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Usciamo dall’incantesimo degli affabulatori

Mentre, per chi può, comincia il tempo delle vacanze ad altri continua a mancare il tempo della meditazione. Abbiamo vissuto anni nei quali dichiarare è stato, ed è purtroppo ancora, più importante che fare, e fare ha significato agire sulla scorta delle proprie idee, a prescindere da quanto servisse alla gente ed al Paese.

Oggi è diventata ormai evidente l’incapacità di troppi di studiare i problemi, nella loro complessità, prima di passare alle dichiarazioni ed alle azioni. Il problema non è certo solo italiano: la mondializzazione degli errori, delle superficialità, delle arroganze è sicuramente riuscita e sta trascinando troppi stati, e troppi politici, verso la strada dell’ “uomo solo al comando”, ciascuno immemore di cosa hanno significato, nel secolo scorso, i regimi totalitari ed egocentrici.

La velocità della comunicazione, con i sistemi informatici, impedisce di rileggere quanto si è scritto di getto, tutto deve essere immediato, dall’insulto alla minaccia, dalla promessa alla blandizia. E l’egocentrismo, il delirio di onnipotenza, che non termina neppure quando si è perso, la certezza assoluta di essere superiori e migliori di tutti coinvolge, ad ogni livello, impedendo di valutare conseguenze personali e collettive.

Si è detto molto sulla necessità di riformare la politica: dall’Unione europea all’Italia i molti nodi venuti al pettine dimostrano che è un problema di uomini e donne all’interno delle istituzioni, per riformare quegli esseri umani, che sono stati e sono cattivo esempio e sprovveduti maestri, la strada è lunga ed impervia. A chi spetterà, nel caso che abbiamo lasciato crescere, riinsegnare il concetto di giustizia e correttezza, di autorità senza autoritarismi o spacconate, di bene comune, di comprensione, nella fermezza di leggi e regole, di giusto profitto e di attenzione sociale, solo per fare qualche esempio? Chi riporterà la discussione sulla differenza tra libertà e sopruso? Chi parlerà di empatia e saprà condannare l’anaffettività e l’egocentrismo che tanta indifferenza ci ha insegnato? Chi parlando in difesa della famiglia avrà il coraggio di ammettere che famiglie disastrate emotivamente, e travolte dalle ferree leggi del consumismo e dell’apparenza, hanno prodotto i disperati figli che governano con arroganza o si sballano di droghe e violenze?

Si possono anche chiudere i porti se si aprono le menti per trovare soluzioni giuste ed efficaci perché in una società civile la morte ed il dolore degli altri non può lasciare inerti così come è legittimo difendere la propria vita e le proprie conquiste. Non saranno i robot né i cantaTwitter, penosa parodia dei cantastorie, a salvarci. Senza aspettare l’uomo della provvidenza, che spesso è il nostro carnefice, alziamo ciascuno la testa: ogni società si basa su individui che non operano soltanto per il proprio tornaconto. Usciamo dal privato dove ci siamo nascosti e rifuggiamo dal tanto peggio tanto meglio, dalle scelte di rabbia e dall’incantesimo degli affabulatori, usciamo.

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