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Achtung Binational Babies: un’altra mamma si avvia verso la prigione

Il terribile crimine è di non essere tedesca, ma solo un altro utero al servizio dei tedeschi

Valérie, che vive in Francia, alla frontiera con la Germania, si era separata dal marito quando i due bambini erano piccoli. Lui, come spesso succede, li ha trattenuti in Germania. I bambini non hanno più visto la mamma. La giustizia francese, incapace di far rientrare i due bambini, aveva però sentenziato con il divorzio che nessun alimento era dovuto. La giustizia tedesca, che ritiene di NON dover considerare le decisioni emesse in altri Paesi dell’Unione (!), ha invece preteso da lei gli alimenti per i due figli che Valérie non vede da 13 anni per volontà del padre, sostenuto dall’apparato familiare del suo paese. Da un po’ di tempo Valérie paga 150 euro al mese, come accordato nel procedimento che si è aperto in Francia dopo la visita dell’ufficiale giudiziario, deciso a pignorare, su incarico dall’avvocato dell’ex-marito.

Ma questo non basta ai dominatori dell’Europa: pochi giorni fa, questa mamma si è vista recapitare un’ordinanza penale. Valérie è stata condannata al pagamento di 3.600 euro di alimenti, in alternativa 3 mesi di prigione!

Valérie, che dopo il dolore e lo sconforto per la perdita dei due figli, è riuscita a rifarsi una vita, oggi ha un marito e una figlia piccola, ma è pronta ad andare in prigione, gridando al mondo non più soltanto il suo dolore, ma anche la rabbia, ormai condivisa da migliaia di genitori non tedeschi, contro questa Europa che continua a permettere alla Germania di commettere tali barbarie!!!

In Francia già un altro papà, Lionel, aveva scelto la prigione, pur di non sottomettersi ai diktat di uno Stato che gli aveva fatto sapere, tramite il lungo braccio del suo Jugendamt, che avrebbe dovuto pagare per i due figli di cui non sapeva nulla da anni fino a quando non ne avesse ricevuto “il loro certificato di morte”.

In Italia la dott.ssa Colombo, i cui figli sono stati mandati in Germania sulla base di una traduzione dolosamente falsificata e scientemente germanizzati (qui lo Jugendamt era in famiglia, nella persona dell’ex-cognato), si è vista condannare al pagamento di 2.060 euro mensili (più di quello che guadagna), dopo aver scontato una condanna penale di quasi due anni.

Quanto ci vorrà ancora per capire che il problema non è familiare né giuridico, ma politico e soprattutto di dignità nazionale?

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Dott.ssa Marinella Colombo

Membro della European Press Federation - Responsabile nazionale dello Sportello Jugendamt, Associazione C.S.IN. onlus - Membro dell’Associazione Enfants otages

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