International

Aspettative sempre più incerte

L’orribile peso dell’incertezza ingrandisce tutto, moltiplica le possobilità,
prende per realtà delle chimere e delle chimere per realtà:
questo peso schiacciante non è comparibile a nient’altro

Conte di Mirabeau

Il 15 maggio scorso il primo ministro albanese è stato intervistato da Euronews sulle aspettative europee dell’Albania. Accadeva proprio due giorni prima della riunione del Consiglio europeo a Sofia, durante il semestre della presidenza bulgara. Un importante vertice per discutere sulla prospettiva europea dei Paesi balcanici.

Durante quell’intervista il primo ministro ha cercato di ingannare di nuovo. Con le sue solite acrobazie verbali, ha tentato di schivare le domande dirette del giornalista, molto ben informato sulla vera realtà albanese. Realtà che ormai non si può nascondere e che pesa come un macigno. Perché non si possono più nascondere e negare la corruzione diffusa e la ben radicata criminalità organizzata che convive con i massimi livelli della politica. Non si possono più nascondere e negare i tanti scandali che vedono coinvolti i più alti rappresentanti della maggioranza politica albanese. Non si possono più nascondere e negare le promesse fatte e mai mantenute, nonché i fallimenti continui con le sbandierate riforme, mai realizzate. Compresa quella della giustizia, con la scusa della quale il primo ministro mirava al controllo del sistema. Controllo che, dati e fatti alla mano, sembrerebbe l’abbia finalmente ottenuto. Lui, però, ha cercato di nascondere tutto ciò, nella [sempre più svanita] speranza che si possa avere una decisione positiva, riguardo all’apertura dei negoziati dell’Albania come Paese candidato all’adesione all’Unione europea. Decisione che verrà presa a fine giugno prossimo dal Consiglio dell’Unione europea. Una decisione che diventa sempre più importante per la sopravvivenza politica del primo ministro albanese.

In una simile difficile e disperata situazione personale, lui ha cercato di trattare come un’elemosina l’apertura dei negoziati. Un modo tutto suo, vigliacco, vergognoso e senza alcuna dignità. Lo testimoniano le sue parole dette durante la sopracitata intervista. “Abbiamo bisogno di aprire i negoziati a giugno. Solo questo. Non vogliamo nient’altro. Soltanto aprire i negoziati. All’Europa non costa niente tutto ciò, non pagherà un centesimo. Per noi è questione di vita o di morte. Nel senso che l’apertura dei negoziati per noi significherebbe passare nel futuro e lasciare dietro, finalemente, il passato”. Proprio così, una questione di vita o di morte per il primo ministro albanese. Uno psicologo avrebbe detto che ha parlato non la sua parte razionale, ma il suo subconscio. Morte di chi e di cosa?! Certo non dell’Albania e degli albanesi che, nonostante quanto hanno subito e stanno subendo, senz’altro sopravviveranno anche a questa disgrazia della loro storia.

Durante il sopramenzionato vertice di Sofia si è lasciato capire, diplomaticamente parlando, che per il momento “non ci saranno nuove adesioni”, ma bensì un “nuovo rapporto di ‘partenariato’. Il presidente francese Macron ha ribadito che “Quello che abbiamo visto durante questi ultimi quindici anni è stato un percorso che ha indebolito l’Europa ogni volta che pensiamo di allargarla”. Perché l’Unione europea, ha proseguito lui convinto, “…non ha più regole e continua a muoversi verso un più ampio allargamento”. Il presidente Macron non è contrario che “i Paesi dei Balcani occidentali abbiano uno strategico dialogo rafforzato ed una prospettiva europea”, perché così si possano “seguire le riforme che sono state intraprese e che le incoraggiamo, ma senza essere tolleranti, oppure ipocriti”. Proprio di quella tolleranza e ipocrisia che avrebbe un così vitale bisogno il primo ministro albanese. Finalmente si sta parlando anche di tolleranze e ipocrisie. Era ora e che sia di buon auspicio!

Non solo la Francia e la Germania, ma anche l’Olanda potrebbero non dare il loro consenso a quanto sta aspettando il primo ministro albanese, come “una questione di vita o di morte”. Lo ha dichiarato, all’inizio di questo mese a Tirana, il rappresentante della delegazione olandese della Camera dei Rappresentanti. Riferendosi all’apertura dei negoziati a fine giugno prossimo, lui ha detto “il nostro governo è estremamente esitante“. I motivi sono sempre la corruzione, la criminalità organizzeta ecc. Immediate sono state le reazioni diffamatorie del primo ministro albanese e di alcuni alti rappresentanti della sua maggioranza politica. Ma è stata altrettanto immediata la replica del rappresentante della delegazione della Camera olandese dei Rappresentanti. Durante una sua intervista al noto quotidiano “De Telegraaf”, e riferendosi a quelle diffamazioni, lui ha detto “come si vede, con le nostre domande, abbiamo calpestato qualcosa molto sensibile in Albania. Comunque sia, abbiamo preso nota di tutto”.

Il 25 maggio scorso è arrivato l’ennesimo schiaffo alle aspettative sempre più incerte del primo ministro albanese da parte del presidente della Commissione per gli Affari europei del Bundestag tedesco. Lui, senza mezzi termini, ha dichiarato per il quotidiano “Die Welt” che per il momento è “contro l’inizio dei negoziati per l’adesione dell’Albania (nell’Unione europea; n.d.a.). È molto presto per l’apertura dei negoziati”. L’alto rappresentante del Bundestag ha chiarito che stanno seguendo particolarmente l’andamento e l’esito della “…lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, che arriva fino ai più alti livelli del governo”. Più chiaro di così non si può!

Ormai sempre più persone, in Albania e all’estero, si stanno convincendo che il processo dell’adesione dell’Albania nell’Unione europea è compromesso anche, e soprattutto, dalla realtà vissuta. Realtà dove regna la corruzione diffusa, la connivenza della criminalità con i massimi livelli della politica e dove gli scandali governativi si susseguono l’un l’altro con una paurosa e allarmante frequenza. Ragion per cui risulteranno invani tutti i tentativi e le scuse del primo ministro per dare la colpa agli altri, nel caso di una decisione negativa. Compresi anche i “nemici stranieri”. Come nel periodo buio della dittatura.

Chi scrive queste righe è convinto, come lo ha sempre ribadito, che l’Albania possa e debba aprire i negoziati dell’adesione all’Unione europea solo e soltanto per meriti verificabili e verificati. Non certo per “ragioni geopolitiche di stabilità” e, men che meno, per “elemosina”. Perché se così fosse, non sarà lontano il tempo in cui i problemi esportati dall’Albania saranno maggiori di quelli attuali. Lui è altresì convinto che anche la giustificazione secondo la quale “la situazione potrebbe essere messa sotto controllo dalle istituzioni comunitarie una volta aperti i negoziati” non è realistica e lascia il tempo che trova. Perché la propaganda governativa, sotto la regia del primo ministro, avrà un enorme supporto da tutto ciò. Lui userebbe il “successo” dell’apertura dei negoziati come una potente e vincente alibi per coprire ogni scandalo e altro ancora. Come ha fatto spesso in passato, anche con l’appoggio e la copertura di certi ambasciatori accreditati in Albania e/o di alcuni alti rappresentanti delle istituzioni europee, la Commissione in testa. Attenzione!

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