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Il racket animale rende davvero bene alle ecomafie

Secondo il Rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente, il 2017 è stato l’hannus horribilis per i crimini ai danni dell’ambiente e degli animali. Sebbene siano state emesse, lungo il corso dell’anno, 538 ordinanze di custodia cautelare per reati ambientali (139,5% in più rispetto al 2016, fonti del Ministero della Giustizia), grazie alla Legge 68, l’emergenza rimane perché, sempre secondo i dati di Legambiente, ai soli danni di animali le infrazioni gravi sarebbero state 7.008. Questi numeri appartengono al fatturato delle ecomafie (14,1 miliardi) che registra una crescita del 9,4%, dovuta soprattutto alla lievitazione nel ciclo dei rifiuti, nelle filiere agroalimentari e nel racket animale. Solo nel settore degli animali – una delle 6 macro aree del rapporto (insieme a cemento, rifiuti, archeomafia e incendi) si sono registrate 6.083 denunce, 24 arresti e 2017 sequestri. Se il 2017 è l’anno del rilancio delle inchieste contro i trafficanti di rifiuti – il  settore in cui si  concentra la percentuale più alta di illeciti (24%) – i delitti contro gli animali e la fauna selvatica arrivano subito dopo con una percentuale del 22,8%. Legambiente propone di approvare un disegno di legge sui delitti contro flora  e fauna protette inserendo un nuovo articolo che preveda pene davvero severe (fino a sei anni di reclusione e multe fino a 150.000 euro) per tutti coloro che si macchiano di tali crimini.

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