Attualità

La priorità dimenticata: la tutela del Made in Italy

All’interno dello stonato coro composto da tutti i soggetti politici italiani dell’opposizione e della maggioranza, nel quale ognuno canta a squarciagola la propria filastrocca con tematiche politiche ma soprattutto economiche assolutamente stonate, si assiste a evoluzioni molto importanti che esulano dai temi consueti e risultano assolutamente dimenticate o per negligenza o per ignoranza da entrambi gli schieramenti.

Nel 2016 i parlamentari europei italiani che votarono l’abolizione dei dazi sulle importazioni di olio tunisino giustificarono tale scelta con la volontà di offrire un sostegno economico ma anche politico alla nascente democrazia tunisina. Nel primo trimestre di quest’anno tali importazioni di olio “democratico” tunisino risultano quadruplicate (oltre 20.000 tonnellate nel 1° trimestre del 2018), rendendo ancora una volta l’intero settore dell’olivicoltura italiano l’unico a farsi carico di una nascente democrazia nord africana, quando invece scelte di tali portata politico-economica andrebbe equamente suddivise tra tutti i cittadini italiani e non ricadere sulle spalle di un unico settore, peraltro già in difficoltà con la crisi della xylella. Una scelta ed una strategia politica perfettamente in linea del resto con quella adottata dal governo Renzi nel 2015  il quale, per permettere la realizzazione di uno stabilimento Piaggio in Vietnam, tolse i dazi al riso vietnamita mettendo in grave difficoltà la risicoltura italiana (prima nel mondo qualitativamente) la quale si è fatta carico da sola della volontà di espansione di un privato imprenditore senza peraltro avere nessun tipo di ricaduta occupazionale su suolo italiano.

Nelle ultime settimane poi in Europa Carrefour e Tesco hanno deciso di formare un unico Gruppo d’Acquisto in modo da creare delle sinergie di costi che si manifesteranno mediamente con un risparmio di circa 400 milioni di euro all’anno. Una scelta che va verso la sempre maggiore centralizzazione dei Gruppi d’Acquisto che paradossalmente è assolutamente in controtendenza con la localizzazione e le richieste di riconoscimenti localistici della politica. La decisione dei due gruppi internazionali della distribuzione tutto sommato rientrerebbe nella logica del controllo dei costi  ma evidenzia, ancora una volta, come l’Italia abbia rinunciato a giocare un proprio ruolo nel settore della distribuzione. Una scelta miope imputabile esclusivamente all’imprenditoria italiana che ha dismesso tutte le catene distributive italiane evitando di proporsi nel mercato europeo.

La notizia purtroppo del nascente Gruppo d’Acquisto porta però con se un aspetto molto più serio in quanto Carrefour e Tesco hanno deciso di adottare l’etichettatura a semaforo, nel senso cioè di apporre esattamente come in Inghilterra il colore rosso, giallo e verde a seconda del contenuto calorico e di grassi. In questo senso basti pensare che il Parmigiano Reggiano, da sempre miglior formaggio al mondo, verrà adornato con il classico colore rosso del semaforo. Di fatto questo tipo di alleanza commerciale provocherà i suoi maggiori effetti proprio nei confronti delle eccellenze del settore agroalimentare italiano.

In altre parole la tutela dei prodotti del Made in Italy  viene ancora una volta posta in seria difficoltà attraverso  l’importazione dell’olio tunisino e la creazione di un Gruppo d’Acquisto che adotterà un’etichettatura sostanzialmente contraria alle eccellenze agro-alimentari del nostro Paese. Due fattori quindi che dimostrano l’assoluta inconsistenza, a livello strategico ed economico, della classe politica italiana tanto della maggioranza quanto dell’opposizione risucchiate da tematiche che nulla hanno a che fare con il vero sviluppo economico italiano.

Tutto questo in perfetta continuità con gli ultimi governi che a partire dal 2015 avevano assicurato una dotazione di 34 milioni per la lotta all’“italian sounding” della quale si è persa ogni traccia. Per non parlare della ridicola iniziativa “italian taste” attribuibile ai ministri Calenda e Martina (già ampiamente trattata  https://www.ilpattosociale.it/2018/05/10/made-in-italy-lennesima-sconfitta/) ed eccessivamente cassata dall’Unione europea stessa in forza della competenza relativa al made in.

Possono risultare divisi dagli approcci politici e dalle priorità etiche tuttavia il governo e l’opposizione sono le due facce della medesima medaglia, cioè della incapacità di leggere in una prospettiva economica futura gli avvenimenti attuali e con loro gli effetti che questi riusciranno a determinare nel medio come nel lungo termine.

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