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L’Ue studia come dirottare i richiedenti asilo in Marocco e Tunisia

Gli Stati della Ue stanno facendo pressioni affinché il Marocco e la Tunisia entrino in un elenco di cosiddetti “paesi terzi sicuri” sui quali scaricare le persone che chiedono asilo. La mossa sembra legata a piani in fase di stallo per la creazione di centri nei Paesi che circondano il Mediterraneo per accogliere in mare migranti salvati sbarcati.

Il concetto di paese terzo sicuro implica che i dispacciatori di persone, indipendentemente dalla nazionalità, tornino ai luoghi in cui hanno inizialmente transitato. Significa, per esempio, che un africano sub-sahariano che ha viaggiato attraverso il Marocco per raggiungere l’Europa potrebbe essere rimandato in Marocco per far sì che il suo caso di asilo venga ascoltato.

La Commissione europea ha incaricato l’agenzia di asilo di sostegno dell’Ue (Easo) di contribuire alla stesura di un elenco di paesi terzi sicuri per conto degli Stati dell’Unione. L’elenco comprende Montenegro, Serbia, ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Turchia, Tunisia, Marocco e Ucraina. Una lettera di inizio agosto scritta da Paraskevi Michou, che all’inizio di quest’anno ha assunto la direzione del ramo migratorio della Commissione, chiede al direttore esecutivo ad interim di Easo, Jamil Addou, di raccogliere informazioni “pertinenti per valutare se questi paesi possano essere designati come paesi terzi sicuri a livello dell’Unione”.

L’iniziativa ha però suscitato anche irritazione, dato che l’agenzia con sede a Malta non ha il mandato legale di effettuare tali valutazioni. «Si tratta di una questione altamente politica e in base all’attuale regolamento non fa parte del mandato dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo», ha dichiarato Martina Anderson, eurodeputata irlandese con il gruppo Sinistra/Gue, in una riunione della commissione al Parlamento europeo.

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