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In attesa di Giustizia: voce dal sen fuggita

Settant’anni della Costituzione, una Costituzione che ha sventato il colpo di mano di una serie di modifiche ed un referendum che l’avrebbero snaturata poteva essere festeggiato meglio: una carta fondamentale in cui riecheggiano lo spirito e il pensiero di Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Camillo Cavour e di giuristi come Bettiol, Calamandrei e – naturalmente – Cesare Beccaria. Quest’ultimo ha avuto ottime ragioni per rivoltarsi nella tomba e anche la statua che lo ricorda, a fianco del Comando della Polizia Locale di Milano, ha mostrato segni di insofferenza.

Il Premier Conte è un giurista e non è pensabile che ignori uno dei parametri costituzionali che costituiscono pietra angolare del sistema penale.

Tuttavia, illustrando il programma di Governo alla Camera e trattando il tema della Giustizia ha parlato di rispetto del principio di colpevolezza. Manca un “non”, il lapsus, risulta più facile alla stregua della declinazione del principio che il legislatore costituzionale ha formulato in termini più timidi della presunzione di innocenza di stampo anglosassone.

Le implicazioni del canone, i giuristi ben lo sanno, non sono di minore impatto sottendendo l’attribuzione dell’onere della prova a carico del Pubblico Ministero, il diritto al silenzio garantito all’accusato e il concetto di ragionevole dubbio.

Ne consegue che la proposizione del Prof. Conte ha fatto scalpore anche tra i non addetti ai lavori perché l’eliminazione di quel “non” esprime una preoccupante prospettiva per chiunque, anche chi nulla abbia in astratto da temere dalla Giustizia per lo sgomentevole pendant con il Davigo – pensiero: non esistono innocenti ma solo colpevoli che non abbiamo ancora scoperto.

Viene da pensare che sia una voce dal sen fuggita,  frutto avvelenato di una full immersion nel programma di governo rivisto e corretto di marca pentaleghista nel quale la parte dedicata alla giustizia è un inno al processo di polizia con accompagnamento di manette soliste.

Insomma, dopo aver sentito parlare di un “contratto di governo” in cui spiccano per il settore giustizia e come previsione di intervento agenti provocatori, intercettazioni ad alzo zero, ripristino di reati depenalizzati, inasprimento delle pene, istituzione della sezione nazionale della Rifle Association dopo la modifica della legittima difesa (che diventerebbe qualcosa di vicino alla licenza di uccidere di 007) e riduzione drastica dei benefici dell’Ordinamento Penitenziario un po’ di confusione sul perimetro delle garanzie per il neo Premier strappato senza preavviso alla sua cattedra di Diritto Privato, è possibile…ma non dovrebbe essere così perché rischia di essere inconsciamente espressiva di una cultura della intolleranza e del sospetto che paventiamo diventi lo spirito guida della legislatura.

D’altronde anche da via Arenula sono stati lanciati messaggi poco rassicuranti nel senso che i sigilli che il Ministro intende guardare, con ammirazione e palpitante attesa, sono quelli apposti alle patrie galere.

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