Costume e Società

L’economia circolare: cos’è? A che serve?

Un convegno a Bologna organizzato dal Movimento europeo

Se ne parlerà a Bologna il 18 e 19 luglio, nel corso di un workshop organizzato dal Consiglio Italiano del Movimento europeo. La risposta all’interrogativo del titolo la dà il prof. Virgilio Dastoli, presidente dell’ente organizzatore: “Si tratta di una nuova politica adottata a livello europeo, che unisce aspetti riguardanti l’investimento, le nuove forme di produzione e la qualità dell’ambiente, responsabilizzando poteri locali, produttori e consumatori. A differenza dell’economia orizzontale, che getta i prodotti consumati, inquinando e sprecando risorse, quella circolare realizza prodotti riciclabili, affinché il loro riutilizzo sia utile anche all’economia. Per questo è circolare: parte dall’inizio della produzione e si conclude con il riutilizzo dei prodotti consumati”.

Nel 2015 la Commissione europea ha presentato un piano che prevede un programma d’azione basato su quattro elementi fondamentali:  1) la produzione, che solleciti a realizzare un prodotto coerente con l’idea dell’economia circolare; 2) il consumo, quindi la cultura del consumatore responsabile; 3) la gestione dei rifiuti, in modo che siano sicuri per l’ambiente; 4) la trasformazione dei rifiuti in prodotti riciclabili che consentano di riutilizzare le materie prime. I settori prioritari sono la plastica, i rifiuti elementari che chiamiamo “indifferenziati”, quelli provenienti dalle costruzioni e dalle demolizioni e infine quelli elettronici.

Questo tipo di economia cambierà la vita dei cittadini? Essa presenta due vantaggi evidenti: rendere gli ambienti in cui viviamo ecologicamente sostenibili e sfruttare i prodotti dal punto di vista dell’economia reale. I sistemi economici, infatti, sono sempre più competitivi se rispettano il ciclo dell’economia circolare, si pensi alla produzione di energia attraverso la trasformazione dei rifiuti, come accade già in Germania. Ai produttori invece incombe la responsabilità, fin dal momento in cui definiscono un prodotto, di concepirlo nella logica dell’economia circolare, cambiando così il sistema di produzione. Le direttive europee creano obbligazioni non soltanto per le pubbliche autorità, ma anche per i produttori. Per quando riguarda la progettazione ecocompatibile, ad esempio, le direttive indicano obblighi di progettazione e marcatura.

E l’Italia, a che punto è con questo nuovo tipo di economia? “Dai rottami di Brescia, agli stracci di Prato, alla carta da macero di Lucca, l’Italia, povera di risorse, ha sempre praticato forme di uso efficienti, intelligenti e innovative della materia, partendo da concetti semplici come riciclo e riuso, che oggi sono entrati a far parte del paradigma economia circolare”- afferma un documento dell’Enel e di Fondazione Symbola che verrà presentato all’incontro di Bologna e che illustra 100 storie di successo della nostra green economy. Grazie a queste tradizioni virtuose e alla nostra capacità nazionale di ribaltare un limite in un’opportunità, siamo tra i Paesi più avanzati nell’economia circolare. L’Italia, infatti, con 256,3 tonnellate per milione di euro prodotto, è il più efficiente tra i partner europei nel consumo di materia; subito dopo viene la Gran Bretagna che impiega 223,4 tonnellate di materia per milione di euro e che ha però un’economia più legata alla finanza. Inoltre, l’Italia è seconda in Europa per riciclo industriale, con 48,5 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi avviati a recupero, ma dopo la Germania con 59,2 milioni di tonnellate e prima della Francia (29,9 t.), del Regno Unito (29,9 t.) e della Spagna (27 t.). Questa nostra maggiore efficienza si traduce in minori costi produttivi, in minore dipendenza dall’estero per le risorse e in maggiore competitività e innovazione. Ci auguriamo che l’iniziativa del Movimento europeo trovi riscontro nell’informazione e convinca produttori e cittadini a seguire le indicazioni che l’economia circolare ci offre per il miglioramento dell’ambiente e per i vantaggi che essa ci procura.

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