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Quasi 200 assassinii nelle fila degli ambientalisti nel 2017

Il 75enne geografo americano Esmond Bradley Martin, ucciso con una pugnalata a Nairobi all’inizio di febbraio, è l’ultima vittima di una lunga serie di assassini, catalogata dalla Ong Global Witness in collaborazione con il quotidiano britannico The Guardian, tra le fila di quanti si adoperano per proteggere la natura così come è. Il nemico numero uno di bracconieri e contrabbandieri impegnati in traffici illegali di avorio va infatti ad aggiungersi a 197 defenders assassinati nel 2017 per il loro impegno nel proteggere la natura e la terra contro trafficanti, imprese e governi. Ed il problema non investe solo l’Africa: in Spagna due poliziotti rurali sono stati uccisi da un cacciatore dal grilletto facile. Guardando all’elenco, non c’è praticamente angolo del pianeta che non abbia registrato delitti riconducibili a questa matrice: dagli indigeni in Amazzonia ai rangers della Repubblica democratica del Congo, passando dalle Filippine, il Paese più letale per ambientalisti e difensori della terra (41 morti); in Colombia sono stati uccisi 32 attivisti, in Messico 15, in Brasile 46

Se il 60% degli omicidi contro i defenders è imputabile agli interessi del business agricolo o minerario, la ong Global Witness evidenzia però anche alcuni dati positivi: dopo 4 anni di crescita, nel 2017 il numero di omicidi in Honduras e Nicaragua è rimasto stabile mentre la Dutch Development Bank, che aveva finanziato una diga in Honduras ha annunciato maggior ponderazione degli investimenti in seguito all’assassinio di un’attivista che contestava la costruzione di una diga in Honduras resa possibile dai finanziamenti della banca d’investimenti olandese.

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