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Il bracconaggio dell’avorio finanzia le attività terroristiche

La recente scomparsa di Daphne Sheldrick, che da anni si occupava, in Kenya, del salvataggio dei piccoli di elefanti feriti o abbandonati ripropone, ancora una volta, il tema dello sterminio di questi magnifici animali con i conseguenti gravi rischi per la conservazione della specie  e la salvaguardia dell’ecosistema.

La Sheldrick, prima con il marito, direttore del Parco del Tsavo, poi, dopo la sua morte, da sola, ha salvato, dal 1960, più di 230 elefantini orfani ai quali, una volta diventati grandi, ha riconsegnato la libertà. Le sue battaglie contro i bracconieri sono state innumerevoli e a lei si deve una maggiore presa di consapevolezza, sia dei governi che delle popolazioni, dell’importanza di difendere i pachidermi che rappresentano anche una grande attrazione turistica  e perciò un importante ritorno economico. La Regina Elisabetta le assegnò un premio e Daphne fu insignita di una laurea Honoris Causa per avere trovato la formula per alimentare gli elefantini in assenza del latte materno e intolleranti al latte di mucca.

Gli elefantini salvati da Daphne e diventati adulti tornavano spesso a trovarla anche con i loro piccoli dimostrando così come nella nota grande memoria di questi animali sia anche presente la gratitudine, sentimento che troppo spesso manca negli esseri umani.

Proprio alle costanti ricerche della Sheldrick si devono gli impressionanti dati che testimoniano come nel 2016 gli elefanti, in tutta l’Africa, si sono ridotti a circa 400.000 esemplari contri i 3 milioni presenti un secolo prima. Ogni anno vengono uccisi dai bracconieri più di 30.000 elefanti e spesso l’avorio è fonte di denaro non solo per i bracconieri ma anche per le organizzazioni terroristiche come Boko Haram e Al Shabaab.

Certamente in questo ultimo periodo i governi africani, in primis quello del Kenya, hanno iniziato una vera battaglia contro i bracconieri armati di kalashnikov e non più solo di affilate panga, utilizzate per tagliare i tendini delle gambe posteriori degli elefanti e ridurli all’immobilità, ed hanno aumentato i sistemi di controllo e il numero delle guardie nei parchi. Anche le iniziative che hanno portato alla distruzione di ingenti quantitativi di zanne d’avorio sequestrate sono state un segnale a tutti per rendere chiaro che è illegale il commercio di qualunque oggetto d’avorio. Ciò nonostante vi è ancora molto da fare perché il mercato nero continua più fiorente che mai ed ogni elefante rimane a rischio.

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