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Impronte nelle carte d’identità dei Paesi Ue? La lotta al terrorismo incappa nella privacy

Secondo una proposta della Commissione europea per la lotta al terrorismo, le carte d’identità dei Paesi Ue dovranno contenere le impronte digitali e altri dati biometrici dei titolari. Dubbi legati direttamente o indirettamente a questo tipo di misure, e a quelle proposte a dicembre per rafforzare il database di Schengen e gli scambi di informazioni, però, sono già stati sollevati dai garanti per la privacy europei.

“Dobbiamo dare un giro di vite finché non ci sia più spazio né mezzi per i terroristi o i criminali” e questo “significa che dobbiamo bloccare il loro accesso ai soldi, ai documenti falsi, alle armi e agli esplosivi, impedendo loro di attraversare le frontiere indisturbati”, ha affermato il commissario Dimitris Avramopoulos.

In Belgio però il Garante nazionale della privacy ha bocciato la legislazione nazionale che intende rendere obbligatorie le impronte digitali sulla carta d’identità belga dal 2019. E anche il garante Ue per la protezione dei dati Giovanni Buttarelli ha emesso un’opinione piuttosto critica nei confronti delle proposte presentate lo scorso dicembre dalla Commissione Ue, nel precedente pacchetto su sicurezza, visti e controllo delle frontiere. Questo prevede di rafforzare la base di dati del sistema Schengen rendendolo un sistema centralizzato contenente milioni di dati biometrici di cittadini, anche non Ue, facilitando lo scambio di informazioni. “Nella loro forma attuale, le proposte della Commissione altererebbero la struttura e la modalità operativa dei database Ue esistenti e cambierebbero il modo in cui i principi legali fondamentali in quest’area sono stati tradizionalmente interpretati” obbietta il garante, sollecitando “maggiore chiarezza” sulle “precise implicazioni per i diritti e le libertà individuali”.

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