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In attesa di Giustizia: errare humanum est

Il dogma della infallibilità su questa terra può riferirsi solo al Pontefice: nel mondo della Giustizia le cose vanno diversamente e – non a caso – il nostro sistema prevede tre gradi di giudizio che, a parere di alcuni, sono troppi ed ingiustificati, reclamando la soppressione di quello di appello.

A sproposito, i cultori della riduzione delle garanzie processuali citano gli esempi di altri Paesi: di solito gli Stati Uniti dove non è affatto vero che l’ordinamento preveda meno possibilità di impugnazioni rispetto al nostro; se mai, è proprio il contrario con l’unica differenza che oltreoceano i processi sono tutti con giuria (anche quelli di natura civile) che pronuncia un verdetto, cosa molto diversa da una nostra sentenza perché non ha una motivazione in fatto e diritto che segua la decisione. In appello, però, ci si va eccome: essenzialmente per violazioni della procedura in cui è incappato il Giudice che ha diretto il dibattimento, ma anche per altri motivi tra cui persino la dimostrata inadeguatezza della difesa.

La ontologica fallacia della giustizia degli uomini non può, dunque, prescindere dalla facoltà attribuita all’accusato di difendersi facendo riesaminare il proprio caso da Giudici di grado superiore, fosse anche solo perché ciò che si lamenta è una pena eccessiva.

Proprio di innalzamento delle pene si sente parlare ultimamente sempre più spesso come se fosse la panacea di tutti i mali, la facile risposta con rimedio dissuasivo ad istanze securitarie sempre più avvertite – non meno che sollecitate, soprattutto in un clima di permanente campagna elettorale – nella opinione pubblica.

I numeri, però, se parliamo di riduzione dei gradi di giudizio, non mentono e dicono qualcosa di differente che dovrebbe far riflettere tanto il popolo dei giustizialisti quanto il legislatore laddove volesse assecondare anche questa pulsione forcaiola.

Ogni anno in Italia vengono riconosciuti oltre un migliaio di risarcimenti per ingiusta detenzione; tradotto: è la riparazione economica per chi abbia subito una carcerazione preventiva salvo poi essere assolto. A prescindere dal fatto che, con una infinità di stratagemmi argomentativi (volti essenzialmente a limitare i danni per le esauste casse dello Stato) non tutte le prigionie rivelatesi ingiustificate ottengono un ristoro, quei numeri dicono che mediamente ogni otto ore viene arrestato un innocente.

A questi casi si aggiungono gli errori giudiziari che sono qualcosa di diverso e ancora più grave: riguardano chi abbia subito un processo riportando una condanna definitiva successivamente sottoposta a revisione per il sopravvenire di prove a discarico di un imputato che, nel frattempo, ha scontato anche molti anni di carcere, privato della propria famiglia, lavoro, dignità oltre che della libertà.

L’errore giudiziario, spesso, esprime la superficialità delle investigazioni che – per disposto normativo – il Pubblico Ministero dovrebbe (ma non fa praticamente mai) svolgere anche in favore dell’indagato e invece sono orientate a senso unico in ottica colpevolista.

Può essere forse utile un passaggio dal sito errorigiudiziari.com per capire meglio di cosa si stia parlando senza che sia necessario passare in rassegna (ne basta qualcuno come esempio) le centinaia di casi di errori giudiziari ricordati.

Serve un momento di riflessione su una Giustizia che non ha certo bisogno di un ulteriore perimetro alle garanzie, trasformata da categoria dello spirito, comportante vincoli etici e indicazioni culturali inderogabili in un mezzo tecnico di difesa collettiva ritenuto tanto migliore quanto più drastico nella sua efficienza.

 

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