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L’Italia rifiuta corsi di laurea in inglese, la Danimarca propone consorzi tra università europee

Nel mondo globalizzato, l’Ue subisce la pressione di altri continenti che hanno accelerato la crescita e lo sviluppo, anche nella ricerca e nell’istruzione. Oggi le università dei paesi dell’Ue sono sottorappresentate nella fascia più alta delle classifiche internazionali delle università e in Paesi come l’Italia corsi di laurea interamente in inglese sono stati bocciati da ricorsi alla magistratura in nome della difesa della lingua autoctona (mentre le aziende italiane danno per scontato che chiunque cerchi lavoro sappia l’inglese e almeno un’altra lingua). Programmi come il Consiglio europeo della ricerca e le azioni Marie Skłodowska-Curie hanno aumentato la mobilità dei ricercatori europei tra i vari atenei del Continente ma manca ancora un progetto organico, capace di attrarre le persone più talentuose di ogni dove, così da gettare le basi per i più alti standard di istruzione e ricerca in tutto il mondo. Soren Pind, ministro danese dell’Istruzione superiore, ha proposto come primo passo per arrivare a quel traguardo la creazione di consorzi tra università e istituti di istruzione superiore e di ricerca di tre o più Paesi, col sostegno finanziario dell’Unione.

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