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Ancora troppe lacune sul ruolo di donne e bambini nello stato islamico

“Donne e minori sono pronti a svolgere un ruolo significativo nel portare avanti l’ideologia e l’eredità dell’IS dopo la caduta fisica del suo califfato verso la fine del 2017”. E’ quanto emerge dal rapporto del dipartimento di studi di guerra del King’s College di Londra del 23 luglio, secondo il quale  il numero di donne e minori che ritornano in Europa dallo Stato islamico in Iraq e in Siria è molto più alto di quanto si pensasse. Sembra infatti che un quarto dei circa 41.490 cittadini di tutto il mondo che hanno aderito allo Stato islamico tra aprile 2013 e giugno 2018 siano donne e minori e, sempre  secondo il rapporto,  per minori bisogna intendere neonati (0-4 anni), bambini (5-14 anni) e adolescenti (15-17 anni). L’Europa occidentale, rispetto a tutte le altre regioni del mondo, ha visto la seconda percentuale più alta di rimpatriati femminili e di minorenni fino al 55%, mentre l’Europa dell’Est ha registrato il 18%. La maggior parte dei rimpatriati dello stato islamico dell’Europa occidentale è finita nel Regno Unito, seguito da Francia e Germania. Delle 1.765 persone che sono note per essere tornate nell’Europa occidentale, circa il 47%, è costituito da minori e un altro 8% da donne. Le cifre però sono sottostimate perché mancano dati ufficiali dei governi. Si parla infatti anche di ‘affiliati’, non solo di ‘rimpatriati’, intendendo così tutte quelle persone che in un modo o nell’altro hanno avuto viaggiato, volontariamente o perché costretti, nelle aree occupate dallo stato islamico. Si ritiene che tali affiliati siano circa 5.904 nell’Europa occidentale, di cui circa il 25% minorenni e il 17% donne. Di questi, la maggior parte arriva dalla Francia (1.910), seguita dalla Germania al (960) e dal Regno Unito, 850. Se alcuni sono tornati, di altri non si sa nulla di certo, mentre altri ancora sono morti.  Il Regno Unito stima, per esempio, che circa il 20% dei suoi cittadini sia stato ucciso, mentre oltre il 50% è tornato. Per la Francia, si stima che il numero di minori nell’IS superi o addirittura sia il doppio di quello delle donne, con un massimo di 700 minori (compresi i bambini nati nei teatri di guerra) che dovrebbero rientrare dalla zona di conflitto. Il rapporto afferma inoltre che i paesi con la più alta percentuale di minori sono Kazakistan (65-78 per cento), Paesi Bassi (58%), Francia (24-37%); Cina (35%) e Finlandia (34%). E stima che circa 730 bambini sono nati nel califfato da cittadini stranieri di cui 566 nati solo da europei occidentali. In alcuni casi, come il Belgio, il numero di bambini nati sotto l’IS (105) è più del doppio di quello dei bambini e adolescenti (45), sottolineando così la necessità per gli Stati di prepararsi a un numero ancora maggiore di minori rimpatriati e in particolare di neonati. Se la situazione europea fornisce una serie di dati parziali, tante invece sono le lacune circa i paesi del nord Africa, così come delle zone direttamente coinvolte nel conflitto, rendendo difficile perciò avere un quadro generale della situazione.

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