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Meno dollaro e più euro nelle transazioni internazionali

Lo ha dichiarato Juncker al Parlamento europeo

Lo sapevate che le imprese europee comprano aeroplani europei pagando in dollari anziché in euro? Lo ha detto Juncker, il presidente della Commissione europea, nel recente discorso sullo stato dell’Unione europea di fronte al Parlamento europeo e ce lo ricorda Paolo Raimondi, in un articolo pubblicato il 19 settembre su “Italia Oggi”. In un messaggio molto importante dal punto di vista geopolitico, messaggio che non si può ignorare e che, anzi, deve essere ricordato dopo le elezioni europee del maggio prossimo, Juncker ha detto che “l’euro deve avere un ruolo internazionale” e che “E’ già usato in vario modo da più di 60 paesi. E’ tempo che diventi lo strumento monetario di una nuova e più sovrana Europa”. Ed ha aggiunto: “E’ assurdo che l’Europa paghi in dollari l’80% della sua bolletta energetica, cioè circa 300 miliardi di dollari all’anno, quando le nostre importazioni di energia dagli Usa sono pari soltanto al 2% del totale”. Ed ha citato a questo punto l’anomalia del pagamento in dollari di aerei europei da parte di imprese europee. Il dito è stato messo correttamente sulla piaga e bisogna dare atto a Juncker d’averlo fatto con convinzione e con la volontà di modificare la situazione. Tanto la nuova Commissione, quanto il Parlamento europeo che uscirà dalle urne, non potranno più far finta che il problema della prevalenza, molte volte ingiustificata, del dollaro esiste e che va risolto tenendo conto delle nuove realtà venutesi a creare nel mondo, come la presenza dell’euro nel pagamento degli scambi internazionali e dei Brics (Associazione in economia di 5 paesi: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica). L’euro potrebbe diventare la leva per una riforma multipolare del sistema monetario internazionale. Perché ciò possa accadere, l’euro deve essere rafforzato con i necessari miglioramenti del sistema e sostenuto da una più forte e più integrata economia europea. In questo modo affiancherebbe con più efficacia le politiche del gruppo dei paesi Brics per cambiare profondamente la governance economica e monetaria del mondo, oggi ancora troppo dominata dal dollaro. Fantasia illuminata, sogni che corrono troppo? Non diremmo. Già ora i Brics operano tra loro con le rispettive monete nazionali, ma il loro peso sarebbe nullo senza una fattiva alleanza con l’Europa e senza l’euro. Le possibilità di modificare il sistema non possono prescindere da questa nuova realtà rappresentata dall’Europa e dalla sua moneta. Tra l’altro, anche l’America ci mette del suo. I conflitti commerciali continui, infatti, combinato con l’unilateralismo monetario della Federal Reserve, rischiano di mettere in ginocchio molte economie emergenti e stanno provocando importanti reazioni in tutti i continenti. La Cina, per esempio, oltre al progressivo uso  dello yuan in molti accordi commerciali internazionali, si dà da fare per scavalcare sempre più il dollaro nel settore dell’energia. Persino la più importante banca d’affari americana, la Goldman Sachs, è convinta che si stia bruscamente passando dagli investimenti stranieri in titoli americani, ai titoli cinesi in Yuan. Nei prossimi cinque anni si prevede il collocamento di titoli cinesi per un valore superiore al trilione di dollari, a scapito dei titoli di stato Usa. Inoltre, tutti i paesi che sono stati colpiti dalle sanzioni di Washington, stanno cercando un’alternativa alla moneta americana. Iran e Iraq hanno già eliminato il dollaro come valuta principale del loro commercio bilaterale. Teheran sta abbandonando la valuta americana per fare i pagamenti internazionali in euro nel settore petrolifero. Anche l’India paga il petrolio iraniano in euro. Anche la Turchia si appresta a passare ai pagamenti in valuta nazionale con i suoi principali partner commerciali come la Cina, la Russia, l’Iran e l’Ucraina. La Russia fa sapere che le sue imprese industriali utilizzeranno le valute nazionali per i pagamenti delle forniture alla Turchia. Anche i paesi petroliferi del Golfo stanno discutendo l’idea di introdurre una moneta unica. Siamo consapevoli che esistono molti ostacoli alla “dedollarizzazione”. L’instabilità dei cambi valutari e la forte svalutazione delle valute in molti paesi in via di sviluppo rispetto al dollaro e all’euro rappresentano ancora un potente freno, ma i comportamenti protezionistici Usa spingono inevitabilmente il resto del mondo alla ricerca di vie alternative al dollaro. Anche il più importante giornale economico della Svizzera, la Neu Zuercher Zeitung, le ha confermato di recente e persino gli economisti della Banca Mondiale dichiarano che ormai il processo contro il dollaro nel mondo è stato avviato e non può più essere fermato. Oggi il 70% di tutte le transazioni del commercio mondiale è fatto in dollari, il 20% in euro e il resto è diviso tra le varie monete asiatiche, in particolare lo yuan cinese. Il commercio di petrolio e di altre materie prime è fatto quasi soltanto in moneta americana. Fino a quando? Non sarà così a lungo. Ecco perché Juncker ha ragione quando auspica un ruolo internazionale per l’euro. Ma questo ruolo non cadrà dall’alto. E’ necessario che l’Europa non stia alla finestra e si decida a muoversi politicamente verso l’obiettivo suggerito dal presidente della Commissione europea.

Fonte: “Italia Oggi”del 19 settembre 2018

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