Europa

Il Parlamento Europeo può salvare la democrazia europea. Lo farà?

Alfredo De Feo *

Il 2 maggio prossimo, la Commissione avvierà le proposte formali per il quadro finanziario pluriennale (QFP), che modellerà l’Europa verso l’orizzonte 2030. Queste proposte arriveranno dopo una lunga preparazione in seno alla Commissione ma anche negli Stati membri. Il QFP non è un semplice rinnovo, ma è la prima risposta concreta dei 27 EUR alla crisi del progetto europeo e alle nuove sfide transnazionali.

C’è il rischio che la narrativa europea presenti questa crisi come uno delle tante con la convinzione che l’Europa troverà, magari, anche le risorse per fare un passo avanti. Ma questa volta è diverso, la crisi non è una crisi degli ambienti diplomatici o delle élite, ma ha investito i cittadini e l’opinione pubblica. La decisione sul QFP post 2020 è un’occasione unica per rilanciare il progetto europeo. In attesa delle proposte, due considerazioni:

  • Il fallimento parziale dell’iniziativa ‘Bilancio focalizzato sui risultati”. Nonostante più di 700 indicatori delle politiche dell’UE non si è presa praticamente alcuna decisione politica, per modificare la legislazione in presenza di risultati modesti. In effetti l’autorità legislativa e di bilancio considera questo esercizio come burocratico e tecnocratico, senza assumerne la titolarità politica. La Commissione dovrebbe trovare il modo di coinvolgere, di più e meglio, l’autorità legislativa e di bilancio in questo processo e concentrarsi su politiche con più valore aggiunto europeo.
  • Il secondo punto riguarda il calendario di approvazione del nuovo QFP; La Commissione ha annunciato che è essenziale che il Consiglio europeo adotti le proposte prima della fine del 2018 e che il Parlamento europeo concluda la procedura prima della sua elezione. Questo calendario, se accettato dal Parlamento europeo, ignorerà la necessità di coinvolgere i cittadini europei nel progetto europeo. L’opportunità di presentare all’opinione pubblica le prossime elezioni europee su un modello diverso d’Europa andrà persa.

La riforma dell’UE verso il 2030, non dovrebbe essere il risultato di un oscuro negoziato tra diplomatici, approvato in extremis da un Parlamento distratto dalle elezioni. Sarebbe l’eccellente opportunità per centrare il dibattito elettorale su temi europei. Sulle scelte di politica europee i partiti hanno necessariamente opinioni diverse le dovranno esprimere e coinvolgere l’opinione pubblica in questo dibattito. I cittadini cosi avranno la prova concreta che il loro voto per il Parlamento influenzerà le scelte politiche dell’Europa 2030.

Per concludere, i partiti politici europei non dovrebbero perdere l’opportunità di costruire i loro progetti europei sulle priorità per il QFP oltre il 2020. Un dibattito elettorale per lo Spitzenkandidaten e le elezioni europee su diversi approcci tra i gruppi convincerà i cittadini europei ad assumere responsabilità e influenzare il corso del progetto europeo. Il prossimo QFP dovrebbe rilanciare la democrazia europea.

Il Parlamento europeo sarà pronto a dire subito chiaramente che non è disponibile a impegnare nelle ultime settimane della legislatura in prossimi 7/10 anni di politica europea, costringendo il Parlamento della prossima legislatura a non partecipare ad alcuna decisione strategica importante.

*Professore Collegio Europeo di Parma, Fellow all’Istituto Universitario Europeo

Twitter @Alfredo231; http://alfredodefeo.blogactiv.eu/author/alfredo-de-feo/

 

 

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