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Il 9 maggio è la festa mancata dell’Europa

Il 9 maggio, la festa dell’Europa è ancora una volta un sogno rimandato perché anche quest’anno non potremo festeggiare un’Europa unita contro la criminalità ed il terrorismo, capace di lottare insieme contro le nuove immense povertà economiche e morali, in grado di affrontare in modo razionale ed equo il tragico tema dell’immigrazione con tutti i suoi risvolti sociali e di sicurezza, non potremo affermare con decisione l’avvicinarsi dell’Europa politica né vedere spiragli di ripresa, anche attraverso l uniformità del sistema doganale e fiscale ed una nuova linea di politica economica che impedisca accordi commerciali con paesi terzi, quando le conseguenze sono gravemente dannose per le nostre produzioni.

In sintesi troppe cose non funzionano, ci sono troppi ritardi e troppa burocrazia inutile e bisogna fare ancora molta strada, senza populismi esasperati, senza nazionalismi fini a se stessi ed ai risultati, sempre effimeri, delle elezioni.

Molta strada resta da fare e la domanda inquietante è se veramente il Consiglio europeo ha compreso la gravità della situazione e se i capi di Stato e la Commissione hanno intenzioni chiare su come uscire dal tunnel e cominciare a realizzare, passo dopo passo, le tante promesse fatte ai cittadini europei.

Noi continuiamo a credere che l’Europa unita sia una necessità ma che per raggiungere il traguardo in modo stabile e rispettoso delle storie e della dignità di tutti occorra indire una nuova Convenzione europea, come da anni abbiamo chiesto, una Convenzione chiamata a decidere su temi specifici, punto per punto, ed alla quale possano contribuire anche soggetti esterni alle istituzioni tradizionali.

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