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Il ‘profeta’ Bob Kennedy

A cinquant’anni dall’assassinio i suoi discorsi sono attuali più che mai, come raccontano in un libro Mauro Colombo e Alberto Mattioli

“E gli altri? Come stanno gli altri?” furono le ultime parole pronunciate da Bob Kennedy prima di perdere conoscenza dopo essere stato ferito mortalmente dal giordano di origine palestinese Shiran Shiran nelle cucine dell’Hotel Ambassador di Los Angeles, in California, in piena campagna elettorale per le presidenziali, il 4 giugno 1968 (morirà all’alba del 6 giugno). Il pensiero rivolto alla gente per la quale, se non avesse incrociato quel tragico destino, aveva in serbo tante battaglie, ideali e concrete al tempo stesso. A cinquant’anni dal suo assassinio cosa è cambiato? Cosa è rimasto di quei giorni? E soprattutto come stiamo noi da allora? Ce lo chiediamo e se lo sono chiesti nel libro Parola di Bob (Edizioni In dialogo) Mauro Colombo e Alberto Mattioli, presentato durante una tavola rotonda a Milano. Bob Kennedy fu persona lungimirante, convinta che solo promuovendo consenso attorno all’idea di cambiamento si potessero cambiare davvero le cose. Un’idea, o ideale, completamente o quasi latitante ai giorni nostri in cui cultura striminzita e uso inappropriato di internet, che porta al consenso pubblico basato sulle esigenze dei singoli utenti/elettori, hanno distolto lo sguardo dalla collettività. Bob Kennedy, seppure legato a doppio filo con suo fratello John, fu piuttosto un visionario lungimirante e multiculturale perché aveva capito che il bene, il meglio risiedevano nel lavorare per le esigenze del suo Paese. Fu definito un Don Chisciotte ma i suoi non erano mulini a vento da affrontare ma bisogni reali dell’America: diritti e doveri dell’uomo, il ruolo dei giovani nel cambiamento della società, le sfide per preservare l’ambiente e consegnarlo integro alle nuove generazioni, le cose da cambiare per costruire un mondo più giusto e soprattutto in pace. Aveva colto il vento del cambiamento di quegli anni (partito dalle proteste all’Università di Berkeley nel 1964) e contrastava la staticità del conservatorismo e perbenismo di una certa America ma soprattutto si chiedeva come, per decenni, la malavita organizzata avesse potuto dilagare senza essere ostacolata in quello che era definito il Paese più democratico del mondo dimostrando piuttosto, e paradossalmente, corruzione e connivenza con il male. Denunciò per primo quel malaffare, l’idea che per il bene comune fosse necessaria la partecipazione di tutti e il senso del dovere lo rendevano consapevole del pericolo di cui si stava circondando, consapevole di dover fare i conti con la morte che, puntuale, arrivò a pochi giorni da quei discorsi dai toni profetici che lo avrebbero quasi certamente portato alla Casa Bianca. Bob Kennedy non faceva sconti al suo Paese, gli chiedeva di prendere il meglio della democrazia, di quella democrazia che si fondava sulla cultura classica che ben conosceva, e proprio perché l’America potesse diventare una vera democrazia era convinto che bisognava imparare a guardare a se stessi e non limitarsi solo a denunciare ciò che accadeva oltre cortina o a nascondersi dietro i carri armati degli altri, parole queste che mai alcun leader dei paesi dell’Est aveva (e avrebbe) pronunciato. Democrazia significava parità tra bianchi e neri, svecchiamento dell’economia troppo legata allo statalismo di stampo roosveltiano, partecipazione, chance per tutti, dei giovani in primis dove per giovane non intendeva solo una fase della vita ma uno stato mentale. Idee forti, molte delle quali pronunciate in un esaltante discorso del 21 maggio 1968, appena due settimane prima di essere assassinato, in prima linea, come fino a quel momento nessuno era stato. Un romantico per quei tempi ma un romantico che prima e meglio di altri aveva colto la voglia di quel cambiamento che voleva abbattere i tanti, troppi stereotipi e differenze in un Paese ancora oggi con molte contraddizioni.

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Raffaella Bisceglia

Pugliese trapiantata a Milano da 13 anni, è laureata in Lingue e Letterature Straniere. Giornalista professionista dal 2001 attualmente svolge l’attività di addetta stampa e collabora con Famiglia Cristiana e Cronaca Qui. In passato ha lavorato, tra gli altri, per le emittenti televisive Telenova e Telepiù, per il quotidiano Il Meridiano e scritto di calcio e televisione per i siti Calciomercato.com e Datasport e il settimanale Controcampo.

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