Politica

Il festival dell’incoerenza e della malafede

Se ci fosse un premio Nobel per l’incoerenza e la malafede non sarebbe difficile trovare coloro che lo meriterebbero. Le recenti vicende politiche italiane e in particolare la crisi costituzionale provocata dai capi politici del M5s e Lega, Di Maio e Salvini, offrono lo spunto per l’assegnazione del premio a questi due personaggi. Ce ne sarebbero altri meritevoli del premio, ma quelli che spiccano per la loro adamantina incongruenza sono i due politici citati. Gli esempi concreti li ricorda Mattia Feltri su La Stampa di oggi. Il primo si riferisce a Luigi Di Maio, che il 18 febbraio scorso affermava: “Carlo Cottarelli ha stilato la lista della spesa che dovrà seguire un governo per prendere soldi dove non servono e metterli dove servono. Il nostro piano di governo ripartirà da lui. Gli altri governi, invece di eliminare le spese inutili e i privilegi hanno eliminato Cottarelli”.

Ieri, però, lo stesso Di Maio ha dichiarato: “Al ministero volevano Cottarelli del Fondo monetario internazionale che ci ha riempito la testa che dobbiamo distruggere la scuola e tagliare la sanità”, ma una personalità indicata da Di Maio per il ministero dell’Economia, Andrea Roventini, prima di proporre Paolo Savona, confermava che “si possono fare tagli mirati alla spesa realizzando il piano Cottarelli”. Un altro M5s, Alessandro Di Battista, domenica sera diceva invece che “Cottarelli è un uomo del Fondo monetario, è la dimostrazione che avevano un piano già pronto”. La coerenza, già! La coerenza! Chi la può pretendere in politica, soprattutto ai massimi livelli, cioè ai livelli di chi pretendeva di fare il presidente del Consiglio? L’incoerenza è redditizia – afferma Feltri – nessuno sarà chiamato a renderne conto, poiché prevale l’avvenenza dell’impudente.

Il secondo spunto lo offre Salvini. “Cottarelli è molto bravo, ha una grande esperienza internazionale” – disse Silvio Berlusconi durante una conferenza stampa nel mese di marzo, mentre alla sua sinistra Matteo Salvini approvava. Ieri però Salvini dichiarava: “Cottarelli è l’emblema di quei poteri forti per i quali l’Italia o si allinea a certi diktat o non ha il diritto di dar seguito alla volontà popolare”. Ma allora, è bravo o è soltanto una personificazione dei poteri forti?

Di Maio, ancora, giovedì scorso: “Della squadra dei ministri se ne occupano il presidente Conte e il presidente Mattarella”. Domenica, invece: “E’ inutile, i governi li scelgono sempre gli stessi”. Ieri, ancora: “Mattarella è andato oltre le sue prerogative”. Prima poteva scegliere ed era assolutamente normale, ora non più. Quindi accuse di tradimento della democrazia, impeachment, messo in stato d’accusa. Secondo Salvini non poteva neanche prima, perché sono i partiti usciti vincitori dalle elezioni che devono decidere il presidente e i ministri del governo. Ma Mattarella ha precisato che la Costituzione gli offre prerogative alle quali non intende sottrarsi e non ha nascosto alla pubblica opinione la sua irritazione per i diktat che gli venivano imposti. Salvini allora s’è scusato – è un semplice fraintendimento: “Ma quale diktat, sono idee, proposte, suggerimenti …” Era giovedì, ma domenica il registro cambia. Anche per Salvini si tratta di poteri forti, di lobby, di banche, di potenze straniere.

Ad un certo punto Paolo Savona non è più un suggerimento, una proposta, E’ una conditio sine qua non per fare il governo, cioè un diktat. Di Maio: “In questi Paese puoi essere un criminale condannato, un condannato per frode fiscale, puoi aver fatto reati contro la Pubblica amministrazione, puoi essere una persona sotto indagine per corruzione e il ministro le puoi fare, ma se hai criticato l’Europa no”. Ancora Di Maio: “Un’alternativa a Savona era Armando Siri”, vale a dire uno che ha patteggiato per bancarotta fraudolenta; è meritevole allora di fare il ministro se lo suggeriscono gli M5s? Ma un altro M5s, Alfonso Bonafede, ha liquidato Cottarelli con questa sentenza: “Non si è nemmeno presentato alle elezioni”. Forse questo illustre personaggio soffre d’amnesia e non ricorda che anche Giuseppe Conte, il presidente da loro designato, non si era presentato alle elezioni e non ricorda nemmeno che neanche Paolo Savona da loro indicato come ministro dell’Economia, si era presentato alle elezioni. E’ possibile che sia l’amnesia responsabile di queste bufale?  Non lo crediamo e siamo convinti che queste bufale funzionano. I fanatici non conoscono la logica, la ragionevolezza, il significato esatto delle parole. Feltri conclude il suo articolo con altri esempi di coerenza e precisione. Salvini, nel dicembre del 2017: “Escluso l’appoggio della Lega a un governo di Maio. Basta vedere Spelacchio a Roma (l’albero di Natale in piazza san Pietro che si è rinsecchito e che perdeva gli aghi, spelacchiando i rami). Dico no al governo Spelacchio, aggiungendo che va bene cambiare idea, ma che “il Movimento cambia idea continuamente”. Di  Maio replicò: “Questa di Salvini è una buona notizia: finalmente vi metterete l’anima in pace su accordi o inciuci rea M5S e Lega”. E poi aggiunse: “Noi cambiamo idea? L’ultima volta aveva detto “perché no?” Ci usa soltanto per fare notizia. Nessun accordo, nessun inciucio”.

Infatti, s’è visto! L’incoerenza è probabilmente un portato dell’attività politica. Non ce ne scandalizziamo oltre misura. Ma la malafede ha una valenza morale che non possiamo accettare ed i politici che la praticano non possono pretendere di essere creduti e rispettati, anche se il fanatismo passa oltre questi difetti e considera le loro bufale come verità assolute.

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