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Un selfie per sincerarsi di esistere e chirurgia plastica per diventare la foto di sé stessi

Un recente articolo di Simone Disegni, pubblicato dal magazine Sette, riporta uno studio dell’Accademia nazionale dei chirurghi facciali plastici degli Stati Uniti. Nello studio il 55% degli specialisti riferisce dell’aumento esponenziale di richieste di intervento chirurgico, per migliorare e modificare il proprio aspetto, dovuto alle foto che sono pubblicate sui Social. Non solo i selfie ma le app che consentono di modificare in meglio le foto che saranno poi postate inducono, quasi costringono, a ricercare anche un cambiamento fisico per assomigliare di più alla foto ritoccata e non provare imbarazzante incontrare qualcuno che poi dica che su internet si era  più belli che dal vivo…

Un mondo truccato, un fisico camuffato, manipolato, nascosto anche dai mille tatuaggi,l’insicurezza di sé sempre più forte, l’incapacità di riconoscersi ed accettarsi, il desiderio di essere qualcuno che non siamo.

La società dell’apparenza, delle parole postate senza rendersi conto di quello che effettivamente significano, la superficialità di pensieri ed azioni, dal vivere quotidiano di ciascuno alla stessa politica, in un’orgia di narcisismo estremo che va di pari passo con il non sapersi apprezzare in modo corretto. Il fenomeno è talmente dilagante che Disegni riporta l’allerta lanciata a Bergamo, in un congresso internazionale, durante il quale si è evidenziato come la maggior parte delle persone che chiedono un intervento chirurgico per modificare il proprio aspetto lo facciano esibendo foto di persone alle quali vorrebbero somigliare in tutto o in parte, o loro foto modificate dall’app che consente in pochi istanti di diventare molto più belli o più giovani… Altro dato allarmante che troviamo nell’articolo è dato dalla dichiarazione del vicepresidente dell’Associazione italiana chirurgia plastica ed estetica – dei circa cinquemila professionisti che eseguono interventi plastici solo 1150 sono veri specialisti… –  di fatto per troppe persone ormai la vita reale non sembra esistere se non si tramuta nel loro personale reality. Come ebbi a scrivere molti anni fa i libri ed i film sono la nostra vita negli occhi degli altri, oggi la vita normale non interessa, se non possiamo andare all’Isola dei Famosi o in qualche altro reality camuffiamo la nostra vita e mettiamo in rete la nostra operazione di chirurgia plastica. Può essere che non farsi un selfie appaia retrogrado ma certamente la mania di fotografarsi e di fotografare tutto, compreso il piatto al ristorante, denota una grande povertà  d’animo e di fantasia, o meglio ancora una vera e propria patologia e se questa patologia continua a diffondersi tra coloro che dovrebbero rappresentare, al governo o all’opposizione, le più importanti istituzioni il problema diventa sempre più grave.

Questo fenomeno di narcisismo decadente si sposa con atteggiamenti negativi di autostima. Chi non crede in sé stesso cerca di apparire diverso di fronte agli altri, per rendersi più interessante e per cercare di riempire il vuoto che la non sufficiente stima di sé crea nella propria personalità. E’ la stessa mancanza di autostima che spinge giovani e non più giovani a tatuarsi nei modi più bizzarri. Ci si convince in questo modo di essere più interessanti agli occhi degli altri e di sovrapporre la personalità dell’apparenza a quella reale e naturale. E’ uno sdoppiamento della personalità. Rimane da provare però che il fenomeno riesca a rendere più felici, o più equilibrati gli interessati a questo genere d’esperienza. Tutto sommato, crediamo che il noto “nosce te ipsum” di origine greca e fatto proprio dai latini, sia ancora oggi un monito da rispettare, in barba a tutti i modernissimi e tecnologici suggerimenti di Facebook e di Apple.

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