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Nuovi limiti dalla Commissione Ue ai costi per operazioni valutarie

La Commissione europea vuole ridurre i costi che le banche dell’Unione europea fanno pagare sui pagamenti transfrontalieri. Le proposte legislative emanate in tal senso dovrebbero ridurre i profitti principalmente per le banche al di fuori dei 19 Stati membri dell’Eurozona. La seconda direttiva UE sui servizi di pagamento (PSD2), entrata in vigore all’inizio dell’anno, infatti, riduce le spese o non prevede commissioni per i pagamenti transnazionali in euro all’interno dell’Eurozona e lascia le commissioni più elevate per le transazioni transfrontaliere da altri Paesi dell’Ue al di fuori dell’area dell’euro. Le spese per la conversione valutaria saranno limitate a un massimo di tre anni per porre fine a spese eccessive quando i cittadini dell’Ue prelevano denaro o utilizzano le loro carte di pagamento all’estero o online per pagamenti in euro o in euro.

Bruxelles vuole porre fine alla conversione dinamica delle valute che scatta quando i cittadini dell’UE acquistano all’estero e decidono di utilizzare l’opzione fornita e pagano nella loro valuta locale ed una banca locale o altri fornitori di servizi di pagamento convertono di conseguenza l’importo della transazione sul posto, applicando una commissione per tale operazione. La mancanza di informazioni spesso porta i consumatori a scegliere l’opzione di conversione valutaria più costosa.

L’autorità bancaria europea avrà il compito di redigere il necessario standard tecnico regolamentare per attuare i nuovi regolamenti, secondo l’esecutivo dell’Ue. La Commissione europea propone un periodo transitorio di tre anni, dopo il quale le banche, le carte di credito e altri servizi di pagamento dovranno mostrare ai consumatori commissioni di conversione valutaria prima di pagare per consentire a ciascun cliente di determinare se è più economico pagare la conversione offerta dalla loro banca o dal servizio di conversione dinamico.

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