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Stati Ue in ritardo nel recepimento della direttiva per la lotta al terrorismo

Quasi la metà degli Stati membri sembra mostrare scarso interesse nell’implementazione di una direttiva dell’Ue per la lotta al terrorismo, adottata nell’aprile 2016, che prescrive di registrare i nomi dei passeggeri dei voli nella stessa Ue. I sostenitori affermano che la direttiva aiuta i servizi di sicurezza a identificare modelli comportamentali sospetti, i critici dicono che mina i diritti fondamentali e fa poco per aiutare la polizia a rintracciare i sospetti. Il responsabile della protezione dei dati personali dell’Ue, Giovann Buttarelli, ha bocciato la direttiva come “raccolta ingiustificata e massiccia di dati sui passeggeri” e il 6 settembre, il commissario europeo per la sicurezza Julian King ha detto ai deputati della commissione per le libertà civili che la Commissione europea ha ora minacciato di portare alcuni Stati dell’Ue davanti alla Corte di giustizia per non aver dato seguito al provvedimento (a metà luglio Austria, Bulgaria, Cipro, Repubblica ceca, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Slovenia e Spagna hanno ricevuto lettere di messa in mora).

L’anno scorso, la Commissione europea ha distribuito 70 milioni di euro per aiutarli a implementare la normativa, che si aggiungono ai 50 milioni di euro erogati dalla stessa Commissione dal 2013, nel periodo precedente alla direttiva (dei 50 milioni iniziali, la Francia ha ricevuto la fetta più grande: 17,8 milioni, i Paesi Bassi 5,7, l’Ungheria 5, l’Estonia quasi 5, la Spagna poco meno di 4, la Bulgaria circa 2,4, la Finlandia 2,2, il Portogallo 976.000 euro e la Romania 134.137).

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