Lettere

L’appello di Laurie Marker: stop al traffico di ghepardi in Somalia!

Riceviamo e pubblichiamo l’appello per porre fine alla traffico di ghepardi in Somalia che l’antropologa americana Laurie Marker, da anni impegnata nella difesa dei ghepardi in Namibia, dove ha creato il Chetah Conservation Fund, lancia dal sito CCF.

HARGEISA, Somaliland (7 Sept. 2018) – La dr. Laurie Marker, Fondatrice e Direttore Esecutivo del Cheetah Conservation Fund (CCF), ha rilasciato la seguente dichiarazione in data odierna, dal suo albergo di Hargeisa, dove sta fornendo cure e assistenza 24/24 ad un cucciolo di ghepardo affetto da malnutrizione e disidratazione gravi. Insieme alla sorella, il cucciolo era stato sottratto alla madre in una remota regione del Paese, e tenuto in ostaggio dagli abitanti del luogo per rappresaglia alle predazioni sul bestiame. Inoltre, la dr. Marker sta monitorando la salute di altri 6 cuccioli, confiscati ai bracconieri il 5 di agosto, vicino alla città portuale di Berbera. I cuccioli hanno un’età che va dai 3 ai 7 mesi di età, e sono ricoverati in un rifugio provvisorio. Tutti sono in grave stato di salute. In collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Rurale del Somaliland, la dr. Marker si è recata nel paese dalla Namibia, per fornire cure di emergenza agli animali.

“Il contrabbando di ghepardi e il traffico nell’Africa Orientale devono essere fermati, e devono essere fermati oggi. Le popolazioni di ghepardi selvatici in Etiopia, Somalia e Kenya settentrionale sono già state decimate, e la specie è a rischio di estinzione a livello locale. Come la maggioranza delle popolazioni restanti in Africa, i ghepardi in Africa Orientale affrontano molteplici minacce, che comprendono il conflitto umani-fauna selvatica, perdita di habitat, perdita di prede, frammentazione, e mancanza di variabilità genetica. Sottrarre singoli animali alla natura, se per rappresaglia per le predazioni o per eliminare una minaccia percepita come tale, o anche per fare traffico di animali da compagnia nel Medio Oriente, ebbene, tutto cio’ porterà solo all’ estinzione della specie. Togliere i cuccioli appena nati alla madre quando hanno poche settimane di vita è inoltre estremamente crudele. Ti si spezza il cuore a tenere tra le mani un piccolo e inerme animale che lotta affannosamente fino ad esalare il suo ultimo respiro. Lo so perchè è cio’ che ho vissuto questa settimana, quando è spirato uno dei cuccioli, nonostante i miei tentativi ripetuti di rianimarlo. Ho chiamato persino un medico, per fargli somministrare ossigeno, ma tutti i nostri sforzi sono stati vani. I cuccioli di questa età sono estremamente delicati, e non sappiamo per quanto tempo sono stati senza mangiare o bere. Nonostante le probabilità di salvezza siano minime, continueremo a lottare per la vita del secondo cucciolo. E continueremo ad aiutare i nostri partner del Somaliland contro il flagello del contrabbando di ghepardi fino a che sarà sconfitto.”

Il CCF ha lavorato per contrastare il bracconaggio e il traffico di animali fin dal 2005. Nel 2011, il CCF ha iniziato a costruire una rete in Somaliland, creando collaborazioni professionali con le autorità governative a livello locale. Da allora, il CCF ha prestato assistenza durante i sequestri, la cura e la collocazione di 49 cuccioli. Il 28 di agosto, una pietra miliare è stata la vittoria in tribunale quando 2 persone accusate di traffico di fauna selvatica sono state condannate a tre anni di prigione e ad una sanzione di 300$US – la prima detenzione per traffico illegale d ghepardi in Somaliland.

IL CONTESTO

Il traffico di ghepardi : dal Corno d’Africa alla Penisola Arabica.

Il Somaliland è una regione della Somalia, autoproclamatasi autonoma fin dal 1991. E’ diventata anche la rotta principale di transito di ghepardi catturati dell’Africa Orientale. Tuttavia, poichè non è riconosciuta come nazione indipendente, non è Parte della Convenzione sul Commercio Internazionale di Specie a rischio (CITES), il che impedisce un riconoscimento ufficiale del commercio di fauna selvatica che avviene nel Paese. Dal 2005 a questa parte, il Vice Direttore per le Comunicazioni Strategiche e il Commercio Illegale della Fauna Selvatica, Patricia Tricorache, ha compilato il database piu’ completo, a livello mondiale, sui traffici di ghepardi, operando a favore dell’interessamento di governi e organizzazioni internazionali come la CITES.

Nei territori africani, sono meno di 7500 i ghepardi selvatici, rispetto ai 100.000 di un secolo fa. Questo decremento rapido è una grande minaccia per i ghepardi, anche perchè essendo l’ottanta per cento dei ghepardi al di fuori delle aree protette, il contatto con gli umani è più ravvicinato e esacerba il conflitto, rendendoli piu’ facilmente oggetto di bracconaggio. Ogni anno, secondo le ricerche del CCF, si stima che 300 ghepardi vengono contrabbandati, soprattutto attraverso lo Yemen dal Corno dell’Africa, per essere immessi nel commercio illegale di fauna selvatica della Penisola Arabica. Molti muoiono prima di essere trasportati. Per una specie con popolazioni esigue, le perdite dovute ai traffici illegali mettono a rischio la mera esistenza del ghepardo.

Nelle zone del Corno d’Africa che sono piu’ colpite dal traffico di ghepardi vivi, la popolazione di ghepardi adulti è stimata intorno ai 300 capi, soprattutto in Etiopia e in Kenya settentrionale (non sono disponibili dati relativi a Somalia e Somaliland). I cuccioli vengono recuperati mentre la madre è a caccia. Sottratti alla madre in tenera età, questi cuccioli non potranno mai essere rimessi in libertà, non avendo appreso dalla madre le abilità per sopravvivere. I cuccioli oggetto del bracconaggio non sopravvivono, di solito, piu’di tre mesi a causa di malattie e dell’alimentazione errata. Quando sopravvivono, non superano comunque i due anni di età, sempre per lo stesso motivo.

Perchè la gente si dedica al contrabbando di cuccioli di ghepardo? Gli animali selvatici sono in cima alla lista dei desideri come status symbol negli stati del Golfo. Secondo una stima, sono piu’ di mille i ghepardi che si trovano nelle case e nelle residenze dell’Arabia Saudita, degli Emirati, in Kuwait e in Qatar, pagati migliaia di dollari, e condannati quasi tutti a morire prima dell’età adulta. Ci sono prove che confermano la provenienza di questi animali dal Corno d’Africa. Pur non accettando che si tengano ghepardi come animali domestici, il CCF si è recato piu’ volte negli Emirati Arabi Uniti per sensibilizzare al problema, organizzando seminari per veterinari e formazione per il personale accreditato degli zoo sulle cure corrette da prestare ai ghepardi. Nel dicembre del 2016, gli EAU hanno promulgato una legge che proibisce il possesso di animali esotici e pericolosi da parte di privati.

Il CCF ed i suoi partner locali hanno trasferito i cuccioli sequestrati in Somaliland nelle strutture di salvataggio nei vicini Etiopia e Gibuti. Nel 2016, il governo del Somaliland ha deciso che i cuccioli confiscati sul suolo devono restare nel Paese. Quindi, per riuscire a trovare una struttura adatta in Somaliland, il CCF ha iniziato a raccogliere risorse finanziarie a livello locale ed internazionale. Pur trovandosi attualmente in sicurezza in una casa, mancando una struttura permanente, i ghepardi richiedono le cure migliori. Nell’aprile del 2017, il CCF ha attuato un partenariato con l’International Fund for Animal Welfare (IFAW), che ha fornito dei fondi che sosterranno i ghepardi confiscati per un anno intero. Sono arrivati anche i contributi del Busch Gardens Conservation Fund, medicinali dallo Zoo di Columbus oltre al sostegno del partner tedesco del CCF, Aktionsgemeinschaft Artenschutz (AGA) e del socio del CCF nel Regno Unito. Tuttavia, è necessario ricercare soluzioni a lungo termine.

 

 

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