Attualità

La scristianizzazione della Francia

Ora è diventata la «figlia prediletta» della laicità e dell’Islam

Paul Veyne, storico francese, è l’autore di un libro intitolato «Quando l’Europa è diventata cristiana. Costantino, la conversione, l’impero» (Garzanti libri e Feltrinelli). L’autore, nato a Aix-en-Provence nel 1930, è uno specialista dell’antica Roma, già allievo dell’Ecole normale superiore, è membro dell’Ecole française di Roma e professore onorario del College de France. E’ un non credente dichiarato che, in quanto studioso e storico, ha cercato di capire come il cristianesimo abbia potuto imporsi, tra il 300 e il 400, a tutto l’Occidente. In sintesi, Paul Veyne ritiene che le ragioni di questo successo siano tre: la conversione al cristianesimo dell’imperatore romano Costantino, che ha deciso di cristianizzare il mondo per salvarlo; il fatto che a un grande impero – egli ritiene – sia necessaria una religione come quella cristiana, totalmente inedita ed all’avanguardia rispetto alle religioni allora praticate; un’azione di proselitismo pacifico, senza fare vittime, senza creare martiri, che ha spinto le folle pagane alla conversione.

Tre settimane fa, un altro storico francese, Guillaume Couchet, docente di storia contemporanea all’Università di Parigi, ha pubblicato un saggio che, già dal titolo, sembra la risposta al volume di Paul Veyne: «Quando il nostro mondo ha smesso di essere cristiano» uscito per le edizioni Seuil. Se per Vayne l’origine si identifica con l’imperatore Costantino, per Couchet una domanda precede la sua analisi: in che modo il cattolicesimo francese è diventato così rapidamente una religione minoritaria? La pratica domenicale, infatti, è calata di quasi un terzo dal 1955 al 1975. A questa domanda diverse sono state le risposte date dagli studiosi. Per alcuni la colpa è tutta del  Sessantotto, per altri è tutta colpa dell’enciclica di Paolo VI Humanae vitae che, opponendosi alla contraccezione, avrebbe scoraggiato una generazione di credenti. Couchet è invece arrivato alla conclusione che la rottura si è verificata esattamente  nel 1965, dopo il Concilio Vaticano II, ma prima del Sessantotto. Non è il Concilio che ha provocato la rottura, che avrebbe comunque avuto luogo ugualmente, ma l’ha innescata, conferendole un’intensità senza precedenti. Il Concilio, anche se lo precede, è nel solco del Sessantotto, perché quello era lo spirito del tempo. L’autore è d’accordo con un’altra studiosa, Danielle Hervieu-Leger, che nel libro «Cattolicesimo. La fine di un mondo», ha parlato di esculturazione, cioè la definitiva estromissione del cattolicesimo dalla cultura laica dominante, tanto che la «laicité» ha assunto la dimensione di una nuova religione, che al posto di Dio ha messo lo Stato. Il fatto che la Francia, considerata in altri momenti «la figlia prediletta della Chiesa», abbia rinunciato ad essere cristiana dovrebbe dare da pensare ai pastori attuali. Ma sembra invece che non ci sia reazione da parte dei responsabili religiosi. La situazione sembra veramente irrecuperabile. Le diocesi francesi – lo dice La Croix – perderanno in media un quarto dei preti attivi entro il 2024. A Nantes, i sacerdoti diminuiranno della metà, da 148 a 75. A La Rochelle da 104 a 45. Molte diocesi rischiano di essere cancellate dalla mappa delle Francia. Tra 10 anni non ci saranno più di 80 preti diocesani contro i 180 attuali – dice il vicario generale della diocesi di Tolosa. Nel 2015 sono stati ordinati 120 sacerdoti. Nel 2016 solo 100, di cui un quarto tradizionalisti e una quarantina provengono dalla società civile e non dai seminari. Il declino è confermato anche dalla diminuzione dei battesimi: da 385 mila nel 2002 a 290 mila dieci anni dopo. Tra il 1986 e il 2012 la percentuale di cattolici in Francia è diminuita di 25 punti, mentre la quota di altre religioni è progredita in modo significativo passando dal 3,5 nel 1986 all’11 per cento di oggi. Questa evoluzione è rappresentata principalmente dall’Islam. La scristianizzazione sembra irreversibile. Nel 2016 c’erano poco meno di 16 mila sacerdoti in Francia. Fra dieci anni ne avrà appena seimila. Erano 50 mila nel 1970. La Francia è diventata «la figlia prediletta» della laicità e dell’Islam. Nessuno però ci ha detto perché tutto questo è accaduto e nessuno ci ha spiegato se la situazione in Francia è migliore ora rispetto a quando il cristianesimo era ancora maggioritario. La sicurezza, la tutela delle minoranze, come quella ebraica, sono maggiormanete garantire ora? La dignità della persona è più salvaguardata ora rispetto a prima? I diecimila ebrei che hanno abbandonato la Francia la dicono lunga sulla pace interna e sulla laicità che non riesce a tutelare gli ebrei dopo quanto è avvenuto in Europa settant’anni fa. Se lo storico Couchet ci ha detto che il nostro mondo ha smesso di essere cristiano con il Concilio Vaticano II, non ci ha tuttavia spiegato perché questo è accaduto. Forse che il Concilio si è piegato alla secolarizzazione ed ha seguito il mondo, anzichè il vangelo di Gesù? Forse che una certa responsabilità l’hanno avuta anche coloro che hanno governato e che hanno involontariamente o meno, assecondato le conseguenze negative che constatiamo? Non a caso, forse, i due partiti che hanno diretto gli affari francesi dalla fine della seconda guerra mondiale sono stati spazzati via alle ultime elezioni politiche. Quale nuovo autore potrà farsi carico di queste risposte ?

PS : I dati sui sacerdoti e sui battezzati francesi sono stati ricavati da un articolo di Giulio Meotti su Il Foglio

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