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E se tutto fosse vero?

La verità fa male una volta sola. La bugia fa male sempre

Potrebbero non essere semplicemente dei “rumors”, come dicono gli inglesi e gli statunitensi. E cioè potrebbero non essere semplicemente dei pettegolezzi alcune accuse degli ultimi giorni. In attesa che la verità venga fuori definitivamente, dopo la verifica, il giudizio e le decisioni prese nelle apposite sedi ufficiali, l’autore di queste righe sostiene sia doveroso che alcune riflessioni si potrebbero comunque fare. Ciascuno tragga poi le proprie conclusioni.

A dire il vero, in Albania da alcuni anni se ne è scritto e parlato non poco di quello che ultimamente è stato reso pubblico negli Stati Uniti d’America. Per poi essere ripreso, in seguito, dai media albanesi, soprattutto quelli in rete. Si tratterebbe, in sostanza, di una strategia per sostenere alcuni “movimenti”, nella maggior parte di sinistra, o che dalle ideologie della sinistra ne traggono vantaggio, per poi facilitare il controllo del potere politico in diversi paesi del mondo. Tale strategia prevede anche la selezione e il supporto di determinate persone, per farle, in seguito, avere ruoli di primo piano nella vita politica attiva dei rispettivi paesi. Questa strategia da anni viene finanziata da un ben noto speculatore di borsa e multimiliardario statunitense. Strategia che punterebbe anche su alcuni Paesi ex-comunisti dell’Europa dell’est. Strategia che risulterebbe sia stata estesa e adottata con successo anche in Albania, dove il multimiliardario statunitense (o chi per lui) è venuto, non certo per turismo e a più riprese, dagli anni ’90 in poi.

L’Albania è un Paese tra i più poveri dell’Europa, con una democrazia molto fragile che ufficialmente viene classificata come “ibrida”. Il che rende l’Albania molto vulnerabile di fronte a detereminati interventi e influenze. Quanto è accaduto dal 1991 in poi, ne è un’eloquente testimonianza. Compresa anche la nascita e lo sviluppo di quelle che vengono considerate come organizzazioni non governative della società civile. Ebbene, la prima simile organizzazione, costituita subito dopo il crollo della dittatura in Albania come parte integrante di una vasta rete di simili organizzazioni nel mondo, è stata finanziata proprio dallo stesso multimiliardario staunitense. Attualmente molte organizzazioni non governative albanesi, nate in seguito, risulterebbe abbiano diversi “rapporti di parentela” con la “primogenita”. Risulterebbe che generalmente usufruiscono di finanziamenti “diversificati”, provenienti da determinate strutture statunitense e/o dal governo locale. Da sottolineare anche che l’attuale primo ministro albanese risulterebbe essere una delle persone che hanno attivamente contribuito alla costituzione della sopracitata prima organizzazione. Non solo, ma da anni il suo rapporto con il multimiliardario statunitense semrerebbe essere un rapporto di amicizia personale, testimoniato anche dalle presenze reciproche in determinate occasioni importanti, ufficiali e/o private.

Tornando a tutto ciò che potrebbero non essere semplicemente dei “rumors”, come dicono gli inglesi e gli statunitensi, si farà riferimento in seguito a quello che è stato reso pubblico negli Stati Uniti d’America all’inizio di questo mese. Si tratterebbe di un fascicolo di 32 pagine, consegnato alle autorità statunitense dall’organizzazione “Judicial Watch”. Il fascicolo, parte integrante di una denuncia del 26 maggio 2017 contro il Dipartimento di Stato e l’USAID (United States Agency for International Development), è stato redatto riferendosi ai dati avuti in base e nel rispetto dell’Atto sulla Libertà d’Informazione (Freedom of Information Act – FOIA), che prevede il diritto del pubblico di avere accesso ai dati di ogni agenzia federale. Le richieste per avere determinate informazioni, fatte più di un anno fa al Dipartimento di Stato e all’USAID, sono rimaste senza risposta fino al 31 marzo 2017, in violazione dell’obbligo previsto dall’Atto sulla Libertà d’Informazione. Ragion per cui è stata fatta anche la sopracitata denuncia.

Dai dati acquisiti risulterebbe che alcuni fondi dell’USAID, in totale 9 milioni di dollari, sono stati orientati per finanziare la campagna “Giustizia per Tutti”, organizzata in Albania dalla fondazione “East West Management Institute”, che farebbe capo a George Soros. Nel marzo 2017 un gruppo di sei senatori staunitensi ha mandato una lettera all’allora Segretario di Stato Tillerson chiedendoli di indagare sulle accuse secondo le quali il governo americano stava usando soldi dei contribuenti per sostenere gli interventi di Soros in Albania. Nella lettera, tra l’altro, si specificava che “la Fondazione Società Aperta per l’Albania (che fa capo a George Soros; n.d.a.) e i suoi esperti, con finanziamenti dell’USAID, hanno redatto il discutibile Documento Strategico per la Riforma della Giustizia Albanese”. Sottolineando anche l’opinione diffusa in Albania che la Riforma della Giustizia avrebbe come obiettivo “…di dare al primo ministro e al governo di centro sinistra un pieno controllo sul sistema della giustizia”. Nella sopracitata lettera si suggerisce al Dipartimento di Stato di indagare sui stretti rapporti tra l’attuale ambasciatore statunitense in Albania e il primo ministro albanese. Nella lettera si evidenzia anche il fatto che “l’ambasciatore statunitense in Albania […] nominato dall’amministrazione Obama è stato strettamente legato con Soros e il governo socialista albanese”. Nella lettera si evidenzia, altresì, un altro fatto importante. E cioè che “l’amministrazione Obama ha passato in silenzio almeno 9 milioni di dollari statunitensi […] sostenendo direttamente il supporto di Soros per un governo di sinistra in Albania”. Finanziamento che sarebbe stato fatto tramite l’ambasciata degli Stati Uniti a Tirana e l’USAID. Rimanendo sullo stesso tema, all’inizio di questo mese un noto giornalista della statunitense Fox News, commentando lo scandalo del finanziamento dei 9 milioni di dollari e di “finanziamenti occulti della politica”, ha detto “Qual’è la differenza tra la filantropia e l’attività politica? Non c’è nessuna differenza se il tuo nome è George Soros”.

A tempo debito e a più riprese, il lettore de “Il Patto Sociale” è stato informato del progetto strategico del primo ministro albanese e dei suoi sostenitori oltreoceano per controllare il sistema della giustizia. Chi scrive queste righe afferma che sono tanti i fatti accaduti che proverebbero questo controllo, diventato ormai, purtroppo, un’allarmante realtà. Afferma anche che sono tante le prove dello “specifico supporto”, da parte della Fondazione Società Aperta per l’Albania, nella riuscita di questo progetto. Una tra tutte, la dichiarazione del direttore esecutivo della Fondazione alla fine del 2016. Lui era “orgoglioso che gli esperti della Fondazione” avessero “contribuito alla realizzazione della Riforma della Giustizia in Albania”. Sono veramente tanti i fatti e le prove che ci vorrebbero molte pagine per elencare e descrivere tutto. Nel frattempo l’autore di queste righe domanda semplicemente: E se tutto fosse vero? Non gli rimane altro, per il momento, che ricordare una nota frase, secondo la quale a pensare male si fa peccato, ma spesso si azzecca!

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