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In attesa di Giustizia: fine processo mai

Di recente, commemorando il disastro ferroviario occorso nove anni fa a Viareggio, il Ministro della Giustizia ha chiesto scusa perché lo Stato doveva fare la sua parte a tutela delle vittime e dei famigliari superstiti mentre già incombe l’ombra della prescrizione su una parte dei reati ed affermando che non dovranno più esserci tragedie di fronte alle quali lo Stato non accerti la verità.

Va detto subito, con riferimento a quel disastro, che con la sentenza del 31.01.2017 il Tribunale di Lucca ha accertato la verità processuale e che la responsabilità civile e patrimoniale degli imputati condannati non potrebbe subire alcuna conseguenza dalla eventuale prescrizione che, al limite, preclude la possibilità di irrogare una pena detentiva ma non la dichiarazione di una colpa, con tutto quello che ne consegue almeno sul piano civilistico.

Il Guardasigilli ha anche pubblicamente dichiarato che dalla riforma della prescrizione (un disegno di legge a firma Cinque Stelle c’è già) vuole dare il nome “Viareggio” o “Viareggio Bis” per ricordare le persone che hanno perso la vita nella tragedia di cui si parla.

In verità, la legge persegue interessi generali dei cittadini che sono tutti uguali di fronte ad essa e nessuna legge potrà mai essere intitolata ad un fatto di cronaca…e una disciplina sulla prescrizione già molto restrittiva esiste già: ne abbiamo parlato in passato, basti pensare che una rapina, anche una banale (per quanto il crimine non lo sia mai per davvero) per poche decine di euro a un edicolante o a una farmacia, senza che nessuno si faccia male, può arrivare alla soglia del mezzo secolo prima di prescriversi.

Un inasprimento della normativa rischia non solo di superare la soglia del ridicolo ma di vanificare il principio costituzionale di ragionevole durata del processo, posto che la conseguenza ovvia sarebbe l’accantonamento di tutti i processi ritenuti privi di significativa priorità a vantaggio di altri selezionati senza controllo dalle Procure e dai Tribunali  tra i rispettivi carichi di lavoro.

La recente proposta in materia della maggioranza prevede che sia sufficiente il solo rinvio o giudizio o la sentenza di primo grado, per qualunque reato,  perché anche il più marginale, diventi imprescrittibile: e ciò non è accettabile, soprattutto in un sistema dove, percentualmente, la causa principale di rinvii delle udienze è determinata da inefficacia delle citazioni dei testimoni del Pubblico Ministero o la loro mancata presentazione o altri incidenti di percorso dovuti alla disorganizzazione (risultante da indagine Eurispes).

E valga un esempio, personale, recente e per nulla unico: lunedì 23 luglio avevo un’udienza fissata a Trani per un processo di corruzione e turbativa d’asta e – considerati precedenti problemi verificatisi – ho contattato un Collega del posto per una verifica, puntualmente fatta di venerdì in cancelleria con conferma che l’udienza si sarebbe tenuta regolarmente…e invece no! Perché giunto a Trani mi sono sentito dire che uno dei Giudici del Tribunale stava per essere trasferito e lo si doveva sostituire con un altro: rinvio, senza fare nulla, a novembre 2018. Possibile che la circostanza non fosse nota due giorni prima, al netto del week end?Un po’ come quell’altra volta che andai fino a Roma per verificare che uno dei Giudici aveva preso ferie e il processo non si sarebbe celebrato per questo motivo. E potrei continuare.

Se così funziona il nostro apparato giudiziario, non sarà una la riforma prevista della prescrizione a renderlo più efficiente: il risultato sarà quello richiamato nel titolo, con buona pace dell’attesa di Giustizia.

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