino a un massimo del 4 per cento. Ma, oltre agli esempi, sono arrivate in commissione anche le polemiche sul nuovo regolamento con l’opposizione scatenata. Non tanto sulle nuove regole quanto sui mancati rimborsi dopo il «congelamento» da parte di Palazzo Marino in attesa di un parere della Corte dei Conti sulla possibilità di restituire i soldi prelevandoli dalla fiscalità generale. Fino a quel momento, il Comune non metterà mano al portafoglio».

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