Europa

I controlli sull’immigrazione nella Ue fanno chiudere un occhio sui regimi che bloccano i flussi

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha affermato che l’Ue può celebrare “solidi progressi” che hanno drasticamente ridotto gli arrivi irregolari di immigrati, ma il bilancio proposto dalla Commissione il 2 maggio mostra che la migrazione non è certamente scivolata lungo l’elenco delle priorità.

In effetti, l’aumento di 6 volte del bilancio di Frontex (da 320 milioni a 1,87 miliardi di euro nel 2027) e un corpo di guardie di frontiera permanente da 10.000 persone attestano che l’Europa sta portando avanti gli sforzi in essere già dal 1992 che, con un ritmo accelerato dal 2015, la vedono impegnata ad agire nei confronti di Paesi terzi, soprattutto in Africa, perché fungano da avamposti di sicurezza alle frontiere, impedendo di raggiungere persino le frontiere esterne dell’Ue. Le organizzazioni olandesi Transnational Institute e Stop Wapenhandel hanno analizzato l’impatto di queste politiche di esternalizzazione delle frontiere ed evidenziato che su 35 Paesi cui l’Unione europea dà la priorità per l’avanzamento dei controlli sulle migrazioni, quasi la metà sono retti da un governo autoritario che pongono rischi estremi o elevati per l’esercizio dei diritti umani. Mentre però l’Ue e i suoi Stati membri stanno impiegando risorse limitate per finanziare costose tecnologie e sistemi di sicurezza e sorveglianza alle frontiere, il contenimento dell’immigrazione affidato a Stati dittatoriali inducono i migranti ad intraprendere rotte migratorie più pericolose: la percentuale di decessi registrati agli arrivi nel 2017 è stata oltre 5 volte più alta rispetto al 2015 e molte altre morti in mare e nei deserti in Nord Africa non vengono mai registrate.

Per molti anni il presidente sudanese Omar al-Bashir è stato un paria internazionale, ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra durante la guerra del Darfur (principali responsabili di questi crimini erano i combattenti della milizia Janjaweed, che ora fanno parte delle Forze di supporto rapido, la guardia di frontiera ufficiale), ma l’Ue sta ora fornendo sostegno a queste autorità di confine sudanesi e ha iniziato a portare il regime di al-Bashir fuori dall’isolamento internazionale.

La combinazione di sostegno per i governi autoritari e la diversione delle risorse dalla spesa tanto necessaria per l’istruzione, l’assistenza sanitaria, l’adattamento climatico alimenta una situazione insostenibile, minacciando lo sviluppo economico, la sicurezza e la stabilità interna in molti Paesi.

Ancora, l’Ue ha finanziato l’acquisto di veicoli corazzati dalla compagnia turca Otokar e imbarcazioni dal costruttore olandese Damen per la sorveglianza delle frontiere da parte della Turchia. La Germania ha fornito alla Tunisia una vasta gamma di attrezzature per la sicurezza delle frontiere, principalmente dal gigante europeo delle armi Airbus e da Hensoldt, la sua ex divisione di sicurezza delle frontiere. Aziende come Gemalto, che presto saranno rilevate dalla società armatoriale francese Thales, Veridos, una joint venture tedesca, e la francese OT-Morpho, hanno esportato sistemi di identificazione (biometrici) e documenti di identità digitali nei Paesi africani.

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