Europa

La libera concorrenza fiscale nella Ue resta affidata a Irlanda e Ungheria

L’Ungheria e l’Irlanda non accetteranno alcun tentativo da parte dell’Unione europea di armonizzare le norme societarie e le altre norme fiscali. «La tassazione è una componente importante della concorrenza», ha detto il primo ministro ungherese Viktor Orban in una conferenza stampa congiunta con il suo omologo irlandese, Leo Varadkar, il 4 gennaio. «Non vorremmo vedere alcun regolamento nell’Ue, che vincolerebbe le mani dell’Ungheria in termini di politica fiscale, sia per le tasse sulle società, sia per qualsiasi altra tassa – ha affermato ancora Orban – Non consideriamo l’armonizzazione fiscale una direzione desiderata».

Come riportato dall’agenzia di stampa Reuters, l’Ungheria, che fa molto affidamento sugli investimenti stranieri per alimentare la sua economia, applica l’aliquota fiscale corporativa più bassa dell’Ue al 9%, mentre il tasso irlandese del 12,5% è anche tra i più bassi nel blocco dei 28 membri.

L’Ungheria si è anche detta pronta a sostenere la Polonia per impedire che la Ue adotti sanzioni per le violazioni dello Stato di diritto che il governo polacco vorrebbe introdurre tramite alcuni progetti di riforma. Il vice ministro della Polonia, Konrad Szymański, ha assicurato ai polacchi di non preoccuparsi delle sanzioni dell’Unione europea dopo la visita del Primo ministro polacco Mateusz Morawiecki a Budapest, dove il suo omologo Viktor Orban, che il 3 gennaio, all’emittente pubblica polacca TVP ha assicurato che l’Ungheria non appoggerà le sanzioni (e secondo le regole dell’Unione europea, le sanzioni possono essere varate solo se vi è il voto unanime di tutti gli Stati membri, tra cui l’Ungheria).

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