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Maryan Ismail: basta trincerarsi dietro accuse di razzismo, anche l’Africa faccia la sua parte sui migranti

Maryan Ismail, sorella di Yusuf Bari Bari, ambasciatore somalo all’Onu che – come ricorda l’on. Cristiana Muscardini nel libro ‘Politeisti & Assassini (Ulisse Edizioni) fu ucciso in un attentato a Mogadiscio nel marzo 2015, contesta alla sinistra «la linea del tutto è razzismo» ed invita a «uscire dalla voglia di elevare il razzismo a scontro ideologico». In un’intervista a Il Giornale, racconta che in Italia (vive a Milano), lei ha sperimentato più volte epiteti poco rispettosi dovuti alla sua pelle («Io vivo qui da 40 anni, ma accade quotidianamente di sentire frasi del genere. Mi è successo di recente anche in tribunale, dove svolgevo un servizio di traduzione. Una signora si è rifiutata di entrare nell’ascensore in cui ero io, con una frase apertamente razzista»), ma sottolinea che occorre evitare di esasperare gli animi e fare di ogni erba un fascio: «Ogni caso deve essere valutato per quello che è».

«Non c’è stata una gestione intelligente. Io sono per accogliere tutti. Ma se accogli e lasci per strada le persone, allora non ha senso. Io critico l’ideologia che anche sul tema profughi ha prodotto mostruosità. Ideologica è stata anche la proposta dello ius soli», afferma, precisando di vedere (con rammarico) «un illuminismo razzista che ci obbliga a soggiacere a questi stereotipi, a questo gioco delle parti che si è visto anche nel caso di Moncalieri. E si fanno manifestazioni, magliette rosse, ma niente di concreto. Come con l’ideologia delle quote rosa, grandi parole e poi i vertici della sinistra sono tutti al maschile, mentre Forza Italia e Fdi hanno donne come leader e presidenti dei gruppi».

«L’accoglienza – rimarca – è una scelta, non ci sono norme che obbligano ad accogliere. L’emergenza Siria a Milano è stata gestita anche bene, con tavoli, accordi e protocolli. Passata l’emergenza dei siriani transitanti, ora in Porta Venezia con gli africani c’è una situazione allucinante, con i bambini che giocano fra i topi. Quelle famiglie arrotolano le coperte negli alberi al mattino. Coperte donate dai residenti. I poliziotti danno acqua, caramelle o magari sigarette. Ma l’assessore Majorino continua a dire che è compito del ministro Salvini intervenire. Ma allora si era mosso. Le cose vengono affrontate così».

«Io mi butterei in mare ma per fermarli quei giovani. Andrei in Libia io – non l’Europa – e andrei a dire: ridatemi i miei ragazzi. La Somalia lo sta facendo. Ma c’è il deserto. E le ambasciate non dicono niente. C’è un progetto? C’è un disegno complessivo per importare manodopera? Bene ma allora regoliamolo con flussi, norme, diritti e doveri». conclude, spiegando che Milano è meta di migranti perché «ha collegamenti di ogni tipo. E reti di passeur. Reti ovviamente informali che organizzano il viaggio. Scafisti di terra, certo e meno facili da individuare. Organizzano il passaggio con soluzioni personalizzate: tir, treno, macchina». «Il silenzio dell’Africa – torna a ripetere – è impressionante. Muoiono i figli dell’Africa e non si fa una campagna, non si fa niente. Eppure sappiamo che di povertà estrema ormai ce n’è ben poca. I governi sono moralmente collusi con le mafie dei trafficanti in questa nuova schiavitù».

 

 

 

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