International

Dannoso operato di alcuni rappresentanti

I diplomatici tradiscono tutto, tranne che le loro emozioni.

Victor Hugo

Dopo il crollo della dittatura comunista, il ruolo dei rappresentanti diplomatici e delle istituzioni internazionali è stato determinante e di grande importanza. Positivo, quando hanno contribuito alla costituzione di una nuova società democratica e allo sviluppo del paese, negativo, quando hanno fatto il contrario, servendo determinati interessi personali e di gruppi occulti. E lo hanno fatto. Almeno alcuni di loro. Ma non sempre, come è stato in seguito dimostrato, hanno agito in conformità con le politiche e gli obiettivi degli Stati che rappresentavano. Spesso avrebbero agito a titolo personale, seguendo e obbedendo a degli interessi occulti. Soprattutto durante questi ultimi anni.

In Albania i rappresentanti diplomatici non sempre hanno rispettato quanto prevede e stabilisce la Convenzione di Vienna. Convenzione entrata in vigore il 18 aprile 1961 che, tra l’altro, sancisce i diritti e/o i doveri che determinano e disciplinano le norme del diritto internazionale e l’operato degli stessi rappresentanti diplomatici. E lo hanno fatto perché essi obbedivano a quanto era stato chiesto loro dalle istituzioni e/o da gruppi d’interesse del paese che rappresentavano. Oppure perché, di loro propria iniziativa, avevano assunto una determinata posizione e svolgevano un altrettanto determinato ruolo. Di certo la ”colpa” non è stata tutta loro. Perché c’è stato sempre anche chi chiedeva, ordinava e ricompensava. Perciò la “colpa” è stata ed è tuttora anche e soprattutto di quelli che hanno chiesto e/o permesso che tutto ciò accadesse.

Alcuni ambasciatori, in determinate e cruciali occasioni, dovevano agire solo e soltanto secondo i loro obblighi istituzionali. Almeno dovevano informare correttamente le istituzioni che rappresentavano delle problematiche realtà albanesi. Ma non lo hanno fatto. Invece, in altre determinate occasioni, dovevano tacere e non assumere attributi che non spettava loro, sempre secondo i loro obblighi istituzionali, e non lo hanno fatto. Hanno scelto di schierarsi a fianco dei rappresentanti del potere politico, primo ministro in testa. Lo hanno fatto anche quando loro avevano del torto marcio e andavano apertamente contro gli interessi dei cittadini e del paese ospitante. Lo hanno fatto, nonostante avessero avuto sempre tutte le necessarie informazioni sulla vera e vissuta realtà. Ma hanno scelto diversamente, incuranti che con le loro dichiarazioni, atteggiamenti e/o atti pubblici potevano aiutare il male. Lo hanno fatto, altalenandosi tra il ruolo di governatore dell’Albania, a quello di portavoce del primo ministro (Patto Sociale n.254; 283; 284; 288; 290; 292; 293 ecc.). Le cattive lingue sono convinte che tutto ciò sia accaduto solo e soltanto in cambio di cospicui benefici materiali e non solo. E come spesso è successo, le cattive lingue hanno avuto l’occhio lungo, sapendo bene quello che hanno detto.

Una significativa sintesi dei problematici e spesso dannosi atteggiamenti di certi ambasciatori e altri rappresentanti delle istituzioni internazionali, presenti in Albania è stata fatta il 15 dicembre 2017, durante una trasmissione televisiva in prima serata, dall’attuale ambasciatore dell’OSCE in Albania, dall’ottobre 2016. Egli è un buon conoscitore della realtà albanese, essendo stato anche l’ambasciatore della Germania a Tirana nel periodo 2007 – 2010. Facendo mea culpa, l’ambasciatore ha dichairato, tra l’altro, che “È proprio il caso di una riflessione per la comunità internazionale su quello che è andato male in Albania, nel senso della democrazia, perché c’è una percezione, secondo la quale sembra che quando le cose vanno bene è tutto merito degli stranieri, mentre quando vanno male la responsabilità è delle autorià locali”.

Un significativo caso è quello legato alla massiccia coltivazione della cannabis su tutto il territorio e il traffico illecito della cannabis e di altre droghe pesanti. Una seria ed attuale preoccupazione per diverse agenzie specializzate, sia in Europa che negli Stati Uniti d’America, ma che è stata costantemente e ostinatamente ignorata e negata dall’ambasciatore statunitense e dalla rappresentante dell’Unione europea. Parlando di questa allarmante realtà, il loro collega dell’OSCE, durante la sopracitata intervista, ha dicharato che “C’è stato un prolungato silenzio, mentre il problema pullulava, finché scoppiò”. Per poi proseguire, chiedendosi “Cosa poteva fare meglio la comunità internazionale? Ho regolarmente riflettuto su questa situazione (della cannabis; n.d.a.). Far sapere chiaramente e dall’inizio i problemi è qualcosa che aiuta tutti.[…] Penso che tutti stiamo cercando di trarre delle conclusioni da quello che è ormai successo”.

Quanto è accaduto in Albania ultimamente dimostra, evidenze alla mano, che alcuni ambasciatori, con il loro operato, si sono comportati come dei veri governatori dell’Albania.  Oltrepassando e ignorando così anche quanto previsto dalla Convenzione di Vienna. Ovvimanente tutto ciò non poteva succedere senza il beneplacito del potere politico locale. Un caso eclatante è stato quello della riforma del sistema di giustizia. Riforma che, nonostante quanto è stato detto e propagandato dal 2016 ad oggi, sia dal primo ministro che dall’ambasciatore statunitense e da quella dell’Unione europea, in realtà ha attualmente bloccato il sistema stesso. Basta riferirsi soltanto all’incapacità, ormai da alcune settimane, della Corte Costituzionale di deliberare (Patto Sociale n.314). Le conseguenze sono già evidenti e molto serie. Ma il vero e grave problema è che ormai il sistema della giustizia viene controllato dal primo ministro. Gli ultimi allarmanti sviluppi in Albania rappresentano delle ulteriori e serie avvisaglie del ritorno ad un sistema totalitario. Tutto ciò grazie anche all’incondizionato appoggio dei sopramenzionati ambasciatori e di alcuni altri rappresentanti delle istituzioni internazionali, subalterni a loro, che dovevano sostenere tecnicamente la riforma.

Le allarmanti conseguenze di questa situazione si stanno evidenziando chiaramente anche dallo scandalo, tuttora in corso, del Teatro Nazionale (Patto Sociale n.316). Giovedì scorso il Parlamento, con i soli voti della maggioranza governativa, ha approvato una legge speciale, con procedure d’urgenza, in palese contrasto con quanto prevede la Costituzione e le leggi in vigore nella Repubblica d’Albania. Legge che prevede l’abbattimento del Teatro, il passaggio ad un costruttore privato e la costruzione, al posto del Teatro, di alcuni mostri di cemento armato. Una fonte milionaria di profitti corruttivi per chi lo ha ideato e ormai permesso quella legge anticostituzionale. Ma la Corte Costituzionale non può più deliberare. Chissà se per caso?! Mentre gli ambasciatori continuano a non vedere e non sapere niente.

Chi scrive queste righe è convinto che anche simili dannosi operati, di certi rappresentanti diplomatici, possano agevolare il ritorno ad un regime totalitario in Albania. Tra poco, a fine mandato, i due sopracitati ambasciatori lasceranno l’Albania. Se ne andranno, ma lasceranno dietro non pochi seri problemi, creati anche da loro stessi. Egli non saprà mai però, se e come hanno tradito anche la loro coscienza. Se ne hanno una.

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