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Una ragazza orfana violentata anche dallo Stato

Tutte le luci della verità purtroppo nulla possono per arrestare la violenza. Ma tutti gli sforzi della violenza non indeboliscono la verità, anzi, la rafforzano

Blaise Pascal

Succedeva nella seconda metà del luglio scorso in Albania. Una ragazza orfana, che vive soltanto con la madre e la sorella ad una trentina di chilometri dalla capitale, è stata spietatamente stuprata e violentata fisicamente e psicologicamente dal suo fidanzato, una persona problematica e riconosciuta in zona per le sue bravate. La ragazza, appena ha potuto, è andata a denunciare tutto presso il commissariato di Polizia più vicino. Ma il poliziotto di turno, appena ha sentito il nome dello stupratore, ha desistito di trattare il caso. Sì, perché il ragazzo stupratore è il figlio del deputato di zona, rappresentante della maggioranza governativa. Allora la ragazza orfana e senza difesa, tranne il suo coraggio, la sua rabbia e la sua disperazione, ha provato in un altro commissariato. La stessa cosa. Poi è andata in un commissariato a Tirana, dove finalmente ha ufficializzato la sua denuncia. Ma la pratica è stata rinviata, per competenza, presso il primo commissariato. Poi tutto si chiuse lì. Questo per quanto riguarda la cronaca.

Il caso è stato denunciato allora dall’ex primo ministro. Ma la propaganda governativa, messa subito in moto, ha offuscato tutto. Poi altri scandali politici quotidiani, come sempre, hanno attirato l’attenzione, cosicché il caso della ragazza orfana avrebbe avuto la triste e drammatica sorte di chissà quanti altri casi. Ma grazie alla denuncia di un coraggioso ispettore di polizia il caso è stato riaperto la settimana scorsa. Si tratta dell’ispettore che aveva ricevuto la ragazza, dopo il trasferimento della sua pratica presso il commissariato di competenza. Lui, dopo aver sentito la ragazza, aveva contattato la procura e ha avuto l’ordine di arrestare lo stupratore. Ma niente ha potuto fare perché subito all’ufficio dell’ispettore sono piombati il padre deputato e suo fratello, insieme con il capo del gruppo parlamentare della maggioranza governativa e il sindaco della città. Mentre fuori attendevano altre persone armate. Tutto questo in un commissariato della polizia di Stato! Lo zio dello stupratore ha minacciato senza mezzi termini l’ispettore mostrandoli una pistola, se avesse cercato di arrestare suo nipote. L’ispettore ha informato subito dell’accaduto il suo superiore. Poi, non avendo avuto risposta o reazione alcuna, ha fatto lo stesso con i funzionari della Direzione Generale della Polizia di Stato. Ma anche da quegli uffici nessuna risposta o reazione. Sono arrivate ripetute, però, le minacce di morte all’ispettore. Al che egli ha scritto, chiedendo protezione per se e per la sua famiglia, al direttore generale della polizia di Stato, al ministro e al primo ministro. Come sempre, nessuna risposta. Allora l’ispettore ha deciso di fare quello che non avrebbe mai voluto fare. Avendo contro non solo il clan criminale del deputato di zona, ma anche le strutture dello Stato, egli è stato costretto il 14 settembre scorso a lasciare l’Albania, chiedendo asilo all’estero.

Questi fatti e altri ancora sono stati resi noti dall’ispettore durante un’intervista televisiva la scorsa settimana. Una dettagliata intervista fatta da un professionista. Da sottolineare che l’ispettore non è un poliziotto qualsiasi. Risulta essere una delle pochissime persone della polizia di Stato che sono state addestrate per essere infiltrate in operazioni speciali di polizia. Cosa che lui ha fatto con successo in precedenza. Ed è stato grazie alla sua professionalità, alla sua integrità morale e al suo coraggio, che il caso della ragazza orfana e indifesa è stato riaperto, attirando tutta la dovuta attenzione pubblica e mediatica.

I rappresentanti della maggioranza governativa, la sua potente propaganda insieme con i soliti opinionisti mercenari, trovandosi impreparati di fronte a tutto ciò, hanno reagito in maniera disordinata. Il primo a farlo è stato il capo del gruppo parlamentare della maggioranza, allo stesso tempo anche segretario generale del partito guidato dal primo ministro. Lo ha fatto perché l’ispettore lo ha nominato come una delle persone presenti mentre veniva minacciato nel suo ufficio. Come suo solito, lui ha mentito spudoratamente, per poi negare, senza batter ciglio, la sua precedente dichiarazione pubblica con un’altra successiva che non reggeva. Perché una data in un suo status, portato come prova, non lasciava dubbi. Si è verificato per l’ennesima volta quanto dice la saggezza popolare, secondo la quale chi si scusa si accusa. Poi sono entrati in gioco la propaganda governativa con i suoi pezzi grossi. Ma non potevano nascondere la verità e non potevano annebbiare i fatti documentati che non lasciavano dubbi. Durante questi ultimi giorni sono state tante le agghiaccianti novità, dalle quali risulta che la ragazza orfana è stata stuprata non solo dal figlio del deputato, ma anche dallo Stato. Costretti dagli sviluppi degli ultimi giorni, domenica scorsa finalmente hanno arrestato lo stupratore. Ma soltanto per molestia. E, tutto sommato, hanno già preparato la sua liberazione. Proprio lui che nel frattempo girava indisturbato e armato, nonostante dovesse essere arrestato. Perché si sentiva intoccabile. E lo era, se non fosse stato per le dichiarazioni del coraggioso ispettore, ora in esilio.

Ma quello che irrita e offende l’intelligenza, in tutto questo caso, è l’atteggiamento del primo ministro. Dopo un silenzio iniziale, ha attaccato con la sua solita arroganza il coraggioso ispettore, chiamandolo farabutto. Proprio come ha fatto tre anni fa, il 16 settembre 2015, con un altro coraggioso commissario di polizia, anche lui ora in esilio all’estero, perché minacciato di morte. Proprio quel commissario che per primo ha denunciato il coinvolgimento diretto dell’ex ministro degli Interni, delfino del primo ministro, nel traffico internazionale degli stupefacenti. Adesso quel ministro è indagato. Il primo ministro ha fatto lo stesso come quando l’ex primo ministro denunciava in Parlamento l’uso degli aerei per il trasporto delle droghe. Alloro il primo ministro ha cercato di ridicolizzare, chiamando zanzare gli aerei. Il tempo però ha dimostrato che le “zanzare” del primo ministro trasportavano veramente e indisturbate droga verso le coste italiane. E l’elenco delle bugie del primo ministro, smentite in seguito, è lungo. Ma lui, per il momento, se ne infischia altamente, perché sa di controllare tutto e tutti, grazie alla connivenza con la criminalità organizzata. Chissà però fino a quando?!

In questi giorni chi scrive queste righe ha pensato, tra l’altro, anche agli inchini mafiosi in Italia, con i quali la mafia pretende rispetto e devozione dai cittadini. Ma in quei casi le forze dell’ordine intervengono e fanno il loro dovere. Mentre in Albania sono le forze dell’ordine che si inchinano di fronte al potere occulto. Si inchina lo Stato! L’inchino in Albania assume, perciò, un aspetto diverso. Quello in cui le forze dell’ordine si mettono al servizio dei potenti, familiari e parenti compresi, per coprire le loro malefatte di ogni genere. Grazie al coraggio di un ispettore di polizia, questa grave realtà si è evidenziata di nuovo. Ma purtroppo questa volta una ragazza orfana e indifesa è stata violentata anche dallo Stato. Dallo stesso Stato che doveva proteggerla e che invece ha protetto il suo stupratore.

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