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Chi mente e chi controlla chi e cosa?

Nel paese della bugia, la verità è una malattia.
Non ha vaccino, non ha cura e neanche a metri si misura.
La verità è presagio solo di buona sorte e ai bugiardi
non rimane che tenersi il naso lungo o le gambe corte.

 Gianni Rodari

Coloro che hanno governato durante gli ultimi anni in Albania hanno mentito spudoratamente e senza sosta. Ma purtroppo ha mentito consapevolmente il primo ministro, sempre, ovunque e su tutto. Ha mentito anche quando ha chiesto supporto elettorale agli albanesi nel 2013, promettendo mare e monti. E anche la luna. Le sue bugie e i suoi inganni hanno avuto delle gravi ripercussioni nella vita pubblica del paese. Sta mentendo anche in queste ultime settimane, dopo allarmanti scandali, che ormai sfuggono dal suo controllo. E con lui stanno mentendo, in pieno panico, anche i suoi luogotenenti e la maggior parte dei media da lui controllati.

Circa due settimane fa sono state rese pubbliche in Albania alcune intercettazioni, dalle quali si testimoniava la connivenza della criminalità organizzata con alti esponenti politici, molto vicini al primo ministro. Tutto ciò grazie ad una vasta operazione di polizia, chiesta e coordinata dalle strutture specializzate tedesche, statunitensi e di altri paesi europei. Sono stati arrestati alcuni noti trafficanti di stupefacenti. Tra loro anche due ex deputati della maggioranza del primo ministro. Altri, purtroppo, sono riusciti a sfuggire. Le cattive lingue dicono che qualcuno è stato protetto dalle strutture statali. E tra quelli anche politici molto altolocati.

Quell’operazione è stata subito considerata un successo sbandierato e applaudito sia dal primo ministro, che dal ministro degli Interni. Ma alcune intercettazioni telefoniche, “stranamente” rese pubbliche in seguito, hanno rovinato la festa. Mentre altre intercettazioni, alcune settimane fa, hanno sgretolato degli scenari, concepiti dalla propaganda del primo ministro e messi in atto dalle strutture specializzate dello Stato. Scenari che dovevano ridicolizzare un precedente scandalo del maggio scorso, che vedeva coinvolto il fratello del ministro degli Interni. Scenari che invece, hanno dimostrato la falsità della propaganda governativa e hanno messo in difficoltà sia il primo ministro, che il ministro degli Interni. Ma dopo il successo della sopracitata operazione di polizia, coordinata dai servizi segreti stranieri, il ministro degli Interni ha avuto il suo momento di gloria. Ma che, purtroppo, non ha potuto goderlo per molto. Forse perché, con l’operazione e gli arresti, aveva “osato” troppo, pestando i piedi di persone molto potenti del mondo di mezzo. E quelli non scherzano.

Sabato scorso, il 27 ottobre, inaspettatamente, è stata diffusa la notizia delle dimissioni del ministro degli Interni. Si, proprio di lui, che ancora paventava i risultati e godeva del successo della sopracitata operazione di polizia. Sabato 27 ottobre, di buon’ora, è stato il primo ministro albanese ad annunciare, via Twitter, che il ministro degli Interni aveva rassegnato le sue dimissioni. Un modo nuovo per annunciare avvenimenti di questo genere! Di regola lo doveva fare il ministro dimissionario e con una dichiarazione pubblica e ufficiale.E invece no. Il primo ministro informava di aver accettato le dimissioni del ministro e lo ringraziava “per il prezioso contributo”. Ha anche indicato il successore, del quale era sicuro che “porterà una nuova energia positiva” E pensare che fino a pochi giorni fa, il ministro dimissionario era sotto le luci della ribalta e il campione del successo della “Polizia che vogliamo”!

Solo alcune ore dopo, il ministro dimissionario ha confermato la notizia, anche lui con un messaggio su Facebook. Viviamo ormai nell’era dei messaggi in rete! Ma come se non bastasse, “stranamente”, il messaggio iniziale del ministro è stato in seguito sostituito da lui, con una “piccola modifica” però. Piccola ma molto significativa. Un giallo dentro il giallo. Perché la “piccola modifica” riguardava il tempo nel quale il ministro aveva rassegnato le sue dimissioni. Nel primo messaggio era chiaramente scritto “con la mia volontà avant’ieri ho rassegnato al primo ministro le mie dimissioni”. Mentre nel successivo e modificato messaggio tutto era identico, tranne la cancellazione della parola “avant’ieri”. In seguito non sono mancati neanche i messaggi in codice tra i due diretti interessati. Il perché lo sa il ministro dimissionario e il primo ministro, conoscendo benissimo anche le vere ragioni delle dimissioni, se veramente di “volontarie dimissioni” si tratta, oppure di rimozione dall’incarico. O forse, come dicono alcune cattive lingue, lo sanno soprattutto i poteri occulti, criminalità organizzata compresa. Secondo le cattive lingue il ministro è stato rimosso dall’incarico perché aveva fatto quello che non doveva fare, urtando gli interessi del mondo di mezzo. Nel frattempo si continua a mentire e ad ingannare l’opinione pubblica con delle versioni appositamente fabbricate dalla affannata propaganda governativa.

Comunque, ad oggi, sia il ministro che il primo ministro non hanno dato alcuna spiegazione sulla ragione delle “dimissioni volontarie”. E lo dovevano fare, perché è un obbligo istituzionale, in rispetto della trasparenza. Un fatto questo che non è sfuggito all’attenzione pubblica e a quella di alcuni media internazionali che hanno riferito sul caso. Chissà perché?!

Da sottolineare che il ministro dimissionario è stato sempre accusato, sia per il suo passato durante la dittatura, che per la copertura che ha fatto al suo fratello trafficante internazionale di stupefacenti. Ma anche per il suo operato in questi ultimi anni, compreso quello come presidente della commissione parlamentare per la riforma della giustizia. Riforma che ormai risulta un clamoroso fallimento (Patto Sociale n. 285; 302; 307; 311 ecc.).

Per la cronaca, sabato 27 ottobre, il presidente della Repubblica ha decretato le dimissioni del ministro degli Interni. Mentre sabato 3 novembre ha rifiutato ufficialmente di decretare il suo successore, scelto e indicato con insistenza dal primo ministro. Senza dare ulteriori spiegazioni. Anche in questo caso, chissà perché?! Sarà forse un nuovo scontro?!

Chi scrive queste righe è convinto che un primo ministro responsabile non avrebbe mai scelto e chiesto di decretare come ministro una persona, il cui fratello è stato condannato per traffico internazionale di stupefacenti. E soprattutto, dopo che anche il suo predecessore aveva “rassegnato le dimissioni” per coinvolgimento e favoreggiamento del traffico illecito della cannabis. Come mai e chissà perché non ha avuto altre scelte da fare?! Ma anche se non fosse stato informato, cosa molto improbabile, un primo ministro responsabile avrebbe allontanato il ministro degli Interni a maggio scorso, quando era stato reso pubblico lo scandalo delle intercettazioni del fratello. Lo avrebbe fatto anche alcune settimane fa, quando è stato sgretolato e discreditato il gioco con “l’attore infiltrato”. Ma non lo ha fatto. Ha invece mentito e ingannato continuamente e spudoratamente.

Parafrasando Gianni Rodari, si potrebbe dire che nel paese del crimine e della corruzione, l’onestà e l’integrità morale sono delle malattie. Mentre in Albania non si sa chi mente e chi controlla chi e cosa. Una cosa è certa però: che la criminalità organizzata è diventata sempre più forte e onnipresente.

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