Costume e Società

For Women In Science, il premio al talento nella ricerca declinato al femminile

Anche quest’anno L’Oréal e Unesco hanno stanziato sei borse di studio vinte da altrettante ricercatrici under 35 che si sono distinte per i loro progetti

400 candidature arrivate da tutta Italia per sei borse di studio e proseguire così, nel proprio Paese, il percorso di ricerca scientifica. Anche quest’anno, nella splendida cornice della Sala di Rappresentanza dell’Università Statale di Milano, si è tenuto il Premio L’Oréal – UNESCO “Per le Donne e la Scienza”, giunto alla sedicesima edizione in Italia, ventesima da quando è stato istituito, che premia sei ricercatrici under 35 selezionate dalla giuria, presieduta dalla scienziata Lucia Votano, sulla base dell’eccellenza riconosciuta ai loro progetti di ricerca. Le vincitrici di questa edizione sono: Gabriella Giancane, Margherita Mauri, Giulia Pasqual, Maria Principe, Gloria Ravegnini, Daniela Rosso, tutte appassionate di scienza sin da bambine e caparbie per aver portato avanti i loro sogni che salvano vite e contribuiscono al benessere di tutti.

Dal 1998 l’Oréal e UNESCO con ‘For Women in Scienze’ hanno conferito un riconoscimento a 3.100 scienziate (82 in Italia), 3.022 sono state le giovani donne di talento che hanno ottenuto una borsa di studio per realizzare progetti di ricerca promettenti, oltre 50 sono state le istituzioni scientifiche di alto livello coinvolte in tutto il mondo, 102 le laureate premiate per avere raggiunto l’eccellenza nelle scienze, incluse tre scienziate che hanno vinto il Premio Nobel, 53 i programmi di borse di studio a livello nazionale e regionale in 117 Paesi, oltre 400 le scienziate coinvolte nel processo di selezione nell’ambito di programmi a livello nazionale e regionale. Un progetto vincente che dimostra quanto la scienza abbia bisogno delle donne  e quanto le donne siano in grado di dare un apporto concreto alla scienza.

I numeri farebbero pensare ad un grande passo in avanti rispetto al ruolo che le donne hanno nel campo della ricerca e delle tecnologia ma, come spesso è stato sottolineato anche nelle altre edizioni del premio, è ancora troppo evidente il gap che esiste tra i risultati e i successi ottenuti, al termine del corso di studi e specializzazione, dagli uomini rispetto a quelli delle donne, sebbene, statistiche alla mano, le giovani laureate superino il numero dei colleghi maschi e i voti ottenuti durante il percorso accademico raggiungano medie molto alte. Se si potesse fotografare la statistica si vedrebbero due linee che per un po’ corrono parallele e poi, di colpo, una si arresta e l’altra prosegue verso ambitissime mete. Naturalmente il discorso, questa volta, non è tipicamente italiano, ma europeo e mondiale perché persiste ancora una certa cultura secondo la quale esistono ‘cose che le donne possono o non possono fare’. E spesso, purtroppo, la società fa sì che certi pregiudizi si trasformino in realtà concreta che porta molte ragazze ad accarezzare il sogno di una carriera scientifica per ripiegare, poi, verso mestieri tranquilli e più tradizionali, che concilino lavoro e famiglia.

Certo, le cose stanno cambiando e sono lontani, per fortuna, i tempi di Marie Curie e Rita Levi Montalcini in cui, a livello nazionale, le donne che studiavano medicina o fisica erano tante quante le dita di una mano. La consapevolezza verso gli studi scientifici sta crescendo ma è il mondo della ricerca che forse predilige adoperare ancora il singolare maschile (parlare al plurale, come in tutti i campi del lavoro, è faticoso!). Il numero delle donne che intraprendono una carriera scientifica è aumentato, dal 1998, del 12% sebbene solo l’11% delle donne scienziate raggiunga ruoli apicali nell’ambito universitario, meno del 30% dei ricercatori è donna e soltanto tre premi Nobel per la scienza sono stati assegnati alle donne. L’Italia, poi, è un paese che ha la più bassa istruzione rispetto agli altri paesi europei e mondiali. A questo infelice primato deve aggiungersi anche un altro dato che sottolinea come il Vecchio Continente non punti molto sulla ricerca: su 220 milioni spesi, infatti, l’Europa si attesta al 20% di spesa, USA e Canada al 30%, il resto è speso dai Paesi asiatici. Una dimostrazione di come non sia un caso se molte innovazioni e sperimentazioni arrivino dai paesi orientali. Alla luce di questi numeri è comprensibile come l’iniziativa di L’Oréal e UNESCO sia preziosissima perché dimostra come, se si vuole davvero cominciare ad abbattere il ‘soffitto di vetro’, ossia il pregiudizio attorno al binomio donna-scienza, si debba valorizzare con convinzione e costanza l’impegno di tante giovani donne. Una goccia nel mare, si direbbe, che sta producendo, però, risultati significativi visto che il numero record di 400 candidature arrivate da tutta Italia sottolinea quanto il riconoscimento sia ambito, apprezzato e soprattutto concreto. Un impegno che, visti i frutti che sta portando, non potrà che continuare, come ha dichiarato il Presidente e AD di L’Orèal Italia, Francois-Xavier Fenart che, introducendo i lavori, ha affermato: “Da molti anni lavoriamo senza tregua affinché le donne nella scienza siano riconosciute, e non smetteremo. Noi vogliamo una società in cui le disparità di genere vengano superate e dimenticate. E’ semplicemente nell’interesse di tutti volere che questo accada poiché in gioco c’è qualcosa che va ben oltre la mera questione della parità di genere: il futuro di tutti noi”.

Anche Milano e la Lombardia si stanno muovendo, come istituzioni, affinché tutti possano usufruire del bello della scienza e non è un caso che il Comune abbia istituito il progetto ‘Steam in the City’ per promuovere la diffusione delle discipline tecnico-scientifiche e delle nuove tecnologie digitali come base formativa necessaria ad assicurare un futuro professionale alle nuove generazioni, mente la Regione abbia puntato sul Nobel per la Ricerca, con l’assegnazione di un milione di euro al miglior progetto di ricerca scientifica che verrà consegnato  durante la manifestazione che si svolgerà il prossimo 8 novembre.

L’Europa sta puntando sempre più alla valorizzazione di scienza e tecnica tanto che il Progetto ‘Horizon 202’0 sarà riproposto insieme al progetto Erasmus, perché rivelatosi importante ogni oltre aspettativa. Come ha sottolineato l’eurodeputata Patrizia Toia adesso si chiamerà ‘Horizon Europe’ e lo stanziamento sarà di 100 miliardi di euro. “Se scienza è tecnica sono centrali per il futuro, quello della donna è un tema molto sentito in Europa perché esistono troppi stereotipi, quali quelli sulla mobilità professionale delle donne, che le fanno sentire ancora delle eccezioni”.

In occasione del 20° anniversario del programma L’Oréal – Unesco For Women in Science è stata lanciata una nuova iniziativa, ‘Male Champions for Women in Science’, che coinvolgerà leader uomini attraverso una carta degli impegni volta a favorirne la collaborazione con le loro colleghe per cambiare il sistema e sfruttare il potenziale delle donne, a beneficio di tutti.

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Raffaella Bisceglia

Pugliese trapiantata a Milano da 13 anni, è laureata in Lingue e Letterature Straniere. Giornalista professionista dal 2001 attualmente svolge l’attività di addetta stampa e collabora con Famiglia Cristiana e Cronaca Qui. In passato ha lavorato, tra gli altri, per le emittenti televisive Telenova e Telepiù, per il quotidiano Il Meridiano e scritto di calcio e televisione per i siti Calciomercato.com e Datasport e il settimanale Controcampo.

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