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Non vogliamo uno stato invasivo ma neppure evasivo

Il cordoglio e la rabbia sono di tutti, il dolore insanabile dei parenti e degli amici, l’accertamento delle responsabilità degli organi preposti ma i morti restano morti e le nostre domande inevase come troppe volte in Italia. Se la manutenzione spetta agli enti gestori, privati nel caso di molte autostrade, pubblici per le altre strade ed autostrade, non spetta comunque ad una autorità pubblica regionale o nazionale, la verifica dello stato di ponti, cavalcavia, sottopassi e magari anche del manto stradale causa di tanti incidenti? Negli ultimi anni quante tragedie  e crolli si sarebbero evitati, dalla Sicilia alla Lombardia, e quante verifiche promesse, quanti interventi di risanamento annunciati sono stati effettivamente fatti? Non vogliamo uno Stato invasivo ma neppure evasivo e solo il controllo pubblico, quando si tratta della sicurezza e della vita dei cittadini, è in grado, o dovrebbe essere in grado, di garantire che non vi siano colpevoli irregolarità. E’ possibile immaginare che trasporti eccezionali di sostanze pericolose non viaggino di giorno in mezzo a turisti e lavoratori o che siano preceduti e seguiti da macchine di scorta? E’ possibile pensare che quando vi sono bombe d’acqua preannunciate si possano interdire strade pericolose o fare precedere il transito da una ulteriore verifica? E’ possibile, oltre al controllo delle strutture più a rischio, riprendere il problema delle scuole pericolanti e delle case costruite sui greti di torrenti che ad ogni pioggia si tramutano in fiumi di acqua e fango? E’ possibile impedire d’ora in poi la costruzione di edifici in zone a rischio? O forse è più semplice continuare a contare i morti piangendo lacrime inutili?

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