Europa

In Germania c’è il nuovo governo (e in Italia?). Ma l’Europa non si muove

Sono occorsi oltre cinque mesi per fare il nuovo governo in Germania, a seguito delle elezioni politiche del 24 settembre dello scorso anno. Angela Merkel è stata eletta cancelliere per la quarta volta e il nuovo governo, dopo il fallito tentativo con i liberali ed i Verdi, è stato fatto di nuovo con i socialisti dell’SPD, riesumando la cosiddetta “Grande Coalizione” che sembrava impossibile a farsi dopo le elezioni. E’ stato un percorso accidentato quello di questi cinque mesi, con morti e feriti metaforici, con cambiamenti d’orientamento quasi improvvisi, con il timore di portare sostegno indiretto ai populisti dell’ultradestra dell’AFD (Alternativa per la Germania), con il timore di sminuire il valore della stabilità e della governabilità, considerati sacri dalla tradizione politica tedesca dopo i disastri di Weimar. La prima vittima, reale e non metaforica, è stata il leader dell’SPD Martin Schulz, dimissionario dalla presidenza del partito e scartato poi per il ministero degli Esteri nel nuovo governo. Sembra scomparso d’un colpo dalla vita politica e i media hanno smesso di fare il suo nome. Anche Angela Merkel è rimasta ferita lei, per fortuna, metaforicamente. Al momento della sua elezione alla Cancelleria le sono mancati al Bundenstag 34 voti. “Franchi tiratori”, ha detto la stampa italiana, assuefatta a questa nascosta presenza nel nostro parlamento da decine di episodi simili durante la vita accidentata della prima Repubblica. Ma anche a governo installato, voci discordanti di alcuni ministri, come quello dell’Interno, si sono discostate dalle posizioni assunte dalla CDU nel precedente governo sulla questione dei migranti e dell’accordo di Schengen e sul delicato e sensibilissimo problema della presenza dell’Islam in Germania. L’Islam fa parte della Germania – aveva dichiarato la Merkel. Ora le si precisa: I musulmani fanno ormai parte della Germania, non l’Islam, che è incompatibile con i nostri valori e le nostre tradizioni cristiane. Un governo, quello nuovo con, al suo interno, posizioni diverse su temi sensibilissimi. Ciò non ha tuttavia impedito alla Merkel di incontrare il presidente francese Macron per una rapida scorsa dell’attualità mondiale e europea e per esprimere un certo timore sui risultati delle elezioni italiane che sembrano, appunto, sancire l’ingovernabilità e l’instabilità per la mancanza di una maggioranza  e confermare timori in ordine ai rapporti con l’Unione europea per la vittoria elettorale di forze politiche euroscettiche o assolutamente contrarie all’Euro. Non è mancata tuttavia la dichiarazione comune sulla necessità di riformare l’Europa, ma non è stata presa nessuna decisione operativa immediata. Quindi un po’ di delusione è stata espressa da quanti da mesi attendevano la soluzione del problema governo in Germania per consentire all’Europa di fare passi avanti e di uscire dal guado. Senza la Germania – si diceva – non è possibile progredire verso una stagione di riforme. Il che rimane vero, com’è altrettanto vero che la Germania di oggi non è più quella coesa e determinata di ieri. La riduzione del peso della CDU-CSU e dell’SPD hanno lasciato segni d’incertezza, non nel senso che la Germania è meno europeista di una volta, ma nel senso che sarà più difficoltoso e irto di ostacoli il cammino che porta a decidere riforme, in accordo con la Francia e con chi ci sta, per rimettere sui binari dell’integrazione questa Unione europea un po’  stordita da quanto le è successo in questi ultimi due o tre anni.

E l’Italia? Sarà in grado di ritrovare stabilità e governabilità? E’ ormai certo che la legge elettorale usata per queste ultime elezioni è quanto di meno indicato per garantire questi due valori. Se avessero incaricato degli specialisti per redigere una legge così anomala, mai sarebbero riusciti a produrne una così perfetta nella sua negatività. Ma i politici allo sbando sono geni nel trovare soluzioni complicate ed impossibili. Le procedure comunque sono avviate, dopo la nomina dei presidenti di Camera e Senato. Attendiamo, fiduciosi a metà, che le procedure continuino, nella speranza che, se riusciranno a trovare una soluzione di governo, anche l’Italia non rinunci a dire pacatamente la sua, non contro, ma accanto a Francia e Germania per migliorare questa Europa un po’ infiacchita e senza immaginazione. Confidare in Macron e nella Merkel, dopo le loro dichiarazioni, ci sembra quasi naturale, ma non vorremmo che l’Italia rimanga soltanto al traino. I suoi interessi, in numerosi campi, coincidono con quelli franco- tedeschi, ma in altri ci distinguiamo per la nostra particolarità di produttori e di tessitori di rapporti che possono giovare all’intera comunità di destino. Siamo geograficamente a Sud dell’Europa, ma la nostra vocazione non è mediterranea ed africana soltanto, è continentale, tanto a livello culturale che a quello economico, anzi, per quest’ultimo la nostra visione è globale ed universale come quelle di Francia e Germania. Le quali, ci piace pensarlo anche se non è del tutto vero, non possono non attendere la formazione del nostro governo, prima di consultarlo e/o di lanciare nuove iniziative. Ma tutto ciò dipenderà anche dal governo che riusciremo ad imbastire.

 

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