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16 mila cristiani assassinati in tre anni in Nigeria

I vescovi chiedono aiuto all’Occidente, che rimarrà zitto

Il Foglio di oggi, nell’editoriale di prima pagina, dà voce e spazio alla richiesta di aiuto rivolta all’Occidente dai vescovi nigeriani. “E’ in corso una pulizia etnica” – hanno dichiarato, contraddicendo il Papa che ha più volte invitato alla prudenza circa l’uso di tale termine: “A me non piace, e voglio dirlo chiaramente, a me non piace quando si parla di un genocidio dei cristiani: questo è un riduzionismo, è un riduzionismo. La verità è una persecuzione che porta i cristiani alla fedeltà, alla coerenza nella propria fede. Non facciamo un riduzionismo sociologico di quello che è un mistero della fede: il martirio”. Non vogliamo ridurre ciò che succede in Nigeria ad una polemica sull’interpretazione da dare al fenomeno. Certo, il martirio nella scala dei valori, viene prima della pulizia etnica, è un mistero di fede che non si deve ridurre a fatto puramente sociologico, ma qualunque sia la lettura del fenomeno, un dato è certo: in Nigeria in tre anni sono stati assassinati 16 mila cristiani, vale a dire la popolazione di un’intera città come Todi, o Sorrento, o Brunico. Il fatto che ha provocato l’intervento dei vescovi è stato l’assassinio di più di cento contadini cristiani  avvenuto il 23 giugno scorso nello stato di Plateau, nella Nigeria Centrale. Gli autori del massacro sono stati i pastori islamici fulani, una etnia nomade dedita alla pastorizia e al commercio. E’ in questa occasione che il vescovo di Gboko, mons. William Amove Avenya, ha parlato di “una vera e propria pulizia etnica” ed ha invitato a “non commettere lo stesso errore che è stato fatto con il genocidio in Ruanda. Era sotto gli occhi di tutti, ma nessuno lo ha fermato. E sappiamo bene come è andata a finire”, ha aggiunto. Nel 2018, nel solo stato di Benue ci sono stati 492 morti. Nella diocesi di Maiduguri in gennaio, ce ne sono stati più di settanta. Il vescovo Oliver Dashe Doeme tiene la conta delle vittime dei fulani con quelle perpetrate dai miliziani jihadisti di Boko Haram (2.050), tra stupri, incendi e distruzioni di chiese e rapimenti quasi sempre di ragazze. I vescovi denunciano l’esistenza di una chiara agenda per islamizzare la Middle Belt nigeriana, un termine che designa la regione centrale della Nigeria. I principali ispiratori di questa strategia sono il governo e il presidente Muhammadu Buhari, di etnia fulani. In un comunicato della Conferenza episcopale nigeriana di qualche giorno fa si legge che “Non si può più considerare una mera coincidenza il fatto che gli autori di questi crimini odiosi sono della stessa religione di coloro che controllano gli apparati di sicurezza, incluso lo stesso presidente. Le parole non bastano al presidente e ai capi dei servizi di sicurezza per convincere il resto della cittadinanza che i massacri non facciano parte di un progetto religioso più ampio. Questi assassini “sono criminali e terroristi, ma non fanno le stesse cose nei territori a maggioranza musulmana” – ha aggiunto mons. William Amove Avenya in una dichiarazione all’ “Aiuto alla chiesa che soffre”. Sono da anni che le chiese cristiane della Nigeria lanciano l’allarme, invocando un aiuto dell’Occidente, che non è mai arrivato. Non si tratta solo di un nuovo Ruanda; la partita è ben più grossa e decisiva – afferma Il Foglio – e cita uno dei massimi studiosi delle religioni, Philip Jenkins, il quale ha scritto che “l’equilibrio tra islam e cristianesimo in Africa sarà deciso in Nigeria” che secondo tutte le stime diverrà entro trent’anni uno tra i dieci paesi con più cristiani al mondo.

E l’Occidente? Che farà l’Occidente? Nulla, temiamo, come non ha fatto nulla per il genocidio etnico in Ruanda. E l’Italia? E la Santa Sede? L’Italia è troppo impegnata a piangere le vittime delle tragiche migrazioni sui gommoni insicuri nel Mediterraneo e a maledire chi vuole bloccare questo commercio di persone. Le migliaia di vittime innocenti che vengono trucidate in Nigeria per mano assassina, nell’intento di far scomparire i cristiani da quelle terre non interessano nessuno, nemmeno gli “indignati” in servizio permanente effettivo, soprattutto se si tratta di credenti in Dio.

La Santa Sede grida al “martirio”, non al genocidio religioso, e non trova nemmeno il tempo di includere nella liturgia della “preghiera universale” in ogni messa, un ricordo particolare per questi fratelli martiri. L’Occidente sta diventando a-cristiano e rifiutando le radici cristiane che l’hanno ispirato si autocondanna al declino e rischia di soccombere alla occupazione islamica.

Grazie al Foglio ed all’autore dell’articolo, Matteo Matzuzzi, che hanno la sensibilità di porre in prima pagina una notizia che altri organi d’informazione nascondono.

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