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Cala il silenzio sul caso Colombo

Cala il silenzio sul caso Colombo

L'attenzione dei media al caso di Marinella Colombo, privata dei figli dalla legge tedesca, va scemando.

Milano, 24 gennaio 2012

Egregio direttore,

è calato il silenzio sulla penosa e triste traversia a cui era (ed è ancora) sottoposta la dott.ssa Marinella Colombo, condannata agli arresti domiciliari, alla quale lo Jugendamt tedesco, con il compiacente assenso della magistratura italiana, ha sottratto i figli Nicolò e Leonardo costringendoli a vivere in Germania con il padre, convivente con una donna che non è la loro mamma,  loro che volevano rimanere in Italia e frequentare la scuola di Milano dalla quale erano stati portati via dalla polizia giudiziaria.  Recentemente a Strasburgo, davanti alla sede del Parlamento europeo, si è svolta una manifestazione di mamme alle quali lo Jugendamt ho tolto i figli, assegnandoli alla potestà paterna e obbligandoli a rimanere in Germania. Lo striscione che inalberavano portava una scritta: “Liberate i nostri figli”. Il quotidiano francese  “Libération” ha pubblicato un  dispaccio dell’AFP in proposito e ha dato la parola al deputato europeo Boulland, membro della commissione delle Petizioni del Parlamento europeo. “I problemi sopraggiungono – ha riferito l’on. Boulland – quando il genitore non tedesco vuole portare il minore nel suo paese, anche solo per una breve visita. E’ allora facile per il genitore tedesco rivolgersi ai cosiddetti servizi di protezione per l’infanzia, lo Jugendamt, e affermare, anche senza prove, che il bambino rischia di essere sottratto. In quel momento si mette in moto la macchina infernale e il genitore straniero si vede togliere il diritto d’affido o di visita, senza neppure essere stato ascoltato e senza possibilità di presentare appello e può perdere così completamente il contatto con suo figlio per lunghi anni. E’ ciò che è successo ad almeno 120 genitori che si sono rivolti al Parlamento europeo con una petizione. Ma il numero di questi casi è molto più elevato, senza che le istituzioni comunitarie, ad eccezione della commissione per le Petizioni, alzi un dito in difesa dei diritti veri dei bambini e di quelli del genitore non tedesco, condannato sistematicamente a soccombere. “La germanizzazione  forzata dei bambini non sembra un’operazione che possa essere ammessa dal Regolamento  europeo  (CE) 2201/2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e all’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale” -  ho affermato in un’interrogazione scritta rivolta alla Commissione europea.
Un caso analogo a quello della dott.ssa Colombo si sta verificando in Maremma vicino a Grosseto. Ne è protagonista innocente una bambina di otto anni, Marcella, di mamma italiana e padre tedesco. Una sentenza del tribunale tedesco l’ha affidata al padre, come di consueto quando la madre è di un’altra nazionalità. La bambina dovrà essere portata in Germania ma a Grosseto c’è già mobilitazione contro questa decisione. Ad aggravare la situazione, come è stato il caso della dott.ssa Colombo, s’aggiunge la non tutela della madre italiana da parte della legislazione nostrana. Sarà facile per il tribunale dei minori italiano aderire alla richiesta del tribunale tedesco, in nome di un accordo internazionale che prevede il riconoscimento reciproco delle sentenze. Sicché l’Italia, in casi simili, si riduce ad essere l’esecutrice di sentenze altrui, in barba alla convenzione dell’Aja sulla tutela dei minori ed al regolamento europeo 2201/2003. Si dirà che il diritto interno della Germania va rispettato e non si terrà conto dei diritti non rispettati della madre italiana e della bambina, se dichiarasse di voler rimanere in Italia. Quando il ministero della Giustizia italiano porrà rimedio a questo palese scompenso? Quando capirà che la tutela del legittimo interesse del cittadino italiano è prioritario rispetto al diritto interno di un Paese amico? E’ così difficile capire il valore delle priorità? Perché l’Autorità centrale per la difesa dei minori non si rende conto di questa situazione di inferiorità in cui si trovano i genitori italiani che hanno a che fare con lo Jugendamt? Ed in cui si trovano i bambini anche quando desiderano rimanere in Italia? Ho chiesto più volte al Ministero degli Esteri di monitorare questi casi verificatisi soltanto in Italia negli ultimi venti o trent’anni. Ma finora ha prevalso il silenzio, colpevole e neghittoso silenzio! Passano i ministri, passano i sottosegretari, la politica lascia il posto alla tecnica, l’elezione alla designazione, ma con disappunto avverto che gli “scompensi”, gli ingiusti ed iniqui scompensi,  rimangono
                                  
Cristiana Muscardini



PS: Interrogazioni scritte presentate alla Commissione europea e petizione popolare presentata al Parlamento europeo:
Interrogazioni:
Lo Jugendamt  (n° E 5589/09) del 5 novembre 2009
Convenzione dell’Aja e ruolo dello Jugendamt (n° E 0908/10) dell’ 11 febbraio 2010
Discriminazione genitoriale (n° E 1894/10) del 10 marzo 2010
Convenzione dell’Aja e ruolo dello Jugendamt (2) – (n° E 2998/10) del 19 aprile 2010
Diritto di famiglia per i minori (n° E 9942/10) del 26 novembre 2010
Il Mandato d’Arresto Europeo (MAE), lo Jugendamt e i genitori europei (n° E 6421/11 del 30 giugno 2011.
Gli abusi del diritto di famiglia tedesco  - del 23 gennaio 2012-01-24
Petizione popolare (n° 1614/2009)
 presentata nel novembre 2009 e dichiarata ricevibile il 19 febbraio 2010 dalla Commissione per la Petizioni del Parlamento europeo, corredata di 2.134 firme, sul servizio sociale per i minorenni tedesco (Jugendamt) e sulla discriminazione di cittadini stranieri da parte delle autorità tedesche per la famiglia.
Sono stati  inoltre investiti della questione i ministri italiani degli Affari esteri e della Giustizia, il presidente della Commissione Barroso e la commissaria Reding


Cristiana Muscardini