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In attesa di Giustizia: avanti tutta!

Il titolo di questa rubrica evoca aspettative non solo di risultati ma anche di tempi rapidi della Giustizia: una sentenza che giunga a distanza siderale dai fatti oggetto del processo, infatti, non è accettabile.

A volte, anzi piuttosto spesso, capita che una decisione sia rapidissima, almeno con riguardo al momento in cui deve essere adottata…che è poi quello cruciale di un giudizio. Avanti tutta, allora!

Dunque, penserà il lettore, le cose non vanno così male. Parliamone, ma non prima di avere sottoposto alcuni esempi.

Incominciamo dalla fine: dalla Cassazione, organo supremo cui dobbiamo l’interpretazione delle norme, i ricorsi che vengono messi a ruolo di ogni udienza (che inizia, a regola, alle 10 del mattino) sono abitualmente qualche decina. Sì, avete letto bene.

Di ogni ricorso viene fatta una relazione, cioè a dire uno dei Magistrati ne espone sinteticamente l’oggetto e i motivi a sostegno – tutti i partecipanti ne hanno una copia e, si spera, dovrebbero averlo studiato –  dopodiché la parola passa al Procuratore Generale che esprime il suo parere e formula le conclusioni: accoglimento, rigetto o inammissibilità.  Segue la discussione degli avvocati, se presenti: in Cassazione è, infatti, possibile affidarsi al semplice atto scritto.

Trattati tutti i ricorsi (qualche ora passa), la Corte si ritira in camera di consiglio e li decide in un’unica sessione. Provate – è stato fatto da addetti ai lavori – se ne avete voglia e occasione ad andare a cronometrare quanto impiega mediamente a deciderne ognuno: basta far partire il tempo quando il Collegio si ritira e fermarlo quando suona la campanella che avvisa dell’imminenza della lettura dei dispositivi. Il risultato è che ogni ricorso ha avuto a disposizione per essere deciso una manciata di minuti che dovrebbero ricomprendere un confronto dialettico tra cinque Giudici di alto grado, la votazione e la redazione – che non di rado è ancora a mano – del dispositivo.

E così è che questioni di diritto non di rado complesse e il destino degli uomini viene deciso in un batter di ciglia. Alzi la mano chi crede che, una discussione, magari non serrata (parliamo di un minuto o due a testa), tra i cinque ci sia stata e non che ci sia affidati ad una scelta già sostanzialmente preconfezionata dal relatore addirittura ben prima di avere udito il Procuratore Generale e gli avvocati ma solo letto gli atti in splendida solitudine e meramente illustrata agli altri componenti del Collegio.

Tanto varrebbe “monocratizzare” la Corte Suprema, distribuendo meglio le risorse e offrendo maggiore dignità alla trattazione dei casi e ad ogni decisione.

Provate, invece, ad andare a cronometrare il tempo che un Giudice dell’Udienza Preliminare (che dovrebbe essere un “filtro” verso il dibattimento) impiega per decidere se rinviare a giudizio o prosciogliere, anche solo parzialmente, degli imputati: il risultato è il più delle volte analogo alla Cassazione: pochi minuti per esaminare, magari, diverse posizioni e molteplici imputazioni dopo avere ascoltato le ragioni di altrettanti difensori.

Nel prossimo numero de Il Patto Sociale continueremo ad affrontare l’argomento; nel frattempo, però, non lamentatevi più dei tempi biblici della Giustizia: ponetevi, al più, la domanda se questa lo sia.

 

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