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L’allucinante storia di Alfie Evans simile a quella di Charlie Gard

Il piccolo Alfie Evans, di 22 mesi, sarà fatto morire, il che corrisponde a dire: sarà ammazzato. L’ha deciso una sentenza dell’Alta Corte di Giustizia di Londra il 20 febbraio scorso, che ha decretato la sospensione della ventilazione e della nutrizione assistite per Alfie, colpito da una grave malattia neuro-degenerativa, autorizzando di fatto la morte prematura del piccolo. Già i medici dell’ospedale civile di Liverpool avevano dichiarato che la sua vita era «inutile». Per il suo miglior interesse – questa la loro dichiarazione – il piccolo doveva  essere lasciato morire in modo pacifico e dignitoso. Ad aggravare questa già di per sé tragica vicenda, il giudice Antony Hayden, per giustificare questa inaudita sentenza, si è appellato nientemeno che a Papa Francesco citando il brano di un suo messaggio indirizzato il 7 novembre 2017 al presidente dell’Accademia per la Vita, monsignor Paglia, e strumentalizzando scorrettamente  una sua affermazione relativa all’accanimento terapeutico. La polemica è stata precisata da don Roberto Colombo, docente di biochimica e biochimica clinica, in un intervento pubblicato sul blog del card. Elio Sgreccia, riconosciuto come un’autorità nel campo della bioetica: “Se è vero, come ricorda una parte del messaggio del Papa non citata dal giudice britannico, che dobbiamo sempre prenderci cura del malato, senza accanirci inutilmente contro la sua morte, nello stesso paragrafo il Santo Padre ci ricorda il dovere morale di curarlo senza abbreviare noi stessi la sua vita. Perché imperativo categorico è quello di non abbandonare mai il malato, di non scartare alcuna vita umana condannandola a una morte anticipata, perché giudicata non degna di essere vissuta. Chi dà il diritto a una Corte o a un medico, o a un giudice di giudicare una vita indegna di essere vissuta? Proprio oggi è deceduto all’età di 76 anni Stephen Hawking. Ha vissuto una vita inchiodato in una seggiola a rotelle, ma ha scoperto i segreti dell’universo e ha reso popolare l’astrofisica, al punto di diventare una star. Se fosse nato oggi avrebbe trovato medici e giudici disposti a dichiarare che la sua vita sarebbe stata indegna d’essere vissuta a causa della sua inguaribile condizione fisica (una malattia degenerativa dei motoneuroni), e quindi che, per il suo bene, avrebbe dovuto essere soppresso? I medici in effetti chiesero a sua moglie, 33 anni fa, se voleva spegnere le macchine di supporto fisiologico. La risposta fu evidentemente negativa e la richiesta non fu trasmessa al tribunale. Che cosa è successo alla cultura del Regno Unito – diremmo dell’Occidente intero – che permette di interrompere la vita di un bambino incurabile, dicendo che così facendo si fa il suo interesse? Mai, qualche decina d’anni fa si sarebbe pensato che operazioni simili sarebbero state legali, anche contro il parere dei genitori, i quali chiedono soltanto che il loro piccolo possa vivere i giorni che gli restano da vivere. Non è un accanimento terapeutico quello usato per tenere in vita Alfie e Charlie. La ventilazione e l’idratazione praticata per entrambi è semplicemente un supporto fisiologico che consente loro di vivere fintanto che Dio vorrà. Non c’è accanimento perché non c’è terapia, il supporto non è terapeutico perché la malattia è  dichiarata inguaribile. Perché invece questo accanimento per la morte? Che cosa ha culturalmente motivato questo atteggiamento nihilista? La Corte dei diritti è diventata una scelta morale ambigua per nascondere il nulla, la non vita? La non considerazione, l’annullamento della potestas dei genitori è un altro colpo voluto dai cultori della morte contro la famiglia? Praticare l’eutanasia, perché di questo si tratta con Alfie e con Charlie, diventa ora una scelta lecita. E’ incredibile! Se la praticava il nazionalsocialismo hitleriano era un delitto. Se la praticano le democrazie attuali diventa un gesto politicamente corretto. L’Occidente sta perdendo, se non ha ancora perso del tutto, qualcosa. La dignità dell’uomo è stata riconosciuta dal Cristianesimo. Se questo vacilla o si riduce, anche l’immenso valore della dignità umana perderà la sua tutela ed il suo riconoscimento. A vantaggio della cultura della morte che, imperterrita, continuerà a praticare l’eutanasia con i vecchi ammalati e con i bambini affetti da malattie incurabili.

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