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Di nuovo falsità e fandonie da Bruxelles

È vero che non sei responsabile di quello che sei,
ma sei responsabile di quello che fai.

Jean-Paul Sartre

Nel suo articolo “Chi è l’Europa?” (Patto Sociale n.261), Arnaldo Ferragni, un buon conoscitore delle istituzioni e della storia dell’Unione europea, scriveva “…A decidere dunque, non sono degli ipotetici burocrati o tecnocrati, europei, ma sono i governi degli Stati membri… La Commissione europea, cioè Juncker e i suoi commissari, propongono soltanto, ma non decidono”. Poi Ferragni spiegava perché, prima di prendersela con le istituzioni europee, ci si dovrebbe rivolgere ai rappresentanti politici e istituzionali dei singoli Stati europei membri. Secondo lui “…Se si sapesse come funzionano le istituzioni europee, si scoprirebbe che i nomi ci sono sotto le decisioni che vengono prese di volta in volta e sono quelli dei ministri o dei capi di Stato o di governo, che si tratti del Consiglio dell’Unione, o del Consiglio europeo… Il Consiglio europeo, come si dovrebbe sapere, è la conferenza al vertice dei capi di Stato o di governo dei Paesi dell’UE, che definisce le priorità e gli orientamenti politici generali dell’Unione, indicando inoltre le linee guida del processo di integrazione europea. Il Consiglio dell’Unione, invece, formato dai governi degli Stati membri rappresentati dai ministri competenti per i temi in discussione, è l’organo legislativo insieme al Parlamento europeo”.

È tutto vero quanto scrive Arnaldo Ferragni. Ma è altrattanto vero però, che tutto ciò non giustifica dichiarazioni infondate, false e irresponsabili da parte dei più alti dirigenti istituzionali della Commissione europea. Cioè dai più alti dirigenti dei “burocrati o tecnocrati, europei”. Proprio di quei dirigenti che sono stati proposti, spesso con tanta insistenza, dalle massime autorità politiche ed istituzionali dei singoli Stati membri. Proprio di quegli alti rappresentanti, che hanno delle responsabilità da rispettare, così come hanno il dovere e l’obbligo istituzionale e morale di riferirsi solo e soltanto ai fatti veri e alle realtà vissute. Perché essi dovrebbero essere consapevoli, almeno, che anche quando simili dichiarazioni, che non rispecchiano la realtà, siano state fatte in buona fede potrebbero permettere ad usi impropri e con delle conseguenze negative.

Quanto sta succedendo in Albania ne è una eloquente testimonianza. Le dichiarazioni dei rappresentanti delle istituzioni europee vengono regolarmente manipolate e mal utilizzate dalla propaganda governativa e dai media controllati dal primo ministro, o da chi per lui. Le dichiarazioni del presidente della Commissione europea o di qualsiasi commissario, vengono propagandate in Albania come decisioni prese dall’Unione europea. Perciò si sbandierano come sostegno istituzionale e come credibilità per l’affannato governo e, soprattutto, per il primo ministro albanese, dandone un po’ di respiro. Tutto ciò ad un solo scopo: quello di disinformare, di condizionare e d’ingannare l’opinione pubblica in un periodo carico di scandali politici e di palesi abusi del potere.

Lo scorso 5 dicembre, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Federica Mogherini, contenta di essere a fianco del primo ministro albanese a Bruxelles “…in un momento estremamente importante del percorso dell’Albania verso l’Unione europea”, dichiarava, rivolgendosi a lui, che “Guidata da lei, l’Albania ha fatto cose eccezionali, specialmente con la riforma della giustizia, la lotta contro la droga e la corruzione” (Patto Sociale n.292)! Dichiarazioni totalmente infondate e false. Il che significa che chi le ha pronunciate non conosceva per niente quell’allarmante realtà albanese, legata alla coltivazione della cannabis in tutto il territorio del Paese e del suo traffico illecito, anche verso le coste italiane, Paese d’origine della Mogherini. Traffico che continua tuttora. Una cosa non si conosceva però il 5 dicembre scorso, almeno pubblicamente: che all’elenco delle droghe si era aggiunta, in modo preoccupante, anche la cocaina. Mentre faceva quelle dichiarazioni, Mogherini non era a conoscenza che la corruzione in Albania era diventata un cancro che stava e sta divorando tutto il tessuto sociale del Paese, partendo dai più alti livelli del potere politico e dell’amministrazione pubblica. Strano! Perché queste cose si sanno ormai non solo in Albania. Ne hanno scritto e parlato anche molti noti media internazionali, compresi quegli italiani. Come mai non le sapeva l’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza?! Oppure, peggio ancora, lei conosceva queste realtà ma, per altri motivi, le ha trascurato, facendo in questo modo un grande danno ai cittadini albanesi ma anche alla credibilità delle stesse istituzioni dell’Unione europea. L’autore dell’appena sopracitato articolo concludeva, scrivendo ”…Parlare ed elogiare i “successi” nella lotta contro la droga e la corruzione, e considerare il primo ministro come campione di tutto ciò, è veramente un insulto e un’offesa per tutti i cittadini. In Albania dichiarazioni del genere fanno resuscitare e ridere anche i morti!”.

Il 20 marzo scorso a Bruxelles si è svolta un’udienza della delegazione albanese, guidata dal primo ministro, con il gruppo “Amici dell’Albania” del Parlamento europeo. Il tema principale era il processo dell’apertura dei negoziati dell’Albania, come Paese candidato all’adesione nell’Unione europea.  In quell’occasione ha parlato anche l’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza. Ebbene, recidiva con le sue dichiarazioni, Mogherini ha detto che lei “…e l’Unione europea sono impressionati dalle riforme intraprese dall’esecutivo (governo albanese; n.d.a.), soprattutto la riforma della giustizia e la lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione” (Sic!).

Queste dichiarazioni dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza sono veramente prive di verità, false e irresponsabili. Sono dichiarazioni che, nel migliore dei casi, testimoniano una totale mancanza di conoscenza della realtà albanese, da parte di chi le ha pronunciate. Ma potrebbero essere, purtroppo, dichiarazioni spinte da altre ragioni, delle quali sarebbero a conoscenza soltanto lei, il primo ministro albanese e pochi altri. Ma sono, comunque, ragioni che urtano con gli interessi dei cittadini albanesi e dell’Albania stessa.

L’autore di queste righe potrebbe scrivere pagine intere, elencando fatti pubblicamente e internazionalmente noti, che contraddicono completamente le sopracitate dichiarazioni dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza. Ma lui è convinto che non servirebbero a niente, perché il peggior sordo è colui che non vuole sentire. Condividendo pienamente quanto scriveva Arnaldo Ferragni, citato al inizio dell’articolo, chi scrive queste righe non potrebbe, però, ignorare il grande danno causato in Albania dalle false e irresponsabili dichiarazioni degli alti rappresentanti dei “burocrati o tecnocrati, europei”. Di quelli che deludono e disamorano molti cittadini dall’Unione europea.

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